di Rosa Bianco
Nella cornice solenne e carica di storia di Villa Orsini, a Mirabella Eclano, il Mezzogiorno ha trovato una delle sue narrazioni più autentiche e potenti: quella che passa dalle donne. Non una retorica di circostanza, ma un racconto concreto di amministrazione quotidiana, di impresa costruita con sacrificio, di comunità che non arretrano davanti allo spopolamento e all’abbandono. L’evento promosso da SVIMAR – Associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno – ha assunto i contorni di un vero e proprio atto politico e culturale, nel senso più alto del termine.
Oltre 500 presenze, rappresentanti delle istituzioni civili, militari e religiose, vertici dell’ANCI, parlamentari e sindaci: una platea che ha certificato come il tema delle aree interne non sia più marginale, ma centrale nel dibattito sul futuro del Paese. A guidare il filo conduttore della serata, magistralmente, il direttore di ITV Franco Genzale.
Saluti istituzionali, visione strategica, impegno parlamentare e protagonismo femminile: l’evento del 30 gennaio 2026 nelle storiche sale di Villa Orsini a Mirabella Eclano si è aperto sotto il segno di una forte coralità istituzionale.
Dopo i saluti del Sindaco di Mirabella Eclano, Giancarlo Ruggiero, che ha ribadito il valore identitario e culturale della comunità eclanese, la parola è passata a Giacomo Rosa, Presidente della SVIMAR – Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno, promotrice dell’iniziativa.
Nel suo intervento, Rosa ha delineato con chiarezza una visione che va oltre la celebrazione simbolica, rivendicando un’azione concreta, strutturata e orientata al futuro. SVIMAR – ha spiegato – non è soltanto un soggetto di rappresentanza, ma una vera e propria agenzia di sviluppo territoriale che lavora per trasformare le fragilità delle aree interne in opportunità reali.
In questa direzione si colloca il protocollo d’intesa con il CIRPS, il centro interuniversitario che riunisce 27 atenei italiani impegnati nella progettazione sostenibile. Grazie a questa sinergia, SVIMAR inaugurerà già nei prossimi mesi – a partire da febbraio ad Aquilonia (AV) e Postiglione (SA) – i primi Sportelli Impresa, strumenti innovativi pensati per avvicinare cittadini, imprenditori e giovani alle opportunità europee.
Un passaggio decisivo, se si considera che l’Europa ha destinato oltre 90 miliardi di euro alla ruralità, risorse che rischiano di restare sulla carta senza una struttura capace di intercettarle.
Accanto al sostegno all’impresa, Rosa ha sottolineato l’impegno di SVIMAR sul fronte dell’innovazione e della formazione. In collaborazione con le università, l’associazione sta sviluppando progetti futuristici come i trasporti on demand e i Campus nei borghi, strumenti pensati per rendere nuovamente attrattive le aree interne.
Una visione, quella di SVIMAR, che si fonda su un principio chiaro: fare rete, fare sistema, stare accanto ai sindaci e alle istituzioni, perché il rilancio del Sud non può essere calato dall’alto, ma costruito insieme ai territori.
Il ruolo dell’Intergruppo Parlamentare e il contributo di Alessandro Caramiello
Dopo l’intervento di Rosa, la parola è passata all’On. Alessandro Caramiello, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori”, un organismo trasversale del Parlamento italiano composto da circa 50 deputati e senatori di ogni compagine politica impegnati a ridurre le disuguaglianze territoriali, promuovere pari diritti e opportunità per le comunità del Mezzogiorno e delle isole minori e favorire l’impiego efficace delle risorse – tra cui quelle del PNRR – nelle regioni depresse del paese.
Caramiello ha richiamato l’attenzione sul lavoro legislativo dell’intergruppo, che non si limita alla mera rappresentanza, ma traduce l’ascolto delle esigenze locali in iniziative legislative concrete, analisi delle risorse pubbliche e dialogo tra istituzioni e enti locali per garantire sviluppo, servizi, infrastrutture e coesione sociale, anche nei territori più fragili del Paese.
Le sindache “in trincea”: la democrazia che non arretra
Il cuore simbolico dell’iniziativa è stato il tributo a 120 donne sindaco provenienti da Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Amministratrici spesso sole, chiamate a governare territori fragili, con risorse limitate e problemi strutturali enormi, ma capaci di incarnare una forma di democrazia di prossimità che resiste alle derive dell’isolamento istituzionale.
Sono loro – come è emerso con forza – il primo argine allo spopolamento, le sentinelle dei servizi essenziali, le custodi di comunità che rischiano di scomparire dalle mappe. Premiarle non è stato un gesto celebrativo, ma un riconoscimento politico preciso: senza i piccoli comuni e senza chi li governa con dedizione, il Sud non ha futuro.
Mastella: “Fare il sindaco oggi è l’atto politico più alto”
Nel suo intervento, Clemente Mastella, sindaco di Benevento, ha offerto una riflessione lucida e personale sul senso dell’impegno amministrativo nelle aree interne. Lontano dalla retorica, Mastella ha rivendicato la centralità del ruolo dei sindaci come ultimo presidio di ascolto e di giustizia sociale in una democrazia sempre più distante dai cittadini.
Fare il sindaco – ha sottolineato – significa “tenere insieme la dignità e l’uguaglianza”, ridurre la rabbia che cresce nelle istituzioni, dare risposte concrete dove lo Stato spesso arriva in ritardo. Le aree interne, ha denunciato, rischiano di essere sacrificate da politiche nazionali miope, e solo una rete forte tra amministratori può evitarne il definitivo abbandono. L’ANCI, in questo quadro, diventa non solo una struttura rappresentativa, ma una comunità politica necessaria.
Angelina Di Sisto: l’impresa come atto d’amore per la propria terra
Se le sindache hanno rappresentato l’anima amministrativa del riscatto del Sud, Angelina Di Sisto ne ha incarnato la dimensione imprenditoriale ed esistenziale. Manager e anima di Villa Orsini, Di Sisto – insieme al marito Clemente Pascarella e alla sua famiglia – ha costruito in decenni di lavoro una realtà riconosciuta a livello internazionale, capace di ospitare eventi di portata mondiale come il G7 dei Ministri dell’Interno.
Nell’intervista, Di Sisto ha raccontato una storia che è profondamente meridionale: sposata giovanissima, formata “sul campo” accanto ai suoceri, forgiata dal lavoro quotidiano e da una visione chiara. La sua non è stata un’improvvisazione, ma una lunga traversata fatta di studio, sacrifici, capacità di adattarsi ai cambiamenti della ristorazione e del turismo, senza mai perdere l’identità.
Villa Orsini, oggi, è molto più di una location per eventi: è un polo culturale, un luogo di arte contemporanea, musica, accoglienza internazionale. Un esempio di turismo esperienziale e “delle radici” che parla agli stranieri e agli italiani che tornano a riscoprire il Sud. Per la manager di Villa Orsini l’impresa non è solo profitto, ma responsabilità verso il territorio, la famiglia, le nuove generazioni.
Quattro premi, un’unica visione
A testimonianza di questo percorso, ad Angelina Di Sisto sono stati conferiti quattro importanti riconoscimenti, tutti distinti ma legati da un comune denominatore: l’etica del fare.
L’Onorificenza SVIMAR, per aver trasformato le fragilità del territorio in opportunità di crescita globale.
Il Premio “San Giovanni Paolo II”, ideato da Nino Capobianco, per l’umanità e i valori che accompagnano il successo professionale.
Il riconoscimento dell’Ordine Cavalleresco di Nostra Signora di Sion, per l’impegno morale e sociale.
Il premio conferito dai Laboratori Farmaceutici Asteriti, a suggello di un modello d’impresa virtuoso e radicato.
Un Sud che sceglie di restare
La serata si è conclusa con il videomessaggio di auguri e congratulazioni del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi alla Svimar che ha promosso l’evento, alla manager Angelina Di Sisto e alle 120 sindache premiate, a cui ha fatto seguito la premiazione di giornaliste e giornalisti, affidata al Console del Kyrgykystan Avv. Antonio Castello. Tra questi l’insigne Direttore dello storico Corriere dell’Irpinia Gianni Festa e Rosa Bianco, a riconoscimento del ruolo fondamentale dell’informazione nel raccontare il Sud senza stereotipi.
Quello di Villa Orsini non è stato solo un evento, ma una dichiarazione collettiva: il Mezzogiorno non chiede assistenza, ma strumenti; non invoca retorica, ma visione. E quando donne amministratrici, imprenditrici e istituzioni lavorano insieme, il Sud smette di essere periferia e diventa laboratorio di futuro.











