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Una mela al giorno ti leva il medico di torno: quando i frutti e le erbe erano medicine

di Virgilio Iandiorio

Erbe, fiori, frutti sono stati sempre considerati validi per curare ogni forma di malattie del corpo. “Questi soli rimedi erano piaciuti alla natura, pronti in ogni luogo, facili a trovarsi e non dispendiosi, fatti con cose con cui viviamo (Plinio, Naturalis Historia, XXIV,1).

Nei nostri paesi, diverse cure del corpo venivano affidate a rimedi forniti dal mondo vegetale. Una diarrea si curava mangiando sorbe. E quando, al contrario, si soffriva di stitichezza, il rimedio erano le susine. Ecco perché si aveva cura di seccarle in abbondanza e mangiarle nella stagione invernale o utilizzarle per fare il decotto. Molto lassativo.

Il mal di pancia si curava con un buon decotto di camomilla. Così quando questa era in fiore e si trovava spontanea in tutti i prati, se ne faceva provvista. Si seccava e all’uopo si usava come tisana. Il sedano poi, comunemente dalle nostre parti chiamato “accio”, ha proprietà digestive e diuretiche, Con il baccalà è una goduria.

L’aglio, che fa arricciare il naso par l’alitosi e fastidi allo stomaco durante la digestione, crudo o cotto, riduce la pressione sanguigna, abbassa il colesterolo e combatte anche il raffreddore. Una foglia di salvia era utile per pulire i denti, quando non esistevano i dentifrici e gli spazzolini. Anche le ortiche, opportunamente pestate, venivano usate per applicazioni sulla pelle a scopo terapeutico.

Non tutte le erbe e le foglie sono delle ottime medicine. Perché alcune di esse sono tossiche. Più di mezzo secolo fa, nel mio paese, un gruppetto di ragazzi non ancora adolescenti, forse entusiasmati dai racconti delle gesta erotiche dei compagni più grandi, vollero provare a fare gli adulti pure loro. C’è una pianta che cresce spontanea nelle nostre zone e che tutti conoscono col nome dialettale di tutomaglio  il cui nome botanico è Euphorbia Helioscopi). Secerne alla rottura dello stelo un abbondante lattice bianco che contiene una sostanza velenosa, comune a tutte le Euphorbia. Ad esempio, è sufficiente porne una sola goccia sulla lingua per provocare una intensa irritazione della gola per svariate ore.

Uno di quei ragazzi temerariamente volle provare a vedere l’effetto che avrebbe fatto questo lattice sul proprio pene. Se ne stillò una goccia sul prepuzio. Avvenne quello che non prevedeva. Si gonfiò a dismisura il suo organo, tanto che dovettero ricoverarlo d’urgenza in ospedale. La notizia dell’accaduto fece subito il giro del paese. Peccato, però, che l’esperimento non sortì l’effetto sperato. Se fosse andato a buon fine, quei ragazzini avrebbero anticipato di mezzo secolo le case farmaceutiche produttrici del Viagra.

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