La memoria di un popolo non passa soltanto da manufatti e costruzioni, ma soprattutto da usi e costumi, parole e detti popolari, quelle pratiche cioè, che identificano l’appartenenza ad un gruppo etnografico, come un fiume sotterraneo che scorre tra i secoli, nutrendo radici invisibili. Il dialetto è un archivio dell’esperienza umana, uno scrigno di memoria collettiva, nel quale si stratificano secoli di storia, di contaminazione culturale, di migrazioni, dominazioni e adattamenti. Nel dialetto sopravvivono visioni del mondo in cui parole intraducibili raccontano rapporti sociali, paure ancestrali, modi di abitare il tempo, la morte, il sacro, il lavoro, la famiglia. Ricostruire l’origine di un termine significa spesso ripercorrere il cammino storico di una civiltà. Conoscere il dialetto vuol dire preservare un patrimonio antropologico irripetibile. Saggezza, detti popolari, metafore della vita, usanze, credenze, modi di vivere, sono elementi perfettamente rappresentati nei quattro racconti dialettali postumi di Nicola D’Antuono, che la figlia Francesca ha voluto pubblicare per ricordarlo, a vent’anni dalla scomparsa.
Ogni historiola ruota intorno alle avventure di Cristo e del suo discepolo Pietro che, girando per Ariano Irpino e non solo, hanno modo di scoprire l’umano universo. Se ne parlerà mercoledì 19 Agosto alle 18,30 presso il Museo civico e della ceramica con: Mario Ferrante, Sindaco di Ariano; S.E. Massimiliano Palinuro, Vicario Apostolico di Istanbul; Vincenzo Grasso, giornalista; Emilio Chianca, vice-presidente dell’Associazione Amici del Museo; Francesca D’Antuono, docente; Floriana Mastandrea, giornalista e scrittrice; Ottaviano D’Antuono, già responsabile del Museo civico.


