Traffico di droga tra Avellino e Salerno controllato dal clan Fezza-De Vivo, i giudici della Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da quattro degli undici indagati dalla Dda di Salerno e dal Gico della Guardia di Finanza di Salerno contro l’ordinanza del Riesame che aveva confermato la misura cautelare eseguita nel febbraio scorso dalle Fiamme Gialle.
Tra questi anche il ricorso presentato dalla difesa di Mario D’Angelo, difeso dal penalista Alberico Villani, ritenuto al vertice del gruppo che riforniva non solo le piazze della provincia di Avellino e dell’area serinese, ma anche quelle salernitane. D’Angelo stesso si sarebbe occupato del trasferimento da Spagna e Albania di ingenti quantitativi di cocaina e hashish. Rigettati e dichiarati inammissibili anche di Gianluca Alfieri, difeso dal penalista Generoso Pagliarulo, Raffaele Taddio, difeso dal penalista Nicola D’ Archi e Giulio De Feo, difeso dal penalista Nello Pizza.
Tra i motivi di ricorso anche la questione sollevata sull’incompetenza territoriale di Salerno in favore di Napoli, visto che il gruppo operava in Irpinia. Bocciata dai giudici ma accolta con rinvio qualche mese fa per un altro indagato nell’ambito dello stesso procedimento per cui si attendono ancora le motivazioni e la decisione del Tribunale del Riesame. Tutti gli indagati in carcere sono stati raggiunti da un decreto di giudizio immediato, quello ottenuto dalla pm antimafia Elena Guarino, optando però per l’abbreviato (che non e’ stato ancora fissato).
La Dda di Salerno, guidata dal Procuratore Raffele Cantone, ha contestato nuovamente i reati di associazione dedita allo spaccio e detenzione ai fini dello spaccio, anche se proprio il primo capo di imputazione differisce da quello provvisoriamente contestato agli indagati al momento dell’esecuzione della misura cautelare. Nel senso che viene ritenuto che esiste dal marzo 2025 una stabile organizzazione criminale, capace “di detenere., cedere o vendere sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e metanfetamine in buona parte cadute in sequestro”, ma viene anche perimetrato l’ambito e il rapporto che esiste con l’organizzazione camorristica salernitana. Infatti in un passaggio della imputazione definitiva contestata agli indagati dal pm antimafia Guarino, si legge che si tratta di : “un’associazione promossa e diretta da D’Angelo Mario che agiva in simbiosi con il clan Fezza/De Vivo di Pagani. …utilizzando sistemi di comunicazione evolutı attraverso l’impiego di apparecchi ”criptati”” ed autovetture dotate di “doppiofondo’ gestiva una rete di approvvigionamento e distribuzione di ingenti partite di droga rifornendo le piazze di spaccio di Pagani, oltre che nell’hinterland scafatese, casertano ed avellinese, mantenendo stretti contatti con i propri referenti”.
Tra le istanze rigettate dal Riesame, c’è anche quella di Alfieri, balzato alle cronache nazionali e giudiziarie perché amministratore unico del gruppo Alfieri svp, con sede in via Montenapoleone a Milano che avrebbe ceduto crediti d’imposta inesistenti al Brescia e al Trapani.
Intanto Alfieri, ristretto nel carcere di Avellino, all’interno del gruppo dedito al narcotraffico il 25enne avrebbe avuto un ruolo ben definito. Secondo l’accusa, il 25enne si sarebbe occupato della situazione contabile, in particolare dei crediti vantati dall’associazione criminale nei confronti degli acquirenti. In sostanza, anche nel commercio di droga, il 25enne irpino, avrebbe svolto un ruolo prettamente finanziario come nel caso dei crediti d’imposta fittizi ceduti alle società calcistiche.


