Beppe Grillo rompe il silenzio con un’intervista a “Pulp Podcast”, il programma di Fedez e Mr. Marra. Smentisce le voci su un suo ritorno in politica con una nuova formazione (“Non ho il potere e le facoltà” per fondare un partito) e parla per la prima volta della vicenda giudiziaria che riguarda il figlio Ciro. Sul figlio dice: “Studia da avvocato penalista perché vuole difendersi, vuole gridare al mondo la sua innocenza”.
La conversazione dura quasi un’ora e venti e tocca molti temi, dal percorso artistico e politico di Grillo alle sue visioni sul futuro, fino al giudizio sul Movimento 5 Stelle, oggi guidato da Giuseppe Conte. Qui l’ex Garante è netto: il M5s attuale “è un’altra cosa” rispetto a quello nato con Gianroberto Casaleggio. “Sono stato estromesso, però non ho rimpianti”, afferma.
Non manca una stoccata a Conte, mentre resta aperto il contenzioso legale tra Grillo e i Cinque Stelle sullo storico simbolo. Secondo il comico, l’ex premier “dovrebbe avere il suo simbolo, con il suo stemma”. Grillo non vede una rinascita del Movimento, che considera ormai “passato”, ma aggiunge che qualcosa è rimasto: gli hanno detto che è stato “polverizzato”, ma “nella polvere ci sono anche i semi di qualcosa”.
Niente nuovo partito, quindi, ma Grillo non rinuncia a dire la sua e a poter “dare degli input straordinari su ambiente, religione, economia”.
Ripercorre poi la nascita del M5s nel 2009: Casaleggio con i suoi trenta dipendenti, lui con diecimila persone ogni sera nei palazzetti, uniti dall’idea di “fare qualcosa per gli altri”. L’obiettivo, spiega, era portare in politica un sentimento, quello di provare a cambiare la vita dei più disagiati. Il prezzo personale è stato alto: “Ci ho rimesso un sacco di soldi, la salute, una parte della famiglia, perché non tutti erano d’accordo”.
Tra i ricordi c’è un aneddoto su Mario Draghi, un incontro fatto di dubbi e ironia con un “uomo intelligente”. I due si scambiavano messaggi in codice: “le fragole sono mature”, scriveva Grillo, e Draghi rispondeva “i mirtilli ancora no”.
Sull’attualità, il giudizio su Roberto Vannacci è tagliente: “È come una decalcomania, più ci sputi, più si appiccica”. L’europarlamentare replica subito: “Caro Grillo, continua pure a sputare…”. Su Sigfrido Ranucci, Grillo dice che certe inchieste sembravano costruite per arrivare a un punto prestabilito, ma precisa di non dare giudizi perché ha “poco interesse per queste vicende”.
Grillo è dunque tornato a farsi sentire, ma solo sul piano mediatico, non su quello politico.


