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 “Donne che In…cantano” , il ricordo delle dive di ieri al Teatro “Sardone” di Altavilla Irpina 

di Ranieri Popoli

La “Giornata Internazionale della Donna” Domenica 8 marzo, grazie all’abile regia organizzativa dell’Associazione “Artesia” e del Maestro Rino Villani, ha incontrato sul palcoscenico del Teatro “Alfredo Sardone” di Altavilla Irpina, con il patrocinio del Comune altacaudo, lo spettacolo teatrale- musicale “Donne che In…cantano” scritto e interpretato da “ La Compagnia degli Chapeaux” con la partecipazione del poliedrico attore narrante Carlo Liccardo, della brava cantante Federica Cardone e del pianista, il Maestro Andrea De Vivo.

Un evento apprezzato e applaudito in diversi teatri della nostra regione, e non solo, prossimo alla sua onorata centesima replica.

Si, perché l’elaborazione dei suoi creatori ne ha fatto qualcosa di originale tessendo in un’unica trama i tratti del musical, dell’avanspettacolo e del teatro civile, mettendo in scena cento minuti di coinvolgente interpretazione che via via declinano in un contesto di struggente armonia portando lo spettatore a un coinvolgente pathos partecipativo.

Un lavoro di straordinaria fattura artistica che ha ripercorso le tappe fondamentali della storia della musica internazionale attraverso iconiche interpreti entrate oramai nell’immaginario collettivo: Etta James, Ella Fitzgerald, Edith Piaf, Aretha Franklin, Marilyn Monroe, Maria Callas, Whitney Houston, Liza Minelli, Mina.

Incrociamo i tre componenti sul palcoscenico a fine spettacolo nel mentre ricevono le congratulazioni del sempre affettuoso pubblico. Il primo che intercetto è il Maestro Andrea De Vivo.

“Maestro ci può dire giusto qualcosa di lei, dal punto di vista artistico, ovviamente” ?

“ Una delle mie prime esperienze professionali è stata quella di lavorare, sempre come musicista, in teatro con il grande Mariano Rigillo in occasione degli eventi della rassegna di “Città Spettacolo” di Benevento” e in una prima internazionale dedicata a “Garcia Lorca”. Essendo un pianista e un concertista ho modo di partecipare a diversi eventi in quest’ambito perché la musica è sempre confronto e ricerca di esperienze. .

Programmi futuri…?

Intanto ci prepariamo alla tournée estiva di questo spettacolo nel mentre è in allestimento un nuovo format dedicato alla canzone d’amore d’autore italiana che proponiamo in quanto riteniamo importante veicolare attraverso questo prezioso capitolo valori e sentimenti che nel tempo hanno contrassegnato la storia stessa del Paese e che oggi possono costituire un valido riferimento anche per le nuove generazioni.

 

Sopraggiunge Federica Cardone, l’applaudita e affascinante cantante visibilmente compiaciuta per il successo dello spettacolo appena conclusosi, alla quale chiediamo come è giunta a definire la scelta di queste grandi star della musica e della canzone mondiale.

E’ chiaro che tutto è partito dall’inevitabile fascinazione delle loro voci e iniziando a studiarle sotto l’spetto artistico è stato contaminante conoscere le loro vite e nel farlo mi sono accorta che ciò che le accomunava non era solo l’aspetto interpretativo ma anche una silenziosa sofferenza, in particolare per l’amore ma soprattutto per il loro non facile vissuto esistenziale e familiare, per cui emergeva questa inquieta contraddizione che li vedeva regine del palco ma nel contempo protagoniste di una vita devastata. Ecco perché sono state accumunate in questo spettacolo proprio per offrire allo spettatore anche un forte messaggio di sensibilizzazione su questi delicati temi perché maturi una presa di coscienza della complessità esistenziale delle donne.

Uno spettacolo musicale ma si potrebbe tranquillamente dire anche di teatro civile.

La musica come elemento di attrazione e di sana evasione, ma anche come veicolo di messaggi civili, per cui il nostro spettacolo spesso si incontra con eventi o campagne contra la violenza sulle donne, e quello del cosiddetto “Amore tossico” che oggi è particolarmente avvertito soprattutto tra i giovani tanto che cerchiamo di portare quest’azione di sensibilizzazione in particolare nelle scuole, dove registriamo un significativo riscontro.

L’autonomia di genere è un valore importante per cui la visione del rapporto tra musica, cultura e impegno civile assume in tale contesto un significato particolare. La donna-artista come si pone in questo senso?

“Donne che In…cantano” lo abbiamo portato nei teatri ma anche nelle scuole, nelle chiese, nei quartieri, nelle aree a verde, ovunque ci sia socializzazione e questo proprio perché occorre andare incontro alla gente in quanto, al di là di quello che si potrebbe erroneamente pensare, essa ha sete di cultura, di messaggi costruttivi e la musica e l’arte più in generale sono un veicolo di straordinaria colleganza di tutto ciò. La gente desidera ancora emozionarsi perché il sentimento fa bene all’animo e alla società”.

A proposito di anime vive sopraggiunge quella narrante, nonché P.R. del gruppo, il poliforme artista Carlo Liccardi che nello spettacolo fa da trait-d’union tra le diverse rappresentazioni canore femminili.

A lui che ha condotto lo spettacolo sia sul palcoscenico che in mezzo al pubblico chiedo come ha vissuto questa esperienza di “teatro di provincia” che mostra sempre grande interesse per questi tipi di eventi.

L’arte è uno straordinario mezzo di comunicazione culturale ma dipende sempre da che uso si intende farne. Se questa è finalizzata a veicolare messaggi importanti essi acquistano maggiore risonanza rispetto alle parole dette normalmente, Attraverso una canzone, un monologo o una semplice performance lo spettatore può essere colpito nell’anima e lo vedi, come è accaduto anche questa sera ad Altavilla Irpina, guardando gli occhi lucidi delle persone. Cosa non comune oggigiorno perché siamo tutti presi dalla distrazione di massa della frenesia del fare.

Il Teatro d’impegno cosi magistralmente proiettato attraverso questo vostro spettacolo rispetto a quello più tradizionale pone oggettivamente , oltre a un innegabile merito, anche un senso di sfida in un momento storico dove si cerca prevalentemente l’evasione fine a sé stessa.

E’ vero questo. Pensi che anche i miei più vicini conoscenti quando mettiamo in scena un nuovo spettacolo la prima cosa che chiedono è se si ride è se è comico, tout-court. Partiamo da una presupposto, direi storico: il teatro rappresenta, seppur attraverso la finzione, la realtà, la nostra vita. Ecco perché noi attori abbiamo il delicato compito di esporre la realtà e se questa è più profonda, come interpreti del palcoscenico dobbiamo maggiormente predisporci per renderla emblematica.

Questa sera lei ha iniziato lo spettacolo facendo un po’ il guitto e il saltimbanco tra proscenio e sala per poi declinare verso performance più struggenti. Come si tengono insieme le due figure in uno spettacolo come quello a cui abbiamo assistito questa sera?

Le rispondo con una metafora pittorica. Io amo colorare, nel senso che durante ogni mia esibizione il pubblico deve aspettarsi qualcosa di diverso, in modo che non si distragga ma che resti spiritualmente incollato alla sedia. E’ come se dovesse vivere un viaggio emozionale nel quale noi lo accompagniamo per mano.

Ci salutiamo con un accenno ai futuri impegni?

Intanto come “Compagnia” proseguiamo il tour di questo spettacolo e poi per quanto mi riguarda io continuerò a fare la spola tra Napoli e Roma in quanto seguo anche la scuola di formazione “Oltre la scena” , un percorso attraverso la recitazione che non solo ti insegna a sostenere l’esibizione ma anche a lavorare a elaborare su sé stessi, Ad aprile, invece, sarò a Roma con la regia dello spettacolo “La lettera”, ispirato alla storia vera di Emmanuel Stablum, il Diretttore di un Istituto di assistenza e cura romano che nel 1943 salvò centinaia di vite umane dalla persecuzione nazi-fascista”.

Ringrazio e saluto il trio di questa brava e meritoria compagnia teatrale e nel mentre si odono in sottofondo le note di Edit Piaf che ci accompagnano verso la conclusione di questo particolare “Otto Marzo” , ci accingiamo, come al solito, a varcare tra gli ultimi il portone del teatro volgendo questa volta doverosamente lo sguardo all’altra metà del cielo.

 

 

 

 

 

 

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