Avrebbe derubato gli oggetti sacri e l’oro votivo delle comunità per rivendere tutto a un compro oro e una gioielleria. Il ricavato, circa 34mila euro, sarebbe stato inviato ad altre persone in Indonesia. Di questo è accusata Suor Bernadette che ha chiesto di patteggiare la pena di 3 anni e 4 mesi suor Bernadette. Era in Tribunale a Benevento, questa mattina, l’ex madre superiora di 46 anni di origini indonesiane, percui il pm del Licia Fabrizi ha chiesto per lei il rinvio a giudizio per furto aggravato e ricettazione.Per i legali della suora, gli avvocati Corrado Cocchi e Giovanni Bartoletti, la richiesta di patteggiamento dimostra il pentimento per la vicenda in cui è rimasta coinvolta, per la quale ha avviato un percorso di redenzione.
L’inchiesta ha fatto emergere la sottrazione di oggetti votivi, oro e preziosi provenienti da più parrocchie della Diocesi di Ariano e Lacedonia. Che suor Bernardette, madre superiora della Congregazione delle suore dello Spirito Santo, avrebbe portato via dal caveau. La religiosa, tramite i suoi legali, sostiene che sarebbe stata indotta a sottrarre gli oggetti preziosi perchè plagiata da un uomo che vive all’estero, di cui non si conoscono le generalità. Una vicenda per la quale era finita agli arresti domiciliari, per poi passare all’obbligo di dimora a Roma.Anche il vescovo Sergio Melillo era in aula, lui e nove parroci di Bonito, Castel Baronia, Savignano Irpino, San Sossio Baronia, Ariano Irpino, Carife, Zungoli hanno chiesto di costituirsi parti civili con l’avvocato Carmine Freda e altrettanto hanno fatto, con l’opposizione delle altre parti, alcuni cittadini riuniti in un comitato, a Bonito con gli avvocati Antonella Fiorillo e Ida Lanzone. A decidere, il 30 gennaio, anche sul patteggiamento, sarà il giudice.
La prima denuncia era stata fatta dal Comitato parrocchiale di Bonito, dopo aver verificato che mancavano 8 chili d’oro e 54 gioielli della chiesa. Poi sono arrivati gli altri esposti da parte di parroci che poi si sono costituiti parte civile nel procedimento.
In totale, sarebbero stati rubati 13 chili d’oro, gioielli e una reliquia di San Nicola. Per un totale stimato di circa 80mila euro. Ma la somma, secondo gli investigatori, sarebbe molto più alta. Parte della refurtiva, alcuni orecchini e medaglie d’oro, una medaglia fusa in un lingotto, sarebbe stata venduta a un negozio di «compro oro» incassando oltre 34.500 euro. Il ricavato della vendita di questi preziosi, come probabilmente di altri, sarebbe addirittura finito su conti all’estero.
Altri gioielli e bracciali erano stati ritrovati nella stanza occupata dalla madre superiora ad Ariano Irpino e a San Cesareo, in provincia di Roma. Inoltre, gran parte dei proventi sarebbero stati trasferiti in Indonesia, utilizzando i documenti di identità di cinque persone, per un importo complessivo trasferito di circa 94mila euro.



