Sarà il regista partenopeo Antonio Capuano a confrontarsi questa sera con il pubblico dello Zia Lidia nell’ambito della rassegna promossa dall’associazione cittadina, guidata da Michela Mancusi. Alle 19, al Partenio, si proietta la sua ultima pellicola “L’isola di Andrea” con Teresa Saponangelo, Vinicio Marchioni, Andrea Migliucci, Marina Ferrara, Gaia Bassi, Angela Tamburrino, Valeria Vaiano. Protagonista della pellicola un altro bambino conteso, come il protagonista del ‘La guerra di Mario’, a partire dalla disamina delle dinamiche di un microcosmo sociale nella filmografia del grande regista napoletano.. Andrea, otto anni, è conteso tra sua madre Marta e suo padre Guido, giunti alla fine del loro matrimonio. Ognuno vuole che il bambino trascorra quanto più tempo possibile con sé. Andrea ama entrambi allo stesso modo, e gli incontri presso il tribunale dei minorenni, con le rispettive sedute presso la psicologa, fanno progressivamente emergere le loro personalità, i loro difetti, le loro paure. A tutto questo Andrea reagisce con rabbia ed impulsività. Autore delle sue opere, Capuano riesce ad andare al di là degli stereotipi legati alle narrazioni sulle lotte tra coniugi e dimostrando una vitalità ed una libertà troppo spesso dimenticate dal cinema italiano.
Un percorso, quello di Capuano, cominciato lavorando come regista e sceneggiatore cinematografico nel 1991, con il film “Vito e gli altri”, basato su una sceneggiatura Premio Solinas, che si aggiudica il Nastro d’Argento per il miglior regista esordiente. Nel corso degli anni Novanta e Duemila, ha scritto e diretto numerosi film ambientati a Napoli e caratterizzati da una grande attenzione ai margini della società locale e al mondo dei giovani: “Pianese Nunzio, 14 anni a maggio” (1996), con Fabrizio Bentivoglio, presentato in concorso alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e che vale a Capuano una doppia candidatura ai Nastri d’Argento, per regia e sceneggiatura; “Polvere di Napoli” (1998), con Silvio Orlando; “Luna rossa” (2001), con Carlo Cecchi, Toni Servillo e Licia Miglietta, in concorso per il Leone d’Oro a Venezia, altra nomination ai Nastri per la miglior regia; “La guerra di Mario” (2005), con Valeria Golino, che gli è valsa una candidatura ai David per la regia, una ai Nastri d’Argento per la sceneggiatura e la nomination al Pardo d’Oro al Festival di Locarno; “Giallo?” (2009), con Barbara Bouchet; “L’amore buio” (2010), con Luisa Ranieri e, ancora, la Golino, “Bagnoli Jungle” (2015), presentato a Venezia, nel corso della Settimana della Critica. Nel 1997, ha partecipato al film a episodi “I vesuviani” di cui dirige il segmento intitolato “Sofialorén”, in concorso a Venezia. Tra gli ultimi film “Achille Tarallo” (2018), con Biagio Izzo e Ascanio Celestini; “Il buco in testa” (2020), con Teresa Saponangelo e Tommaso Ragno, in nomination ai Nastri d’Argento per la miglior regia. Capuno è stato tra i mentori e maestri di Paolo Sorrentino
Una centralità a cui Sorrentino ha voluto rendere omaggio nel film di impronta autobiografica “È stata la mano di Dio” (2021), Sorrentino ha inserito anche Antonio Capuano, facendolo interpretare all’attore Ciro Capano. Nel corso del film, il Capuano di Capano proununcia una delle battute più famose del lungometraggio: “Non ti disunire!”. Sorrentino ha confermato che, come le altre battute pronunciate da Capano, si tratta di un’espressione usata davvero da Capuano.
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