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L’anno più lungo di Salvini

Il ritorno di Salvini al Papeete è stato meno trionfale della prima volta. Forse è tornato per riordinare le idee, un po’ confuse e ripetitive. E per affrontare l’anno più lungo. Quello che va da ora al 2 luglio 2021. Cioè l’inizio del semestre bianco, quando non sarà più possibile sciogliere le Camere. Nel cielo della “Lega per Salvini premier” si addensano molte nubi, tra cui diverse inchieste della magistratura, una delle quali sta riguardando i due revisori dei conti leghisti già presenti nell’inchiesta sui 49 milioni di euro scomparsi. Anche sul fronte interno non è che le cose vadano poi tanto bene. L’emergere – almeno fino a questo momento – di Zaia come figura politica spendibile a livello nazionale è un elemento nuovo. E certamente preoccupante per l’attuale leader, che non ha mai avuto competitor interni. Il governatore del Veneto potrebbe diventare il punto di convergenza dei vari malumori che stanno da mesi attraversando il corpaccione del Carroccio. La forte perdita di consensi rispetto allo scorso anno. Le proteste dei leghisti duri e puri, orfani dell’indipendenza padana non compensata da alcuno sfondamento al Sud. L’insoddisfacente spiegazione da parte di Salvini della sua improvvisa decisione di affondare il governo con il M5S. La sostanziale emarginazione di alcune figure di spicco vicine all’establishment come Giorgetti e altri, rimpiazzati sempre più da fedelissimi privi di reale autonomia di giudizio. La linea politica di Salvini, poi, non è riuscita finora a rappresentare una sintesi efficace delle posizioni delle diverse anime del centro- destra, apparso in diverse occasioni clamorosamente diviso. Non bastassero questi già solidi motivi per imporre una revisione della strategia e delle tattiche politiche leghiste, vi è il rischio di un logoramento progressivo assolutamente da non sottovalutare, sottolineato da alcuni degli stessi esponenti di primo piano del partito. Il Capitone continua a girare l’Italia come se si votasse domattina, ripetendo quasi ossessivamente le sue consuete litanie. Eppure il rischio di trovarsi fuori tempo e fuori luogo è presente e forte, a causa dell’incrociarsi di date e scadenze. Esse, infatti – a meno di clamorosi imprevisti – non rendono per niente probabile le tante agognate elezioni anticipate. Prima scadenza, il referendum costituzionale sulla eventuale riduzione del numero dei parlamentari. Avrebbe dovuto svolgersi il 29 marzo, ma il lockdown ne ha imposto il rinvio. Ora è in programma per il 21 settembre. Prima di quella data è impensabile, anche in caso di forti difficoltà dell’attuale governo, che ci si possa avventurare verso elezioni anticipate. Ci si troverebbe di fronte alla fondatissima obiezione che sarebbe un controsenso votare (per 630 deputati e 315 senatori) quando gli elettori, con il referendum, potrebbero preferire la riduzione proposta. In caso contrario, sarebbe eletto un Parlamento subito dopo delegittimato! L’esito referendario, oltretutto, richiederebbe ulteriore tempo per adattare la realtà dei collegi elettorali ai nuovi numeri parlamentari. Tra novembre e dicembre, con la manovra di bilancio da varare, sarebbe assolutamente poco spiegabile il comportamento di chi spingesse verso le elezioni anticipate (e prevedibile esercizio provvisorio, con le ovvie conseguenze negative). Se invece l’offensiva in questa direzione si scatenasse con il nuovo anno, siamo poi sicuri che sarebbe più facile convincere i parlamentari – buona parte dei quali consapevoli che difficilmente saranno candidati o rieletti – ad andare a casa prima ? Non sono certo mancati, già oggi, diversi esempi di soccorso in aula da parte di “responsabili” vari. Niente fa supporre che la situazione possa essere fra qualche mese diversa. E che le potenziali vittime del massacro parlamentare saranno più disponibili a farsi far fuori! Insomma, prima del 2 luglio 2021 – inizio del semestre bianco, nel corso del quale le Camere non potranno essere sciolte – non sarà facile andare ad elezioni anticipate. Specie dopo il trionfale ritorno di Conte da Bruxelles.E chi volesse provocarle, dovrebbe ricordare una legge non scritta: non è mai accaduto in politica che, chi ha scosso l’albero, ne abbia poi raccolto i frutti !

di Erio Matteo

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