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La Lega, fondata da Bossi nel 1982, nacque come Lega autonomista lombarda. Nel 1991 si federò con altri sei movimenti autonomisti del Nord, assumendo il nome di Lega Nord per l’indipendenza della Padania. Ideologo del movimento fu il filosofo politologo Gianfranco Miglio, sostenitore della trasformazione dello Stato in senso federale, fino alla clamorosa rottura del 1994. Ebbe un discreto successo elettorale nel Nord e approdò in Parlamento. Si alleò con Berlusconi e nel 1994 andò al governo rimanendovi per tutto il periodo berlusconiano senza mai rinunciare al suo progetto di secessione del Nord dalle altre regioni d’Italia al grido “Roma Ladrona” e “Meridionali fannulloni”. Il potere che, spesso, corrompe (come oggi sta accadendo ai 5 Stelle) toccò il vertice del movimento e lo stesso Bossi è stato condannato, in via definitiva, per truffa e il partito a risarcire allo Stato 49 milioni di euro. A Bossi subentrò Maroni nel 2012 e dal 2013, Salvini che, nel giro di pochi anni, ha cambiato volto al partito rimuovendo, nel 2017, perfino la parola NORD dal simbolo e sposando le tesi sovraniste di movimenti antieuropei e nazionalistici come quello di Le Pen e di Orban e accreditandolo nel resto d’Italia con una narrazione populistica fatta di slogan, di promesse, di facili ed illusorie aspettative solleticando le paure, il bisogno di sicurezza, l’odio verso l’immigrato e il diverso e le pulsioni meno nobili dell’animo umano degli elettori più indifesi. Il partito sovranista di Salvini non è quella federalista e liberale di Miglio e si è attestato su posizioni estremiste di una destra rozza, xenofoba, euroscettica, antieuropea senza mai abbandonare il disprezzo verso i meridionali che è parte costitutiva del suo DNA e, come scrive Saviano su Repubblica “storicamente compromesso da una lotta per anni razzistica nei confronti del sud d’Italia. Il sovranismo è “la posizione politica di liberare i governi nazionali da vincoli esterni come i trattati e organizzazioni internazionali” (dizionario Treccani) e quindi è di per se stesso antieuropeo. Quanto, poi, al popolo, sempre invocato da Salvini come mandante del suo “apostolato” politico, è bene intendersi. Il “popolo” non è quello che lo applaude e mette i LIKE ai suoi post, o che lo corteggia o lo osanna ma, più correttamente, quello richiamato dall’art. 1 della nostra Costituzione: “l’insieme di tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Esattamente il contrario di quello cui si riferisce il “plurifelpato” Salvini che si sottrae al rispetto delle leggi nella presunzione – vergognosa per chi vorrebbe governare l’Italia – che esse possono essere violate in presenza di un “interesse generale” che poi verrebbe determinato dalla sua stessa maggioranza, con ciò creando, di fatto, una licenza di poter contravvenire alle leggi e, per se stesso, un gravissimo vulnus per la democrazia liberale. Al rispetto della legge non si può sottrarre nessuno e, meno che mai, chi riveste un’altissima funzione pubblica.

Quanto all’antimeridionalismo, la radicale autonomia, compresa quella fiscale, di alcune regioni del Nord (Lombardia e Veneto) che il Parlamento si appresta a votare sono l’ultimo esempio di cosa pensa la Lega delle regioni del Sud. I meridionali, che sono di memoria corta e pronti a saltare sul carro del vincitore, a cominciare da una pessima classe dirigente che nella politica trova spesso il suo tornaconto, dovrebbero ricordare che passare in massa da un Unto del Signore, ad un rottamatore (in Sicilia 61 seggi su 61 conquistati da Berlusconi- in Campania i milioni di voti prima a Lauro, poi a Gava e poi  a Di Maio) ed ora ad un uomo nuovo che promette la luna è un inganno illusorio e, prima o poi, causa di delusione e di dolore. Non dovrebbero mai dimenticare le espressioni – solo le più esplicite- che questo personaggio (ed omettiamo, per carità di patria, quelle dei suoi collaboratori alla Borghezio!) ha avuto nei loro confronti: “Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i meridionali” (Pontida 2009): “Sono troppo distanti dalla nostra impostazione culturale, dallo stile di vita e dalla mentalità del Nord. Non abbiamo nessuna cosa in comune. Siamo lontani anni luce.” (dic. 2014)  “I meridionali stiano senza l’euro, non se lo meritano” (2°12). “Bloccare l’esodo degli insegnanti precari meridionali al nord”. (2014). “Chi scappa non merita di stare qui lo considero un fannullone. E non è un caso che siano africani o meridionali ad andarsene, gente senza cultura del lavoro” (2014). Le offese diventano, poi, triviali e volgari quando si riferiscono ai giovani: “… ci siamo rotto i coglioni dei giovani del Mezzogiorno, che vadano a fanculo… Al Sud non fanno un emerito cazzo dalla mattina alla sera” (Congresso dei giovani padani 2013). Le parole per Salvini valgono una settimana ma servono a qualificare un personaggio e non appartengono ai politici che vogliono accreditarsi come statisti ma a spregiudicati arruffapopoli.

di Nino Lanzetta

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