– di Egidio Leonardo Caruso–
Le ultime notizie ufficiali sulla crisi profonda che attraversa il sito produttivo di Flumeri risalgono allo scorso 5 maggio quando presso la sede di Confindustria Avellino, sono state ratificate ulteriori tredici settimane di cassa integrazione che si vanno a sommare alle 13 precedenti, spingendo il futuro dell’unico stabilimento per la produzione di autobus in Italia e degli oltre 430 lavoratori, sempre più verso il baratro, con pericolose ripercussioni sull’intero territorio. La situazione è gravissima e rischia seriamente di affossare definitivamente l’intera Valle Ufita rendendo vani gli sforzi per garantire sviluppo e prosperità al territorio, attraverso investimenti infrastrutturali e strumenti importanti come: l’AC/AV Napoli-Bari, la Piattaforma Logistica e il Masterplan, che se così fosse vedrebbero sì la luce, ma in condizioni di autentica desertificazione industriale e produttiva. Le fibrillazioni che interessano l’intera area sono testimoniate anche dall’intervento del primo cittadino di Grottaminarda, Marcantonio Spera, che in una lettera aperta ha espresso tutta la sua preoccupazione rispetto ad una vertenza che al netto delle manifestazioni di protesta dei lavoratori e delle promesse finora largamente disattese, da chi è chiamato a prendere una posizione netta e ad assumersi le proprie responsabilità, la politica in primis a tutti i livelli, ad oggi è ferma al palo. I nodi da sciogliere per una possibile risoluzione positiva della vertenza sono essenzialmente due: lo sblocco delle gare pubbliche per far ripartire la produzione, con un ruolo istituzionale maggiormente attivo in primis, da parte della Regione Campania, anche mediante il coinvolgimento diretto della Conferenza Stato-Regioni in materia di Trasporto Pubblico Locale, unito a livello macro da parte del Governo, in particolare del ministro competente Adolfo Urso, al rispetto degli impegni assunti di fronte a lavoratori e parti sociali, in occasione della visita al sito di Flumeri circa un anno fa, nella ricerca di un partner industriale internazionale forte, per aprirsi a nuovi mercati e il finanziamento di un Piano Nazionale per il Trasporto Pubblico, che salvaguardi in maniera decisa il know-how aziendale, e la produzione di autobus Made in Italy. Il secondo riguarda la proprietà, il Gruppo Seri Industrial, chiamato a scelte coraggiose come richiesto unitariamente in un documento dalle sigle sindacali, attraverso: un Piano Industriale chiaro, credibile e verificabile, con investimenti in innovazione, digitalizzazione e sviluppo produttivo, così da superare l’attuale sottoutilizzo dello stabilimento di Flumeri, garantendo la continuità produttiva, il rilancio della capacità industriale e la stabilità occupazionale, oltre a destinare risorse per il rafforzamento delle competenze e in una visione d’insieme più ampia, l’approdo dell’azienda anche sui mercati internazionali. Tuttavia occorre registrare che nonostante la situazione tutt’altro che rosea, l’azienda sta muovendo alcuni passi incoraggianti che lasciano intravedere un barlume di luce per il futuro. In occasione della terza edizione di NME-Next Mobility Exhibition a Fiera Milano, Menarini ha portato alcune novità, svelando in anteprima Airon e Flash, due nuovi modelli che ampliano la gamma a zero emissioni dell’azienda, con piattaforme dedicate al trasporto pubblico urbano. Si tratta per Airon Electrocity, di un modello standard da 12 metri, concepito per le tratte ad alta frequentazione e i segmenti di trasporto urbano principale, e di Flash da 8 metri, un minibus elettrico progettato per muoversi agilmente nei centri storici, e nelle aree urbane con strade strette. La gamma Airon sarà disponibile anche in una versione più corta, da 10 metri, mentre quella Flash avrà anche una seconda versione da 9 metri. Inoltre è stato svolto un importante lavoro di restyling degli interni costruiti interamente con materiali riciclati e riciclabili segno dell’attenzione alla sostenibilità ambientale, una particolarità è rappresentata, dai sedili realizzati dall’italiana Lazzerini. Con questi due nuovi modelli, “il nostro obiettivo ha dichiarato alla testata online specializzata, Autobus Web, Andrea Lamonaca Responsabile Commerciale Italia e Ufficio Gare, Menarini Bus S.p.A. è stato quello di presentarci qui a NME, con nuovi prodotti, un nuovo stile, progettato a Bologna e prodotto a Flumeri, quindi interamente Made in Italy, abbiamo voluto presentarci qui rinnovati per il mercato, con dei prodotti che oggi non erano più disponibili”. Stando a quanto dichiarato c’è da parte dell’azienda la volontà di migliorare concretamente i prodotti lavorando sia sulle componenti che sulle tecnologie, per rispondere alle sfide di un mercato sempre in evoluzione, investendo per competere nel settore della mobilità elettrica, e aprirsi stabilmente a nuovi mercati. Sarebbe “un crimine sociale” disperdere le potenzialità produttive dello stabilimento, le competenze acquisite dai lavoratori nel corso degli anni, facendo cadere per l’ennesima volta, “la chiave nel tombino”, gettando nella disperazione non solo le maestranze e le loro famiglie, ma un territorio intero già segnato dalla piaga dello spopolamento e dalla carenza cronica di servizi e infrastrutture, che anche quando sono in corso di realizzazione, -basti pensare alla Lioni-Contursi-Grottaminarda- stentano ad “arrivare al traguardo”, condannandolo senza appello alla desertificazione e all’abbandono. Il tempo è scaduto, è l’ora della responsabilità per tutti, delle scelte, del coraggio


