di Felice Santoro
Perché Dio irrompe e sconvolge la vita di una coppia formata da Maria e Giuseppe? Già vi era stato il contratto di matrimonio e, secondo la legge del tempo, dopo un anno si poteva passare alla coabitazione. E intanto i due assaporavano un futuro insieme, avrebbero desiderato dei figli e Giuseppe sarebbe stato più sereno e determinato nella sua attività lavorativa. Perché un terzo si inserisce così prepotentemente fra loro? Era proprio necessario?
Maria è incinta. Come si è potuto verificare? Di fronte allo smarrimento, al turbamento, al dolore, come reagisce Giuseppe? Urla? Ricorre ad azioni violente? Oggi si sarebbe potuto leggere e commentare un altro caso di femminicidio. La notte sarà stata lunga, agitata e insonne. Egli ama profondamente la sua sposa, non vuole farle del male. La legge gli impone di denunciare quanto successo con conseguenze terribili: la lapidazione. Acuto è il suo tormento; alla memoria sovviene Antigone, l’aspro conflitto fra norma e coscienza. Per non mortificare Maria, trova una soluzione che si potrebbe indicare come maschilista: il rapporto non funziona e decide di lasciarla. E si accolla il torto. Maria si salva perché, se è vero che aspetta un figlio prima della vita in comune, è anche vero che è lo sposo ad averla abbandonata. Quanto sono delicati e profondi i sentimenti di Giuseppe! L’umanità di quest’uomo è immensa, non ha limiti.
E nel sogno gli arriva la voce di Dio. Non è tardi? Non poteva essere avvertito prima? In realtà protetta e difesa è la libertà del singolo, che non viene calpestata. L’intervento “dall’alto” giunge dopo una sofferente e lacerante riflessione, ed allora entra in campo l’affidarsi – una scommessa pascaliana -, credere in un progetto che cambia l’esistenza e la indirizza. Emerge la fiducia. Occorre anche sottolineare che una vita vissuta in una certa direzione, carica di esigenti valori, lo ha portato naturalmente ad incrociare e ad incontrare i disegni divini. Giuseppe era arrivato alle stesse conclusioni.
Risalta anche la bellezza dei sogni quando permettono di andare oltre il contingente e spostano l’orizzonte in avanti.
E Giuseppe si rasserena. In verità Dio aveva scelto Maria da sempre: lei, la persona perfetta, colei che può e deve essere la madre di Gesù. Pura nell’anima e nel corpo. Dio entra nella storia con Gesù che nasce da una donna ed è Maria la prescelta. A questo punto il giudizio si ribalta. Il terzo è Giuseppe, è lui che si è inserito fra Dio e Maria, non il contrario. Il suo un esempio assai prezioso di alta responsabilità. Il ruolo del custode esemplare. In questo caso scompare il brocardo Quis custodes custodet?
E Giuseppe? Ha il grande privilegio di essere scelto per essere il padre di Gesù. Non un compito semplice, tanti saranno gli ostacoli che dovrà superare sin dall’inizio, dal luogo della nascita alla fuga in Egitto, al ritorno a Nazareth, alle difficoltà nel seguire un figlio che parla chiaro e gli crea non pochi problemi.
Non è putativo, è il padre. Non è stato il genitore biologico, però è colui che ha allevato ed educato il figlio con valori fondamentali: capacità di amare che viene prima delle legge – essa è la vera legge -, centralità della persona che oltrepassa la norma, mettere da parte se stesso, attenzione delicata al prossimo, interlocutore attento di chi ha sbagliato. La sua vita rispecchia gli insegnamenti che sarebbero stati oggetto della predicazione del figlio. E stato indicato per le sue virtù, insieme a Maria più di tutti poteva far crescere Gesù con i principi del Padre dei cieli. Simbolo di una paternità non intesa in senso restrittivo ma espressione di un concetto ampio, comprensivo di ascolto, accoglienza e guida ferma colma di tenerezza. Infine, un esempio di costruttore di pace. Un grande testimone di chi previene i conflitti. Se avesse denunciato sarebbe scoppiata una “guerra”. Un riferimento della non violenza attiva, un cristiano autentico che partendo dalla pace nel cuore porta questa impronta nelle relazioni, seguendo una strada più complessa ma non spezza i legami, anzi questo stile comporta che dove essi sono lacerati si è pronti a ritessere e a ricucire.
Una figura trascurata ma di grande rilevanza, e il senso profondo emerge dalle pagine del Vangelo di Matteo nelle due domeniche successive, la quarta di Avvento e la Santa Famiglia. In questi tempi di individualismo estremo riproporre il profilo, segnato da silenzi eloquenti, di colui che ricompone e rilancia i rapporti e favorisce una dimensione comunitaria attraversata dalla solidarietà, è necessario.



