Di Silvio Pecora
Pomeriggio piovoso, freddo intenso, camino acceso. Sfoglio le schede della mia biblioteca ed ecco che vengo attratto da un testo che spiega cos’è la libertà.
Anzi, no. Si tratta di una ricerca di Alberto Frasson, critico letterario e saggista, che anni fa, credo negli anni ’80, rivolse la domanda sulla libertà a personaggi illustri del Parlamento italiano, ma non solo, molti dei quali soni passati a miglior vita.
La mia curiosità è stata di raffrontare le loro risposte a questo tempo che ci è dato vivere.
Tra i tanti intervistati (Giorgio Almirante, Giovanni Spadolini, Giuseppe Saragat, Bettino Craxi, Nilde Jotti, ecc.) quella che di più mi ha convinto è stata quella di padre Bartolomeo Sorge, già direttore di Civiltà cattolica, esponente di punta della Primavera di Palermo insieme a padre Pintacuda, e acuto gesuita nel commentare i fatti politici,.
“C’è una libertà di tipo soggettivo e c’è – affermava padre Sorge – una libertà di tipo obiettivo. La libertà come qualità essenziale dell’uomo, come possibilità di scegliere nelle questioni personali, come diritto di decidere in qualche modo del proprio destino prescindendo da interventi superiori, costituisce il primo tipo. L’altra libertà. Quella obiettiva che si potrebbe definire anche processo di liberazione, consiste nel rapporto libero con una società libera”.
Poi aggiunse: “L’uomo per essere completamente libero ha bisogno di libertà economica, ma anche di libertà politica”. Fin qui padre Sorge che commenta in modo più ampio il valore della libertà.
E coloro che, come me, sono attratti dall’argomento, posti di fronte alla stessa domanda, “Cos’è la libertà?”, come oggi risponderebbero?
Potrebbe essere un pensiero filosofico che aiuta a conoscersi meglio.



