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Aste Ok bis, la Dda chiede condanne ridotte di un terzo per il rito abbreviato

Si è chiusa con le richieste di condanna del pubblico ministero l’udienza preliminare del processo Aste Ok bis, in corso davanti al Gup del Tribunale di Napoli Chiara Bardi. Il pm antimafia Henry John Woodcock, al termine della requisitoria, ha invocato pene in linea con quelle chieste nel processo celebrato ad Avellino, ma ridotte di un terzo in considerazione della scelta del rito abbreviato da parte di alcuni imputati.

Contestualmente, il pm ha chiesto l’assoluzione per Nicola Galdieri e Carlo Dello Russo dall’accusa di associazione di stampo mafioso ex articolo 416 bis del codice penale, limitatamente al nuovo giudizio, per intervenuto bis in idem, ritenendo che sul punto vi sia già stata una pronuncia.

Il procedimento rappresenta una nuova fase dell’inchiesta sulle presunte infiltrazioni camorristiche nel settore delle aste giudiziarie. Dopo l’ordinanza di remissione degli atti disposta dal Tribunale di Avellino al termine del primo processo, la Direzione distrettuale antimafia partenopea ha riformulato le richieste di rinvio a giudizio nei confronti degli imputati, delineando un’associazione autonoma rispetto alle dinamiche del cosiddetto Nuovo Clan Partenio. La richiesta di rinvio a giudizio era stata sottoscritta dai pubblici ministeri Simona Rossi e Henry John Woodcock, sotto la supervisione del procuratore aggiunto Sergio Ferrigno. Questo atto segna l’inizio di una nuova fase del processo, a seguito della conclusione delle indagini preliminari e della decisione del Tribunale di Avellino di trasmettere gli atti alla Procura di Napoli. In particolare, con l’ordinanza-sentenza del 2024, il tribunale di Avellino aveva sottolineato la necessità di separare il gruppo accusato dalle dinamiche del Nuovo Clan Partenio, individuando così un’associazione camorristica autonoma.

Secondo la DDA di Napoli, il gruppo avrebbe creato una rete ben organizzata per condizionare il mercato delle aste giudiziarie, imponendo un sistema di controllo basato su intimidazioni e minacce. Gli indagati sono accusati di aver costituito un’associazione di stampo camorristico operante sul territorio avellinese, con l’obiettivo di ottenere profitti illeciti attraverso l’alterazione delle procedure esecutive immobiliari.

L’accusa individua tra i promotori del sodalizio Nicola Galdieri, Carlo Dello Russo, Beniamino Pagano, Livia Forte, Armando Pompeo Aprile e Damiano Genovese, mentre Antonio Barone e Gianluca Formisano sarebbero stati concorrenti esterni, fornendo supporto nelle operazioni del clan.Il gruppo avrebbe agito sfruttando la forza di intimidazione tipica della criminalità organizzata, creando un clima di omertà e soggezione per gestire in modo illecito le aste immobiliari, in particolare quelle legate al Tribunale di Avellino. Le attività contestate includono estorsioni e turbativa d’asta aggravate dall’appartenenza a un’associazione mafiosa (ex art. 416 bis c.p.).

Secondo gli inquirenti, l’organizzazione avrebbe avuto una leadership ben definita. Livia Forte e Armando Pompeo Aprile sarebbero stati i veri promotori, con il compito di dirigere e finanziare le attività illecite legate alle aste. Il loro sistema, ormai rodato, si sarebbe basato su pressioni, anche indirette, per scoraggiare la partecipazione e garantirsi il controllo degli immobili messi all’asta.

Antonio Barone e Gianluca Formisano, invece, vengono accusati di concorso esterno. Dal 2019 in poi, avrebbero eseguito sopralluoghi sugli immobili oggetto delle aste e si sarebbero interfacciati direttamente con i proprietari, agendo su indicazione di Forte e Aprile. In alcuni casi, avrebbero operato in autonomia, ma sempre con l’intesa di riferire agli altri membri del gruppo e spartire i proventi delle operazioni.

Il procedimento rappresenta una nuova fase dell’inchiesta sulle presunte infiltrazioni camorristiche nel settore delle aste giudiziarie. Dopo l’ordinanza di remissione degli atti disposta dal Tribunale di Avellino al termine del primo processo, la Direzione distrettuale antimafia partenopea ha riformulato le richieste di rinvio a giudizio nei confronti degli imputati, delineando un’associazione autonoma rispetto alle dinamiche del cosiddetto Nuovo Clan Partenio.

Secondo l’impianto accusatorio, il gruppo avrebbe creato una struttura organizzata per condizionare il mercato delle esecuzioni immobiliari nel territorio avellinese, imponendo un sistema fondato su intimidazioni e pressioni per alterare le gare e garantirsi l’aggiudicazione degli immobili. Tra i promotori del sodalizio vengono indicati, a vario titolo, Nicola Galdieri, Carlo Dello Russo, Beniamino Pagano, Livia Fortee Armando Pompeo Aprile, mentre Antonio Barone e Gianluca Formisano sono accusati di concorso esterno.

Per alcuni imputati – tra cui Armando Pompeo Aprile, Livia Forte e Gianluca Formisano – la scelta del rito abbreviato ha comportato la richiesta di pene ridotte di un terzo rispetto a quelle già irrogate in primo grado ad Avellino. Ora la parola passa al giudice dell’udienza preliminare, chiamato a decidere sulle richieste della Procura e sull’eventuale rinvio a giudizio per le posizioni ancora aperte.

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