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8 marzo, combattere la violenza: dalla rivoluzione morale alle politiche governative

Susanna Tamaro nel suo bellissimo libro ( Va’ dove ti porta il cuore) così scriveva: “ stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta”. Ascoltare le parole del cuore, sognare ad occhi aperti, sentirsi immortale senza porsi tanti interrogativi e senza porre sotto assedio il cuore è possibile solo negli anni della magica follia perché il cuore è una sorgente che scarica amore e odio. Oggi, come ben sappiamo, il costo della non pace ha superato il livello di guardia. E’ estremamente urgente un intervento umanitario per arginare le drammatiche conseguenze di un odio radicato e tramandato di generazione in generazione. Il compito, riconosciuto da sempre alle donne, di educare la propria prole, è dunque quanto mai essenziale. I principi di uguaglianza e fratellanza saranno tanto più efficaci quanto più le donne sapranno fare breccia nelle giovani menti avvalendosi del loro infrangibile e insostituibile cuore.                                                                                                          

Diciamo subito che l’8 marzo è certamente un giorno importante in cui si celebra la forza delle donne e l’arduo cammino di emancipazione e di parità che non è ancora terminato. La festa ha un’origine piuttosto triste e il vero significato del dono floreale è, in un certo senso, quello di chiedere scusa alle donne per i soprusi e le violenze di cui  sono ancora vittime. Pare, ormai, assodato che sono solo leggende quelle che vogliono associare questa data ad un incendio avvenuto agli inizi del secolo scorso in una fabbrica tessile americana, durante il quale perirono 129 operaie. Tutto, comunque, cominciò negli Stati Uniti dove il 3 maggio 1908 le donne socialiste organizzarono il primo Woman’s Day al Garick, teatro di Chicago. Visto il grande successo ottenuto, la conferenza venne replicata tutti gli anni. La festa della donna uscì dai confini americani nel 1910. Furono la guerra mondiale e la rivoluzione bolscevica ad imporre a tutto il mondo la data dell’8 marzo. L’Italia cominciò a festeggiare il giorno della donna regolarmente solo molto più tardi, a partire dal 1945. Fino ad allora non si era mai sentito parlare della giornata internazionale della donna.  Solo dopo qualche anno, il 2 giugno 1946, le donne italiane hanno diritto al voto partecipando al referendum che sanziona la nascita della Repubblica. Il primo gennaio 1948, quando entra in vigore la Costituzione, si apprende con entusiasmo che alcuni articoli ( 3- 29- 37- 48 ) riguardano le donne. Nell’aprile del 1975, con il nuovo diritto di famiglia, viene rafforzata ulteriormente la parità uomo-donna. Ci volle tempo in Italia, 1981, per cancellare l’infamità del “delitto d’onore” ma anche del “matrimonio riparatore”. Sarebbe, comunque, troppo lungo fare il quadro dell’evoluzione dei diritti delle donne nella Unione Europea dal  1995 ad oggi, anche perché la conquista dei diritti umani delle donne è anche conquista dei diritti culturali delle stesse, come definito nella conferenza dell’Unesco a Stoccolma. Qui, in sede europea, viene riconosciuto e valorizzato per la prima volta nella primavera del 1998 l’apporto delle donne alla produzione culturale, artistica e scientifica. Oggi, almeno nel mondo occidentale, la donna esercita indistintamente tutte le professioni degli uomini ed occupa dei posti importantissimi, anche se l’uguaglianza sociale, economica e politica tra uomini e donne è ancora lontana dall’essere raggiunta. Esse, infatti, nonostante abbiano da tempo messo in cantina l’anacronistica massima decantata dagli antichi Romani “domi mansit, lanam fecit”, non hanno per fortuna nessuna intenzione di rinunciare alla sfera del privato. Il quadro si presenta a tinte  fosche  nei paesi del Terzo Mondo. Qui, negli ultimi 40 anni, si è verificato un fenomeno noto come “femminilizzazione della povertà” per l’alta percentuale di donne che vivono sotto la soglia di povertà. Inoltre, ancora oggi, in pieno XXI secolo, in molti di questi paesi le donne, come quelle fantasma di Kabul, vivono sotto una legge di ferro implacabile che prescrive, tra le tante incivili norme da rispettare, l’orribile pratica dell’infibulazione. Guardando nella scia del tempo, appare chiaro che la riscoperta del genio femminile è, purtroppo, molto recente. La letteratura greca e quella romana, infatti, presentano un quadro davvero poco edificante della donna. Euripide, Platone ed Aristotele la pongono in stato di netta inferiorità rispetto all’uomo. Marziale, Plauto e Giovenale la condannano a vivere in una situazione di perpetua soggezione. Esclusa dallo spazio pubblico, nell’antica Grecia la donna non riveste alcuna carica di responsabilità; con il Diritto Romano e la figura del pater familias, questa mancanza di responsabilità si estende allo spazio privato. Un percorso, comunque, quello delle donne, sempre in salita e  in solitudine, spesso compagna di viaggio della loro esistenza. Un panorama, questo, in cui la diffidenza fa certamente capolino. In questa giornata le donne si incontrano per dibattere di questioni importanti, quali il femminicidio, anzi umanicidio, la violenza sessuale, il valore assoluto della vita e i casi pietosi che commuovono ed influenzano le decisioni serie e razionali della politica, i crimini di guerra, lo stupro, la prostituzione forzata, l’infibulazione, e di tante altre forme di violenza di pari gravità che restano ancora irrisolte.  Eppure sono forme di violenza antiche quanto mai, sempre più attuali e in continuo aumento, che accadono intorno a noi, ci coinvolgono e ci rendono, per qualche verso, corresponsabili. E non si sa se il rimedio sia nelle politiche governative o nella rivoluzione morale della società sempre rinviata, persino derisa, comunque mancata.

Dora Garofalo

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