Una lezione che continua a parlare al nostro tempo, attraverso un cinema capace di farsi racconto della società, alternando generi e linguaggi. E’ la chiave della modernità di Ettore Scola, ricordato a dieci anni dalla morte dal Cinecircolo Santa Chiara, dal Centro studi cinematografici e dall’associazione Insieme per Avellino, nel salone della Chiesa di Costantinopoli. Una lezione, come sottolineano Alfonso Bruno del Centro Studi Cinematografici e Pasquale Luca Nacca di Insieme per Avellino, che abbraccia la passione civile e l’impegno che hanno sempre guidato Rita Ucci, che a Scola volle dedicare una retrospettiva ‘L’ora blu” nell’ambito delle iniziative promosse dal Circolo Ricreazione. Mentre Andrea Gennarelli del Cinecircolo Santa Chiara pone l’accento sulla necessità di salvaguardare la memoria e continuare a promuovere un cinema che guardi al reale attraverso iniziative come queste. E’ Cecilia Valentino a sottolineare come “l’azione di Rita si inseriva in una clima cittadino di forte fermento culturale legato a rassegne come il festival Laceno d’oro, diretto da Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio, a riviste come Quaderni di Cinemasud. Con Rita ho condiviso l’impegno politico e culturale, dalla battaglia per il referendum sul divorzio al rinnovamento della scuola che si apriva a linguaggi come teatro e cinema. Rita ha sempre creduto come me nel potere del cinema di parlare ai giovani. Fino alle battaglie per l’Eliseo perchè fosse restituito alla città e diventasse una sala cinematografica aperta ai giovani”. E non nasconde la propria amarezza per uno spazio che continua a non essere valorizzato in maniera adeguata “A parte iniziative nate per gettare fumo negli occhi, mi sembra che l’Eliseo sia ancora uno spazio avulso dalla comunità, che fa fatica ad essere parte integrante del tessuto sociale e culturale”. E’ quindi Ciro Borrelli a ricostruire il percorso di Scola, nato a Trevico ma poi trasferitosi a Roma, dove il padre si era trasferito per lavorare come medico, partito dalla collaborazione al Marc’Aurelio come fumettista “Si avvicinerà al cinema attraverso la frequentazione delle sale romane, per poi cominciare a scrivere sceneggiature per registi come Maccari e Pinelli, negli anni in cui, terminata la stagione del neorealismo, cominciava ad affermarsi la commedia all’italiana, di cui sarà tra i grandi protagonisti. Dal ‘Sorpasso’ con Maccari a ‘Riusciranno i nostri eroi’, da ‘Dramma della gelosia’ a ‘Se permette parliamo di donne'”. Alfonso Perugini, docente all’Unicusano, si sofferma sulla capacità di Scola di cimentarsi in generi diversi, dalla commedia in “Riusciranno i nostri eroi” con Sordi al racconto dell’emigrazione dei giovani meridionali al Nord in “Trevico-Torino. Viaggio nel FiatNam”, in cui fonde scene reali e di finzione e denuncia la sofferenza, l’emarginazione e le illusioni tradite che accompagnavano l’inserimento in una nuova realtà, fino a “C’eravamo tanto amati” in cui la storia dei tre giovani, ex partigiani, le cui vite seguiranno traiettorie diverse, diventa l’occasione per ripercorrere i primi trent’anni del secondo dopoguerra. O ancora ‘La terrazza’ che chiude la stagione della commedia all’italiana in cui coglie le contraddizioni della sinistra, attraverso il racconto di un gruppo di intellettuali in crisi. Senza dimenticare la sua capacità di lasciare il segno anche nello stile cinematografico con l’uso dei piani sequenza che sarà ripresa da numerosi altri registi. Un percorso, quello di Scola, che intreccia quello di Marcello Mastroianni, attore da lui amatissimo e Federico Fellini che in “C’eravamo tanto amati” appare nel ruolo di sè stesso, alle prese con le riprese de “La dolce vita”, a cui renderà omaggio con ‘Che strano chiamarsi Federico’ e quello di Massimo Troisi, di cui seppe valorizzare le doti di attore drammatico con film come “Splendor”, “Che ora è”, “Capitan Fracassa”.






