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La storia si riscrive ripartendo da Sud

Il Sud è alle prese con un delicato passaggio epocale che lo sta vedendo confinato nel cono d’ombra della storia. La “crisi nella crisi” che lo tormenta impone uno straordinario balzo per evitare di scivolare nel baratro. Ci ha pensato la Svimez, in questi convulsi giorni di agonia che vive il Vecchio Continente, con l’Europa del Nord contro l’Europa del Sud, a fare un refresh sull’involuzione di un Mezzogiorno che deve fare, di giorno in giorno, i conti con un presente denso di criticitá, a cominciare dalla crisi pandemica. Di un Sud, assente ingiustificato nella disordinata agenda politica di un Paese profondamente lacerato al suo interno, vittima anche di se stesso, della sua classe dirigente, del ceto politico, che si ritrova spesso ad essere denunciato soltanto nei suoi mali vecchi e nuovi. Di Sud, di Mezzogiorno, nelle future scelte del Paese, neanche l’ombra. Eppure la storia si “riscrive” ripartendo da Sud. E la storia del Sud è tutta da riscrivere, e non può certamente cominciare con “c’era una volta il Mezzogiorno”. La storia del Meridione é scritta nel cuore della storia d’Europa. E’ questa la prima lezione che dovrebbe imparare una classe politica incolta, non semplicemente per vincere le elezioni e intestarsi una vittoria di Pirro in un Paese che non è ancora Nazione, ma per provare a voltare pagina nel racconto stucchevole di un’Italia divisa tra demagogia e populismo, giovanilismo e illusionismo. “Il Mezzogiorno è il problema di tutti”. Se questo comincia a diventare il titolo a nove colonne del Paese Italia, ad essere redento non sarà soltanto il martoriato Meridione, la cui condizione é di sospensione tra salvezza e perdizione, ma un Paese intero che “senza” un orizzonte unitario deve necessariamente ritrovare se stesso. Nel titolo deprivante di “un Paese senza”, che si staglia nel cielo di questa Italia alla deriva, la centralità del Mezzogiorno nella storia dell’Europa non è invenzione dei meridionalisti, tanto meno degli europei meridionali, che qui e ora sono chiamati a riconquistare l’orgoglio di chi vuole continuare ad abitare la propria terra. La dignità e l’orgoglio di un Sud che si rimette in piedi, che va a coinvolgere la stessa idea di Europa chiamata a riscoprire le proprie origini, l’epos della sua nascita. Al Vecchio Continente serve ritrovare le proprie radici nelle “profondità” di un Sud e di un Mediterraneo che è un fare ritorno alle origini, il che significa leggere il presente abbandonando la lente deformante dell’economicismo e del dirigismo tecno-finanziario Non é difficile cernere e discernere la storia sintetizzando come l’origine e l’evoluzione della crisi europea vanno di pari passo con una morale non più umanistica, ma mercantile. La crisi europea, come ha scritto Emil Cioran, grande visionario del Novecento, è “il risultato dell’inaridimento della vita spirituale, del trionfo nel quotidiano degli uomini della vana ricerca del profitto e dell’ingordigia economica”. Cosí la salvezza, che si puó intrecciare nei non opposti destini tra Europa mediterranea ed Europa del Nord, diventa l’unica possibilità, oggi, per un Sud precipitato così a fondo e dallo stesso freddo precipizio di indifferenza rischia di precipitare l’Europa intera.

di Emilio De Lorenzo

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