di Anna Bembo
Avellino è l’unico capoluogo campano a non avere più una stazione ferroviaria funzionante. Da oltre dieci anni il collegamento ferroviario è di fatto inesistente: i cittadini viaggiano solo in pullman, mentre i progetti di elettrificazione della tratta Avellino–Benevento e del collegamento con Salerno sono rimasti fermi sulla carta.
Eppure i fondi ci sono, e sono enormi. Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono quasi 300 miliardi di euro gli investimenti destinati a livello nazionale alla rete ferroviaria, di cui oltre la metà già stanziati. La Campania da sola riceve 23,4 miliardi, seconda soltanto a Calabria (prima con 34,5 miliardi), Piemonte, Lombardia e Sicilia, con impegni fortissimi sull’Alta Velocità Napoli–Bari e Salerno–Reggio Calabria. E allora la domanda è inevitabile: perché Avellino non deve beneficiare di questa pioggia di miliardi?
Il paradosso è ancora più evidente se si considera che erano stati stanziati 230 milioni di euro per l’elettrificazione della Avellino–Benevento, intervento annunciato da anni e mai partito, con la promessa di concluderlo entro il 2021. Oggi, nel 2025, i lavori restano bloccati.
Intanto la città paga un prezzo altissimo. Circa 5.000 studenti irpini raggiungono ogni giorno l’Università di Salerno a Fisciano, mentre il 28% degli iscritti all’Università del Sannio proviene dalla provincia di Avellino: per loro, e per migliaia di pendolari, la mancanza del treno significa tempo perso, costi più alti, disagi quotidiani.
Le associazioni e i cittadini non intendono più aspettare: la petizione “Ridateci il treno” ha già raccolto oltre 5.000 firme. Nell’assemblea pubblica di Rione Ferrovia, pendolari e realtà associative hanno ribadito la richiesta: riaprire subito la tratta Benevento–Avellino–Salerno, anche con treni diesel o ibridi in attesa dell’elettrificazione, e garantire un collegamento stabile con le stazioni AV di Napoli e Afragola.
“I cittadini sono stanchi di promesse e attese senza fine – denuncia Claudio Petruzzelli, uno dei promotori –. Il rilancio di Borgo Ferrovia non può essere solo uno slogan buono per la campagna elettorale. La grande partecipazione di oggi dimostra che la richiesta di migliaia di cittadini non può più essere ignorata”.
Alla mobilitazione hanno partecipato anche rappresentanti politici. Maurizio Petracca ha parlato del 2026 come nuova data di fine lavori, dopo continui rinvii. Vincenzo Ciampi ha puntato il dito contro la politica regionale, accusando la giunta De Luca di aver fallito sul tema dei trasporti.
La protesta però non si ferma. Le associazioni annunciano nuove iniziative pubbliche e chiedono a gran voce un confronto diretto con Regione Campania e Rfi. L’obiettivo è trasformare la mobilitazione in una piattaforma di proposte concrete.
Perché Avellino non può restare un capoluogo senza treno, mentre l’Italia investe miliardi per la mobilità del futuro.



