E’ dedicato a “Giganti rosse” di Riccardo Giacconi il nuovo appuntamento promosso dal Cinecircolo Santa Chiara, in programma questo pomeriggio, alle 18, nel salone dell’Ipogeo della chiesa di Costantinopoli. La pellicola si inserisce nel progetto di politica culturale “I fantastici 4”, nato dalla volontà di sostenere film che fanno fatica ad essere distribuiti nelle sale italiane. “Sono film – si legge nelle note di presentazione del progetto – che non arrivano in sala, perché per arrivarci devi dimostrare di avere un pubblico facilmente quantificabile, riassumibile in un target, prevedibile e previsto. Un pochino uniformante, non credete? I film che abbiamo scelto lo possono trovare, un pubblico. Ne siamo certi. Li aiuteremo. Li sosterremo. Sono fatti con poco, a livello di budget, ma con tanto per quanto riguarda l’inventiva, l’immaginazione, la messa in discussione delle forme, la capacità di pensare un cinema diverso. Sono opere sorprendenti, che sfidano il realismo imperante, che sovvertono le regole, opere che cercano la crisi, la provocazione, il paradosso”. Un esempio è “Giganti rosse” di Riccardo Giacconi, vincitore al TFF 2023, sezione doc italiani, un film che sembra un documentario di famiglia, ma è in tutto e per tutto un fulminante giallo sul contemporaneo, su ciò che è autentico e cosa no, su cosa scegliamo di credere e cosa dimenticare.
Giacconi, docente di cinema, studi a Venezia, Parigi e New York, regista e artista, da tempo realizza lavori compresi tra il documentario e la finzione, lasciando allo spettatore il ruolo non facile di testimone e giudice insieme. In questo suo film, vincitore al TFF 2023 come Miglior documentario italiano (ma sarà tutto vero ciò che si vede? E un documentario deve per forza essere tutto vero?), c’è una giovane madre con il suo bambino che deve registrare un audiolibro dai Racconti di Walter Benjamin ed è costretta a condividere un piccolo appartamento con la madre, la sorella e il fratello tornato dall’estero (siamo nelle Marche, terra di Giacconi), che invece di rendersi utile passa il tempo a filmare ogni cosa… Dalle discussioni riprese sul balcone, in cucina, a un certo punto anche origliate attraverso un babyphone, affiora un vecchio episodio di violenza in cui tutti furono in coinvolti e che ancora chiama in causa le responsabilità di ciascuno. Sembra tutto vero, e forse lo è, se non fosse che altri racconti ascoltati nel film dalla voce dei personaggi (o sono persone vere?) sono palesemente finti, tratti da un romanzo di McEwan, per esempio, o da un film di Petzold. All’inizio e alla fine c’è pure qualcuno che dice che «non abbiamo le nostre storie» e che «non esiste più la narrazione». Eppure il film non fa altro che narrare la vita, vera o falsa sia, ribadendo la necessità universale del racconto come modo per dare una cornice e un senso alla realtà.




