di Paolo D’Amato
Ricordare non è un rito vuoto: è un dovere che ci chiede di ascoltare le voci di chi ha subito persecuzioni, di restituire nomi e volti alla storia e di trasformare il ricordo in impegno civile. A Forino, come in molti piccoli centri d’Italia, la Shoah e le misure repressive del fascismo hanno lasciato tracce concrete: registri, lettere, atti amministrativi e soprattutto storie di persone costrette a vivere lontane dai propri affetti. Qui raccogliamo alcune di quelle storie, tratte da un lavoro del sottoscritto di prossima pubblicazione, perché la memoria viva nasca dalla conoscenza dei fatti e dalla cura delle persone. Tra il 1940 e il 1943 Forino ospitò internati civili e confinati politici: cittadini stranieri, ebrei germanici, donne e uomini sospettati dal regime. L’internamento libero imponeva la residenza forzata nel comune, controlli quotidiani e limitazioni di movimento; per molti fu una condizione di isolamento e di precarietà economica. Le autorità locali, le suore della congregazione di Palazzo Rossi e la Casa dell’Ente Comunale di Assistenza (ECA) furono i luoghi concreti in cui si svolse la vita quotidiana degli internati: dalla distribuzione del pane all’alloggio, dalle pratiche burocratiche alle visite mediche. Emergono volti noti e vicende meno conosciute. Ada Rossi, moglie di Ernesto Rossi, antifascista, fu inviata a Forino nel dicembre 1942. La sua presenza ricorda che il confino colpì anche donne impegnate nella resistenza civile e culturale; le sue lettere testimoniano dignità, determinazione e la volontà di mantenere reti di solidarietà per un’idea di Europa libera. La storia di Louis Israel Cohn, internato e malato, che morì a Forino, mette in luce la fragilità fisica e la speranza di chi cercava di raggiungere i propri cari all’estero, ostacolata dalla burocrazia e dalle circostanze belliche. I casi delle famiglie Wasservoegel e Feilbogen mostrano percorsi che partono dall’internamento in Irpinia e arrivano fino a Fort Ontario e agli Stati Uniti: storie di fuga, accoglienza internazionale e ricostruzione di una vita dopo la persecuzione. Altre figure — medici, insegnanti, artisti come Olga De Goguine, e donne internate come Wilma Lang o Hildegarda Goldstein — restituiscono la varietà delle esperienze: professioni, nazionalità e età diverse, tutte accomunate dalla perdita della libertà e dalla necessità di adattarsi a condizioni difficili. I documenti d’archivio non raccontano solo grandi eventi: emergono i dettagli della convivenza forzata, le lamentele, le ispezioni amministrative e i pettegolezzi che portarono a trasferimenti e sanzioni. L’ispezione del 16 settembre 1941, con annotazioni su “condotta morale” e gelosie tra internate, rivela come il controllo sociale e la morale pubblica venissero usati per disciplinare vite già segnate dalla privazione. Questi episodi non giustificano giudizi sommari, ma aiutano a comprendere la complessità della vita sotto sorveglianza: umanità, fragilità, conflitti e solidarietà convivono nelle stesse stanze. Luoghi come la Casa dell’ECA e Palazzo Rossi non sono solo edifici: sono testimoni materiali di un passato che ha segnato la comunità. La Casa dell’ECA, nata per l’assistenza e poi adattata alle emergenze della guerra, e Palazzo Rossi, con la sua storia di ospitalità, ricordano che la memoria passa anche attraverso la cura degli spazi pubblici. Conservare, studiare e valorizzare questi luoghi significa offrire ai giovani strumenti concreti per comprendere il passato. La Giornata della Memoria non è un ricordo rituale: è un invito a trasformare la conoscenza in responsabilità. Le storie degli internati di Forino ci ricordano che la persecuzione nasce da leggi, burocrazie e pratiche quotidiane che possono apparire normali fino a quando non si guarda alle loro conseguenze umane. Ricordare significa educare: integrare queste vicende nei percorsi scolastici, promuovere incontri pubblici, conservare gli archivi e ascoltare le testimonianze. Solo così la memoria diventa presidio contro il razzismo, l’intolleranza e ogni forma di esclusione. Restituire nomi e volti alla storia è un atto di giustizia. Le pagine del registro degli internati, le lettere di Ada Rossi, gli atti di morte e le schede di trasferimento non sono solo documenti: sono tracce di vite che chiedono di essere ricordate con cura. In questa Giornata della Memoria, Forino rinnova il proprio impegno: custodire la memoria locale per contribuire a una memoria collettiva che difenda la dignità di ogni persona.



