Numerosi i poeti e le poetesse che hanno risposto a quell’invito, dando vita a una raccolta collettiva che porta il nome, semplice e diretto, di “GIULIO”. Ventisette voci diverse, accomunate dalla volontà di affidare alla poesia il compito di custodire una memoria che, a dieci anni dalla scomparsa di Regeni, continua a interrogare la coscienza civile.
Dolore, memoria e resistenza attraversano i testi della raccolta. Perché anche attraverso la poesia il nome di Giulio Regeni continui a essere pronunciato, ricordato e consegnato al futuro. Un messaggio ribadito con forza nella dedica “A Giulio, la cui luce nessun buio ha potuto spegnere del tutto”. Parole diverse, ma unite da un filo comune: il ricordo di Giulio e la richiesta di non lasciare che il suo nome venga consegnato all’oblio con la speranza che i versi possano arrivare alla famiglia di Giulio. Ad aprire la raccolta “una lettera immaginaria – spiega Emanuela – che scrissi, in occasione della sua morte, per restituire, anche solo per un momento, l’idea di una traccia vocale, eppure senza verbo e fiato, tra Giulio e sua madre. Non vuol essere un atto di presunzione, prendetelo come una carezza di tenerezza necessaria, insieme al resto di tutte le voci poetiche, che ringrazio, per l’esempio di empatia profonda che hanno messo in campo”.
“Piegato sulle ginocchia, quasi rotte – scrive Sica . ma ancora capaci di sostenermi, appoggio la faccia all’umidità del muro. Non so perché ma l’odore mi riporta indietro negli anni, al muschio che raccoglievo con papà. Ai pezzetti di bosco e pietruzze messi nelle tasche. Alla scoperta della vita che brulicava nonostante il gelo, la neve. Il sentiero delle favole, i miei passi tra le querce e mi sembra di risentire il crepitare delle foglie sotto gli scarponi, mi accompagnano melodicamente e mi liberano da questo vuoto di rumore. Se così deve andare andrà. Non ho colpa di questa fine e se mai ve ne fosse non sarebbe la mia. La schiena è un campo di battaglia, un sepolcro di torture. Ti prego, carezzami la fronte, cantami quella canzone che ora non riesco a pronunciare, tanto la bocca è gonfia di sangue e i denti saltati. Se puoi respira per me, la nausea risale sino a bloccare l’aria. Le botte, selvagge, con lame e bastoni, mi hanno devastato con scientifica precisione, quasi giocassero a scacchi, nel giro di pochi secondi, per farmi parlare”.
“Rischiara la trama buia/che non appartiene/chiama la luce con tutti i nomi/poveri e senza sangue/altissimi e cristallini/Sei qui/contro tutto questo vento” scrive Silvana Pasinisi. A porre l’accento sulla sofferenza senza fine della madre Elena Deserventi “Il cielo arde d’attesa/ma al mondo in pianto alla madre dal buio sorpresa/lascia un canto/di luce/dal destino immortale”. Poichè “tutti abbiamo una madre – ci ricorda Ottaviano De Biase – eccola, la riconosci avvolta/in quello scialle nero, lei/sempre nella tempesta/con dentro i nostri occhi e il suo morire” . Una donna, scrive Ile Rampino, “straziata da quel silenzio assordante dentro la propria/anima/e che riempie con labbra tremanti,/pronunciando il nome di suo figlio”. Maria Gabriella Cianciulli si chiede se “È forse straniera la terra/che inchioda le braccia/al silenzio”. Rossella Soldano ci ricorda come è possibile sentire il suo dolore “Ogni colpo che hai avuto lo sento/ogni tuo grido mi assorda/Il tuo corpo straziato è stato raccolto/è pace per te/per chi rimane, non per chi non ti scorda, no”. Costante il richiamo a parole come verità e giustizia, luce e buio “Fosti scintilla di un gran fuoco- scrive Michele Vespasiano – Fiamma giovane. Succinto bagliore./Poi solo il buio di un muto dolore”. Stefano Acierno ricorda che “L’orrore ci è piovuto addosso, denso,/e non andava via”. Lucio Barizza pone l’accento sulla forza della sua lezione “Un filo d’oro attraversa il deserto,/sottile come un pensiero che resiste. Cammina tra ombre antiche,/cercando verità sepolte sotto le pietre”. Poichè, scrive Layla Giglio, “l nostro corpo è l’eredità vivente,/dell’Amore, che ci ha lasciato”. E la verità non potrà che essere più forte del silenzio, come scrive Angela Caputo “Mai smetteremo/di pregare contro/ogni male e ingiustizia./Il tuo sorriso,/Giulio, spezzerà/le catene del silenzio”. Un silenzio che fa rumore, come scrive Anna Onamor “Oggi è disarmante il silenzio/c’è un pianto che ha il rumore/dei tuoi passi,/l’eco della tua voce/accompagna il mio errare/in questo andare a strappi”. E si può ascoltare, scrive Teresa Di Bari “il rantolo di stelle/nel sudario del cielo”. Versi che sono anche di forte denuncia nei confronti del sistema “Non più deserti lontani,/ma corti di ferro e menzogna,/dove il potere banchetta con il sangue degli innocenti./Giulio cercava verità tra le pieghe del lavoro sfruttato,/e trovò la ferocia travestita da ordine./O governanti, sazi di paura e protocolli,/quali leggi vi assolvono le mani?” scrive Cinzia Coppola. Verità sembra diventare sinonimo di vita “Riecheggi. Respiri – scrive Maria Rosaria Di Sisto – Resisti/sulla linea orizzontale della luce/che ti rammenda lo strappo./C’è un giallo che ripete il tempo del sole/a ogni alba rivelatrice, per verità, per vita”.
Hanno partecipato Silvana Pasanisi, Elena Deserventi, Ottaviano De Biase, Marco Masciovecchio, Antonio Califano, Maria Gabriella Cianciulli, Anna Rita Merico, Marzia Sirio, Rossella Soldano, Michele Vespasiano, Bruno Caravella, Loriana Prasciolu, Stefano Acierno, Lucio Barizza, Layla Giglio, Angela Caputo, Maria Teresa Bari, Lucia Lascialfari, Anna Onamor, Ilde Rampino, Michele Carniel, Mariarosaria Di Sisto, Valerio Gallerati, Teti Massimo, Selene Pascasi Santini, Cinzia Coppola e Domenico Frontera.
La raccolta può essere scaricata gratuitamente attraverso la pagina Facebook di Plenilunio, dove è disponibile il link al volume.

