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La politica dei “messi lì”

Cari lettori,

una delle ultime cadute di stile della politica è nell’espressione “messo lì…” intendendosi con questa espressione uno che gestisce il potere e l’altro che viene scelto per distribuire riconoscenza a chi lo ha “messo lì”.

In questi ultimi anni mi sono chiesto più volte: “Che cosa è la politica?”.

E  – non certo per autocelebrarmi –  in nome del mio vissuto, dei ruoli da me ricoperti, a cominciare dall’essere stato responsabile del dipartimento politico nazionale de “Il Mattino” negli anni che vanno dal ’68, passando per le vicende del terrorismo fino e oltre Tangentopoli, ho deciso di riflettere con voi sul significato e gli obiettivi che la politica si pone.

Amante, come sono, della cultura del dubbio sono andato a ripescare il significato classico del termine “politica”. Esso “deriva dall’aggettivo polis che riguarda tutto ciò che si riferisce alla città , e quindi cittadino, civile, pubblico e anche socievole e sociale”.

Da Aristotele con la sua grande opera intitolata “Politica” ai giorni nostri il termine ha subito evoluzioni profonde fino a giungere all’imbarbarimento della sua origine.

Fatta questa breve considerazione, per chi scrive, la politica è la risposta ai bisogni della comunità. L’obiettivo è il raggiungimento del bene comune. Accade però che l’utopia così immaginata è tramortita dai comportamenti che si registrano nella realtà.

Tutto gira, in realtà, intorno alla conquista del potere, sia attraverso personali capacità o seguendo la logica del tradimento, o peggio ancora, con il trasformismo che, insieme al clientelismo, sono una delle radici del male del nostro Mezzogiorno.

Ed è proprio il potere nella sua degenerazione che, emarginando il valore del bene comune, si pone come azione individuale per raggiungere l’obiettivo.

In questa riflessione, non desidero addentrarmi in esempi della storia politica che farebbero pensare al cavallo di Caligola nominato Imperatore, ma con sguardo molto più modesto mi rivolgo alla mia città. E con tutto il rispetto a me sembra che quel cavallo  non sia molto distante, almeno nei comportamenti, da coloro che sono messi lì per grazia ricevuta dai Caligola dei nostri giorni. Precisando che non sempre le strategie, anche se le eccezioni sono rarissime, sono destinate alla formazione della classe dirigente.

Prendo ad esempio una città che chiamerò “Nocelleto” e una Provincia che, sempre per comodità, chiamerò “Strada facendo”. Il partito detto Pd ha bisogno di eleggere un segretario. Il caligola, con lettera minuscola, di turno  senza consultare i suoi adepti, ma stringendo patti di potere, mette lì a fare il segretario un galantuomo, con altissimo profilo personale e professionale, ma mite e timido soprattutto in relazione alla complessità del ruolo che gli viene richiesto. Il galantuomo resta tale, ma la sua gestione risulta essere un fallimento. Non per sua responsabilità, ma perché chi lo ha messo lì pretende di essere servito. E accade che quel galantuomo, per la sua debolezza del non sapere dire no, finisce per trasformarsi in uomo-ombra e per dignità lascia campo libero al suo protettore. Ma la lezione non basta. Bisogna eleggere il sindaco di Nocelleto. Visto che il galantuomo di ieri è stato già funzionale alla gestione del potere del suo “benefattore”, viene messo lì ancora una volta, sicuro che il potere dell’autonomia che viene assegnato ai sindaci non sarà mai messo in campo, a cominciare dalla formazione del governo cittadino i cui nomi sono imposti tra amichetti e vecchi  arnesi portatori di voto o soggetti fulminati sulla via di Damasco. Se il “messo lì” ha avuto buon esito una volta, è probabile che il metodo sia replicabile. A meno che il galantuomo, che resta tale, pur esprimendo il desiderio di una giustificata ambizione, ritrovi quell’autonoma libertà di guida e si allei con la sua città e i suoi cittadini.

Ma il caligola non si arrende. E’ “capatosta”. Rieccolo nel manovrare il seggio presidenziale della “Strada facendo..”, consumando attraverso un patto scellerato di potere la destituzione del presidente in carica. E il segretario nazionale del partito, quello regionale, gli iscritti che non contano? Schiaffeggiati. Tanto, penserà, alla fine troverò sempre un metodo del “messo lì” per coronare le sue ambizioni. A meno che…

Il metodo del “messo lì”, che viene praticato dai più furbi e ambiziosi nella gestione del potere, si applica in quel mondo di distratti e di soggetti che vedono la politica come un male, ma non fanno niente per cambiarla. Gli amici degli amici sono sempre esistiti, talvolta gestendo il potere delegato con stile, altre volte per incallita propensione a sentirsi potente. La corda, però potrebbe spezzarsi solo se, chi della politica ha fatto il suo mestiere, venisse scoperto con le mani nella marmellata, perseguendo interessi che nulla hanno a che fare con il bene comune. Già, avevo iniziato con la domanda:  che cosa è la politica? Partendo da Aristotele mi sono poi ritrovato nel melmoso terreno della malapolitica. Dei “messi lì” per obbedire e fare i propri comodi. Altro che bene politico. La buona Politica, per chi vuole rifuggire da coloro che “mettono lì” per proprio interesse, è ancora una volta scritta nella Costituzione che nella parte dei principi insegna moralità e bene comune. Poi, parlerò dei partiti.

 

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Gianni Festa

1 commento

  1. Perfetto argomentare di fatti inoppugnabili e a tutti visibili,tranne chi nonn vuole vedere, sperando in future benevolenze

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