Una storia familiare che attraversa oltre quarant’anni di storia italiana, tra l’Unità d’Italia, la lontananza dalla propria terra e il desiderio di tornare a casa. È quella raccontata dal Prefetto Armando Forgione nel libro Arrivederci, ma quando… Memorie di un frate errante, che sarà presentato venerdì 25 settembre, alle ore 18, nella Sala Ciriaco De Mita del Carcere Borbonico di Avellino.
All’incontro, alla presenza del Ministro dell’Interno, Prefetto Matteo Piantedosi, parteciperanno il giornalista Rai Gigi Marzullo, che condurrà l’appuntamento, e Aldo Balestra, caporedattore de Il Mattino, che dialogherà con l’autore. Forgione è Direttore Centrale per le Risorse Umane del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Al centro del volume c’è la vicenda di Fra’ Vitantonio, al secolo Gianfilippo Carsillo, lontano avo dell’autore, nato nel 1842 a Carife. La sua storia personale si intreccia con gli anni successivi all’Unità d’Italia e con i profondi cambiamenti introdotti dal nuovo Stato.
Francescano, Fra’ Vitantonio fu costretto a lasciare prima la famiglia e poi l’Italia per sottrarsi alle nuove norme sulla leva obbligatoria, che avevano cancellato le esenzioni precedentemente riconosciute agli appartenenti al clero nel Regno borbonico. Cominciò così una lunga esperienza lontano dalla propria terra, destinata a durare per decenni.
Il ritorno sarebbe arrivato soltanto nel 1888, dopo un lungo viaggio e dopo le rassicurazioni ricevute dalla famiglia dall’allora ministro di Grazia e Giustizia Pasquale Stanislao Mancini, originario dell’Irpinia. Nel 1887 Mancini aveva infatti fatto sapere ai familiari di Fra’ Vitantonio che si sarebbe andati verso un’amnistia, pronunciando una frase destinata a rimanere nella memoria della famiglia: «Compiuta l’Unità d’Italia mancavano i veri italiani che sono ancora lontani».
Nell’aprile del 1888, finalmente, Fra’ Vitantonio tornò a Carife. Ad attenderlo ci fu l’anziano padre, in un incontro carico di emozione che, secondo il racconto, coinvolse anche la comunità del piccolo centro irpino.
È attraverso questa vicenda privata che il libro affronta anche temi più ampi: il rapporto tra la storia nazionale e quella delle singole famiglie, il valore della memoria e delle testimonianze tramandate nel tempo, il senso delle proprie radici e il legame con la terra d’origine.
La storia di Fra’ Vitantonio diventa così una finestra su un’Italia ancora segnata dalle profonde trasformazioni successive all’Unità, ma anche il racconto intimo di una separazione e di un ritorno. Una memoria familiare che, attraverso la scrittura di Forgione, torna a Carife e in Irpinia oltre un secolo dopo.

