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Aiuti Ue, non si dimentichi il Mezzogiorno

Mentre il governo prepara il prolungamento dell’emergenza fino ad ottobre, la prospettiva dell’utilizzo degli ingenti aiuti dell’Ue ha creato enormi attese fra i responsabili di corporazioni e lobby. Clamoroso, addirittura, il caso di Confindustria. Prima, partita lancia in resta con il suo nuovo Presidente Bonomi che aveva accusato la politica di fare più danni del Covid. Ora, annusata l’aria, gli industriali sperano di potersi avvalere di prestiti e contributi. Atteggiamento condiviso perfino dalle industrie del nord- est vicine alla Lega. La loro posizione cozza con la linea intransigente di Salvini. E rischia di essere una brutta grana per il Capitone. Si sono risvegliati e moltiplicati dappertutto imprenditori e impresari, cooperative e consorzi, consulenti e finanzieri, mediatori e mezzani, facilitatori e affaristi, che si stanno leccando i baffi al pensiero di partecipare alla divisione della torta miliardaria. Non meno affannosa la corsa dei politici a posizionarsi a favore della realizzazione di opere importanti per i loro collegi. E perciò di risultati utili alla loro rielezione. Insomma, i miliardi dell’Ue sembrano aver risvegliato appetiti e desideri come non si era mai più visto negli ultimi anni. Una frenesia che, per la varietà delle proposte finora avanzate dalle forze politiche, sembra non fare i conti fino in fondo con i rischi di un italico, antico vizio. Quello di spendere “a pioggia”. Senza alcuna visione organica dei problemi. O in maniera incontrollata. Un primo rischio è rappresentato dalla varie mafie e camorre, notoriamente più veloci dei potentati legali nel lanciarsi in nuovi business, peraltro agevolati – nel caso specifico – da semplificazioni di passaggi e procedure. Al netto di questo, tuttavia, il cammino di Conte nel varare progetti di ampio respiro appare non facile, soprattutto sotto due profili. Quello della governance, cioè delle strutture abilitate ad esaminare e a dare il via libera ai diversi interventi. Non a caso, già nei giorni scorsi si è aperto un fuoco di fila di proposte e di richieste. Scontate (anche se differenziate) le posizioni di Salvini e della Meloni, non ha sorpreso la volontà espressa da Berlusconi “che l’opposizione, pur nella distinzione dei ruoli, sia davvero coinvolta nelle decisioni che disegneranno l’Italia del futuro”. La richiesta di coinvolgere il Parlamento è condivisa anche da IV e da parte del Pd (presentatore in Senato di una mozione per l’istituzione di una apposita commissione straordinaria) mentre sono state avanzate diverse proposte di svolgimento – ad agosto ! – di un dibattito parlamentare sulla destinazione dei fondi europei del Recovery Fund. Insomma, l’atmosfera minacciava di divenire incandescente, considerati gli interessi economici e politici in gioco. Con il rischio per lo stesso premier di rimanere prigoniero della fitta ragnatela delle diverse posizioni, che andavano anche al di là della stessa dialettica maggioranza – opposizione. Perciò si è dimostrata opportuna la sua scelta di mantenere a livello di esecutivo la regia dell’operazione, con un Comitato interministeriale per gli affari europei (presieduto dall’omonimo ministro). Così come il gradimento per un ruolo attivo del Parlamento. Meno convincente, anche se politicamente spiegabile con la volontà di coinvolgere altre forze) appare la soluzione di due commissioni parallele, una alla Camera (da affidare magari a FI), l’altra al Senato. L’ulteriore necessità da soddisfare è che le spese siano orientate allo sviluppo e non all’assistenzialismo. E coerenti con gli obiettivi Ue. Essa appare ancora più irta di ostacoli per il premier Conte. Le forze politiche già si stanno scatenando nelle più varie proposte di utilizzo dei fondi, dall’abbassamento delle tasse alle Olimpiadi Milano-Cortina. E i governatori si battono per opere pubbliche attese dai loro territori! E’ alto il rischio, insomma, che l’insieme di misure e di interventi somigli a una sorta di disordinato elenco di opere slegate fra di loro. Da ultimo ma non per ultimo, il grande rischio è quello segnalato nei giorni scorsi. E proprio dall’Ue. Cioè non tenere adeguatamente conto del Mezzogiorno, il cui sviluppo è nell’interesse dell’Italia e dell’Europa!

di Erio Matteo

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