di Ernesto Caprio
Mi scuso per aver coniato una nuova parola, ma non ho trovato un termine sintetico per indicare un fenomeno, su cui vorrei attirare l’attenzione . Si potrebbe obiettare che i due termini sono in qualche modo sinonimi e quindi l’interrogativo è del tutto superfluo, ma, non essendone affatto convinto, cercherò di arrivare ad una maggiore consapevolezza anche attraverso qualche riferimento di base di storia economica.
Il secolo scorso è stato caratterizzato da due idee contrapposte di organizzazione sociale: liberalismo economico e comunismo; la lotta per l’affermazione dell’uno sull’altro ha caratterizzato la convulsa e sanguinosa storia del secolo, detto anche “secolo breve”. La seconda guerra mondiale ha determinato una spartizione mondiale di influenze di assetti politici, che nel secolo attuale si mescolano e si ristrutturano in sperimentazioni di nuovi sistemi politico-economici; mi riferisco in particolare alla Russia ed alla Cina, ma tutto il mondo è in subbuglio alla ricerca di un assetto che risponda e soddisfi alle grandi crisi alle quali il pianeta sta andando incontro: crisi energetica, ambientale, esaurimento delle risorse. Conseguenze di questo travaglio mondiale sono le sempre più numerose guerre che insanguinano il pianeta, che saggiamente il compianto Papa Francesco fin dall’inizio del suo papato indicò come “terza guerra mondiale a pezzi”.
Il capitalismo, seguito alla rivoluzione industriale, è stato sicuramente un volano di sviluppo molto efficace della società e della vita dell’uomo ed ha determinato una trasformazione profonda e rapida delle abitudini di vita consolidatesi in secoli di storia. Per sintetizzare si è passati da un’economia agricola ad un’economia industriale, dove, con grande impegno e sacrifici, operai e padroni hanno lavorato insieme: anche se con momenti dialettici per spinte contrapposte hanno avuto come obbiettivi la crescita e l’espansione dell’impresa industriale. Il sistema economico sviluppatosi in tale realtà ha sempre più rafforzato il ruolo della finanza, cioè del meccanismo di sovvenzione e quindi di guadagno derivante dal supporto economico all’impresa per il suo sviluppo, sempre più immerso in una concorrenza globalizzata.
Agli inizi del secolo scorso si affermò in un grande paese, quale la Russia, il comunismo: un’organizzazione sociale alternativa al capitalismo, che poneva al centro della sua filosofia la soddisfazione dei bisogni sociali della comunità. Naturalmente questa novità mostrò subito una spiccata tendenza a diffondersi nel mondo, generando di conseguenza apprensione in chi temeva di perdere la propria supremazia economico-sociale, anche e soprattutto per la consistenza ed importanza storica che la Russia aveva avuto sia in occidente che in oriente – altrettanto non era avvenuto per la già compiuta Rivoluzione messicana -.
L’uomo ha sempre vissuto nella consapevolezza dei propri limiti: l’antropologia culturale e la storia ci hanno sempre testimoniato la credenza dell’uomo in divinità, che governano la vita degli umani e della terra in assoluto; in conseguenza tutta la vita sociale era permeata di questa consapevolezza, divinizzando regole morali ed etiche, di comportamento sociale e personale.
Ora, mentre il comunismo nella sua prima e più pura accezione ha negato ed addirittura vietato il concetto e la pratica religiosa, estromettendoli dalla vita sociale, il capitalismo fin dalle sue origini si è mosso all’interno di questa visione culturale, cercando anche di risolvere alcune contraddizioni che si manifestavano.
Per il potere finanziario la religione come collante sociale, come stella polare della società, ha ragione di esistere, ma gli è più consono introdurre un nuovo dio, che esso stesso impersona: il dio denaro. Fino a qualche anno fa ancora si usava dire che “il denaro è lo sterco del diavolo”, ma oggi questa affermazione suonerebbe come una bestemmia.
Le conseguenze di questa dimensione così totalizzante della vita sociale credo che siano sotto gli occhi di tutti, e sempre più; il mio unico augurio è che non portino alla distruzione irreversibile del pianeta e comunque della singola vita di ciascuno di noi.

