Settimana decisiva per la composizione delle liste per il consiglio provinciale: le candidature dovranno essere presentate tra domenica prossima e le ore 12 di lunedì mentre le elezioni si svolgeranno domenica 15 marzo, dalle ore 8 alle 20, a Palazzo Caracciolo.
Sono 1.316 gli amministratori aventi diritto al voto, tra sindaci e consiglieri comunali. Avellino, Castelfranci, Cervinara, Guardia dei Lombardi, Prata Principato Ultra e Quindici sono comuni commissariati e dunque non votano.
Il voto è ponderato: gli amministratori dei comuni più popolosi hanno un peso maggiore. Ciascun amministratore elettore esprime un solo voto per una lista di candidati – tracciando una croce sul contrassegno della lista – oppure può esprimere una preferenza per uno dei candidati, scrivendone il cognome.
La cifra elettorale di ciascuna lista è data dalla somma dei voti ponderati; la cifra individuale di ciascun candidato si ricava dalla somma dei voti ponderati ottenuti. I seggi sono assegnati alle liste con il metodo D’Hondt e quelli spettanti a ciascuna lista sono attribuiti ai candidati secondo l’ordine delle cifre individuali.
Ma tutto ciò interessa relativamente i cittadini, che non votano. A incuriosire, semmai, è il quadro politico.
Ci sarà una lista del Pd: è quanto stabilito nell’incontro che si è tenuto venerdì a via Tagliamento tra i numerosi amministratori che gravitano nell’orbita del capogruppo regionale del Pd, Maurizio Petracca, massimo riferimento istituzionale del partito irpino. A ricandidarsi, secondo una prima intesa, saranno quasi tutti i consiglieri provinciali dem uscenti, ai quali si aggiungerà qualche new entry: si dice, ad esempio, che potrebbero scendere in campo il sindaco di Vallesaccarda, Franco Archidiacono, la sindaca di Torrioni, Annamaria Oliviero, e un consigliere comunale di Lioni, amministrazione guidata dal sindaco Yuri Gioino; Vittorio Ciarcia, vicesegretario del Pd irpino e consigliere comunale a Venticano; Barbara Evangelista, consigliera comunale di Mercogliano.
Gli uscenti dem sono Marcantonio Spera, sindaco di Grottaminarda, Luigi D’Angelis, assessore nel Comune di Cairano (Spera e D’Angelis sono i più vicini a Petracca), Antonello Cerrato, consigliere comunale di Montoro, e Laura Cervinaro, vicepresidente del consiglio provinciale e consigliera comunale ad Ariano.
Un’altra lista di centrosinistra fa riferimento al consigliere regionale Enzo Alaia, capogruppo regionale di Casa Riformista–Noi di Centro ed esponente di Italia Viva. Dovrebbe chiamarsi, come la scorsa volta, Proposta civica per l’Irpinia. Due anni fa, i riformisti hanno eletto in Consiglio provinciale il sindaco di Candida, Fausto Picone, e Franco Di Cecilia, consigliere comunale di Sturno.
Il criterio degli uscenti adottato dal Pd non è nuovo e vale un po’ per tutte le forze politiche, quando possibile. Ad esempio, se si ricandidasse, Di Cecilia sarebbe alla sua nona elezione – quattro a suffragio diretto e cinque con il sistema introdotto dalla legge Delrio – a conferma della fidelizzazione del suo elettorato, di primo e secondo livello, e della sua credibilità in termini di serietà e competenza.
Passando al centrodestra, nell’ultimo interpartitico, venerdì scorso, le forze politiche di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Udc, Noi Moderati e Dc con Rotondi hanno deciso che alla Provincia ci sarà una lista di coalizione: Centrodestra per l’Irpinia. Un accordo a sorpresa, perché sulle amministrative di primavera la quadra non si è trovata e la coalizione rischia l’implosione a causa dello scontro tra chi chiede un centrodestra di partiti e chi, invece, esclusivamente una formazione civica; tra chi tifa per un candidato o per un altro. Tre i nomi sul tavolo – Laura Nargi, Francesco Pionati, Pellegrino D’Amore – e altrettanti distinguo. Almeno alle provinciali, di fronte a una forza elettoralmente dirompente del centrosinistra, il centrodestra parte sconfitto e non può tergiversare: va d’amore e d’accordo per necessità. Non c’è altra scelta, né margini di manovra sufficienti per immaginare un’alternativa che non sia l’unità della coalizione.
La scorsa volta la lista del centrodestra, denominata Per l’Irpinia, ha eletto Pino Graziano, vicesindaco di Lauro, Vincenzo Barrasso, consigliere comunale di Grottaminarda, ed Emanuela Pericolo, assessora a Montefalcione, Comune guidato dal sindaco Angelo D’Agostino, candidato alla presidenza della Provincia nel 2021 e sconfitto da Rino Buonopane.
Buonopane che potrebbe anche non dar sostegno alla lista Pd: è noto che i rapporti con l’area di Petracca non sono idilliaci. Lo scontro tra i due inizia proprio nel momento in cui il sindaco di Montella, nel 2021 – nel 2022 la ripetizione parziale delle elezioni disposta dal Consiglio di Stato in seguito al ricorso di D’Agostino – viene eletto alla guida di Palazzo Caracciolo con il Pd. Subito dopo la proclamazione, Petracca chiede un riconoscimento politico e iniziano i problemi.
Oggi Buonopane è una sorta di presidente super partes. Alle elezioni per il consiglio potrebbe giocarsi la partita in qualche modo. Se non nel Pd, magari potrebbe trovare spazio altrove.
Alla finestra c’è l’ex sindaco Gianluca Festa, che alle scorse provinciali aveva messo insieme, con il supporto di Petitto, la lista Davvero Moderati, portando in consiglio Franco Mazzariello – consigliere comunale di Atripalda, oggi dirigente regionale di Fratelli d’Italia – Diego Guerriero, ex consigliere comunale di Avellino, e Gabriele Buonanno, consigliere comunale di Solofra. Da capire, infine, che cosa farà il M5s.
In autunno si voterà anche per la presidenza della Provincia. Buonopane sarà ricandidato. A proporre uno degli sfidanti sarà il tandem Petracca-Alaia, o meglio Alaia in accordo con il Pd. Tra i papabili candidati dell’area riformista ci sono Picone, Enzo Biancardi, sindaco di Avella, ma anche il sindaco di Baiano, Enrico Montanaro. Un altro nome che circola è quello di Beniamino Palmieri, sindaco di Montemarano, coordinatore provinciale di Italia Viva e presidente del Distretto Idrico Calore Irpino. Per il centrodestra invece il candidato presidente sarebbe il sindaco di Atripalda, Paolo Spagnuolo.
In ogni caso, le amministrative di primavera, che riguarderanno anche grandi comuni come Avellino e Ariano, dotati di un voto ponderato determinante, cambieranno radicalmente lo scenario.
Intanto, il Parlamento potrebbe approvare l’emendamento proposto dall’Upi che rinvia al 15 ottobre il voto per la presidenza e per il consiglio della Provincia.



