L’Archivio di Stato di Avellino sempre più protagonista del panorama culturale cittadino, autentico laboratorio di idee e scrigno di memoria. La conferma arriva dalla Domenica di Carta, iniziativa promossa dal Ministero della Cultura, che ha aperto le porte delle Biblioteche e degli Archivi dello Stato.
Dalla scoperta del patrimonio custodito al confronto dedicato alla “Documentazione sull’ordine Costantiniano conservata presso l’Archivio di Stato di Avellino”, illustrata dal direttore dell’Archivio di Stato Lorenzo Terzi con l’intervento di Gianluigi Gaetani dell’Aquila d’Aragona, Delegato per Napoli e la Campania del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. Punto di partenza dell’analisi alcuni fascicoli appartenenti ai fondi archivistici “Atti demaniali” e “Regia Udienza di Montefusco” e una pergamena tratta dal fondo diplomatico dell’Archivio di Stato di Avellino. “L’ordine Costantiniano esiste ancora oggi – ha spiegato Terzi – è un ordine cavalleresco che ha un’ antichissima origine, risalirebbe addirittura a Costantino il Grande. il gran magistero di quest’ordine sarebbe passato anche a Marino Caracciolo, il principe di Avellino dal 1623 per poi tornare ai Comneno e ai Farnese. Mi sono soffermato su tre incartamenti ed una pergamena che si trovano qui all’Archivio di Stato di Avellino e riguardano diversi affari dell’ordine Costantiniano legati a commende e nomine di persone. Il re Borbone era il Gran Maestro, l’Ordine costantiniano era, dunque, l’ordine della famiglia dei Reali e ricompensava uomini e donne vicini alla corte con commende e benefici. Oggi l’ordine Costantino esiste ancora ma ha altre finalità di tipo religioso, nel segno della solidarietà. Ma è chiaro che la Domenica di Carta diventa l’occasione per far conoscere la varietà, la ricchezza dei documenti che sono custoditi nelle sale dell’archivio, sale che custodiscono un patrimonio ricchissimo”.
Di forte suggestione anche l’incontro dedicato sabato scorso a “Napoli romantica. 1830-1848” di Edmondo Cione con Lorenzo Terzi, direttore dell’Archivio di Stato di Avellino ed Emilia Cione, figlia di Edmondo, nonché curatrice della riedizione del volume. Un confronto concluso da una singolare performance del gruppo di ballo “Danzando nel tempo”, a cura del Maestro Rosario Forestiere.
E’ stata l’occasione per ricordare Edmondo Cione (1908-1965) singolare figura di storico della filosofia, critico letterario, politico e accademico. Prima allievo, poi avversario di Benedetto Croce, osteggiò inizialmente il fascismo, salvo avvicinarsi a Mussolini nel periodo della Repubblica Sociale Italiana. Subì senza troppi danni la successiva epurazione, tornando all’attività di docente nelle scuole e presso l’Università di Napoli, nonché all’attività politica, dapprima nell’Uomo Qualunque, poi nel Movimento Sociale Italiano, infine nella Democrazia Cristiana. Non rinunciò, peraltro, a cimentarsi nel campo della scrittura e della polemica storico-politica.
Al centro di “Napoli romantica” la crisi provocata a Napoli dallo scontro tra l’ultimo tentativo di reviviscenza borbonica promosso da Ferdinando II e le aspirazioni liberali e nazionali affioranti dal fermento della cultura e dell’anima romantica, crisi che raggiunse il suo culmine più drammatico con la rivoluzione del 1848.
Pubblicata dapprima nel 1942, più volte riedita e rimaneggiata dall’autore, l’opera ha visto nuovamente la luce nel 2019 a cura e con introduzione di Emilia Cione



