Di Michele Vespasiano.
Mercoledì primo aprile l’uomo tornerà a sfiorare la Luna. Non è uno scherzo, né un pesce d’aprile: è tutto vero. 54 anni dopo l’ultima missione con equipaggio, la “Apollo 17”, nel dicembre 1972, la NASA si prepara a lanciare “Artemis II”. Il volo porterà quattro astronauti, un canadese e tre americani, a compiere un viaggio di dieci giorni attorno al lato nascosto del nostro satellite.
Il razzo SLS e la capsula Orion, il cuore tecnologico della missione, progettato e costruito dall’Agenzia Spaziale Europea, sono già stati trasferiti alla rampa di lancio del Kennedy Space Center di Cape Canaveral.
Per questa impresa internazionale pulsano anche un cuore e un cervello con dna irpino. Infatti, il capo del team di ingegneri ESA che ha realizzato la capsula Orion, Antonio Preden, ha radici che affondano nella comunità di Teora. Il nonno materno, il dottor Giuseppe Caprio, era originario del paese altirpino; da lì proviene anche la madre, Luisa Caprio, già alto dirigente del Ministero della Pubblica Istruzione, sposata con Roberto Preden, già primo presidente delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.
Insomma, un pedigree di tutto rispetto per l’ingegnere 55enne, che oggi vive stabilmente a Leida, nei Paesi Bassi. Padre tre figlie, Antonio prima che con la testa tra le nuvole ha i piedi saldamente a terra; anzi no, sui pedali di una bici in lega superaccessoriata, con la quale macina centinaia di chilometri con la stessa facilità con la quale i suoi moduli affrontano le orbite spaziali.
In una recente intervista rilasciata a Elena Dusi su Repubblica, Preden ha spiegato con chiarezza e semplicità la complessità della capsula Orion, rendendo accessibile un tema fin troppo ostico per chi la Luna la guarda solo con gli occhi dell’innamorato.
Alla domanda «A che serve tornare sulla Luna?», la sua risposta è stata spiazzante: «Non è per piantare una bandiera». Poi ha aggiunto: «C’è molto da esplorare e da imparare sull’origine dell’universo e del sistema solare. Al polo sud abbiamo trovato tracce di acqua ghiacciata. Spingere le tecnologie oltre le frontiere offre poi un ritorno ai Paesi partecipanti».
Preden ha ricordato anche il ruolo dell’Italia nella missione Artemis: «Il nostro Paese contribuisce molto. In Europa è secondo solo alla Germania e molte industrie italiane hanno ricevuto commesse. La maggior parte dei componenti del modulo di servizio è stata realizzata da Thales Alenia Space a Torino e da Leonardo».
Allora, il 1° aprile saranno in tanti a stare con la testa all’insù, trepidanti per il risultato della missione Artemis II. Oltre ai progettisti e agli scienziati spaziali, e ovviamente al team leader Antonio Preden, che in queste ore sta per partire per Houston, ci sarà pure un pezzo di Irpinia. Di sicuro della comunità di Teora ma anche di Sant’Angelo dei Lombardi, cittadina dove la famiglia di Giuseppe e Italia Caprio (con i figli Luisa, Michele, ahimè scomparso da qualche tempo, ed Enrico), fino alla notte infausta del terremoto del 1980 trascorreva tutti i mesi estivi e dove conta ancora molti amici.

(foto da www.esa.int)


