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I giovani e le vie della rinascita

La preannunciata presenza a Napoli, per il prossimo 18 febbraio, di Mattia Santori e Jasmine Cristallo, esponenti delle sardine, ripropone non pochi interrogativi all’interno del dibattito socioculturale e politico italiano degli ultimi mesi. La presenza delle sardine a Napoli, ancora una volta sarà l’occasione per togliere a Salvini l’esclusiva presenza sulle piazze e in ordine di tempo su quelle partenopee. Sarà anche un evento che ribadisce la volontà del movimento delle Sardine di costituire una “staffetta” che parte dal Nord per arrivare al Sud, per approdare prima a Taranto e poi a Lecce. Questo tour, al di là degli aspetti organizzativi più appariscenti, viene organizzato per stare accanto agli operai Whirpool il cui tavolo delle trattative non ha dato i risultati necessari. L’attenzione nel neonato movimento si estende anche ai tanti lavoratori in difficoltà, dalla Tirrenia ad Almaviva, dalla Conad agli operatori sociosanitari dell’Ospedale del Mare. L’obiettivo della mobilitazione è la difesa della centralità del lavoro e il richiamo forte alla politica per assumersi le proprie responsabilità. Potrei continuare nel sottolineare altri spunti programmatici, ma credo opportuno tentare una serena e responsabile considerazione circa il ricorrente interrogativo da più parti avanzato – da alcuni per faziosità, da altri con sincera preoccupazione per la sorte del movimento – inerente una proposta organica e compatibile in ordine alle tante emergenza economiche e sociali della nostra comunità nazionale. Ebbene questa domanda di chiarezza, di per se legittima ed urgente, si rivela comunque ingenerosa e frettolosa. Perché? Soprattutto per noi, e non siamo pochi, che abbiamo vissuto il 68, il terrorismo, tangentopoli ed altri accadimenti di rilievo che hanno caratterizzato la storia civile, sociale e politica italiana dell’ultimo cinquantennio. Perché a questi giovani coraggiosi non abbiamo saputo dare quel necessario accompagnamento formativo per la loro integrale crescita – umana, sociale e spirituale -. Non li abbiamo accompagnati con la nostra scuola, con le nostre famiglie, con le nostre parrocchie. Probabilmente questo loro sincero e scarsamente programmatico protagonismo lo hanno attinto dalle generose realtà del volontariato tanto lodelmente presenti sui nostri territori e da qualche eletta figura di presbitero che, all’interno della sua parrocchia si è impegnato sulla difficile e solitaria via della formazione all’impegno sociopolitico, nell’alveo prezioso della dottrina sociale della Chiesa. Perché, allora, chiedere di più; perché insinuare continuamente e nefastamente il dissolvimento del neonato movimento o la sua fagocitazione da parte di qualche partito. Perché noi adulti, con umiltà e responsabilità, non abbandoniamo la nostra comoda poltrona di pensionati e offriamo qualche credibile e maturata indicazione programmatica e politica per allenare questi giovani su piste progettuali possibili all’interno di un dibattito, culturale e politico, nauseante e funzionale solo agli interessi personali o di gruppo degli attuali detentori del potere, in perenne campagna elettorale, ossessionati solo dalla permanente demolizione dell’avversario? Se a questo onesto e disinteressato contributo intergenerazionale si somma la freschezza giovanile della loro capacità di mobilitarsi – sempre insieme – probabilmente i paventati rischi di dissolvimento o fagocitazione potranno essere evitati. Probabilmente, infine, dall’osmosi generosa e progettuale dei saperi esperienzali vecchi e nuovi, la via italiana della rinascita civile, economica e sociale, potrà delineare concretamente un futuro migliore.

di Gerardo Salvatore

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