Una raccolta che si fa autobiografia, senza mai perdere la capacità di abbracciare l’universale, raccontando la condizione dell’uomo, l’incontro con la natura ma anche l’orrore di ogni forma di violenza. E’ “La Visionaria” di Assunta Sanzari Panza, Vallecchi edizioni. La raccolta sarà presentata il 29 marzo, alle 17.30, al Circolo della Stampa. A dialogare con l’autrice la poetessa Rossella Tempesta e il critico Gualberto Alvino
E’ Davide Rondoni a sottolineare nella prefazione il senso di cui si carica l’opera: «Scrivere significa costruire il linguaggio, non spiegarlo», frase tratta da Max Bense: per la scrittrice il linguaggio è esito e campo di una “costruzione” e non di una spiegazione. Ma quel che il linguaggio costruisce – e lei lo sa bene – non è linguaggio ma vita. Ed ecco la scrittrice gettarsi tra queste pagine, sonore, impetuose, delicate, gettarsi nel linguaggio per costruire una propria biografia profonda (divisa per capitoli che sono indicazioni esistenziali prima che stilistiche). E in questa tensione che quasi stordisce il lettore per gli accumuli di metafore, per la proteiforme capacità verbale, Sànzari Panza vive il suo “meraviglioso fallimento”. Che è il medesimo meraviglioso fallimento dell’arte intera quando, protesa ad afferrar la vita, ne deve riconoscere la maggiore vastità e la imprendibile sperdutezza”.
A tradursi in immagini e parole il desiderio di affrontare la vita, con tutte le sue sofferenze e misteri, evidente anche nel titolo delle sezioni, da “Bios” a “Onirica”, come a contrapporre gli spazi fisici a quelli immaginati. Una ricerca che trae forza dall’attenta ricerca lessicale che gioca sull’abbondanza di nomi e aggettivi, sulla creazione di nuove entità linguistiche e sullo stridore degli ossimori, piegando le parole a significati nuovi, anche grazie a ritmo e musicalità dei versi, dal “chiassoso riverbero di quiete” a “eclissi di colpe accese riaccese”, in un costante abbraccio tra spazi interiori ed esteriori.
Assunta Sànzari Panza, nata a Castelvenere (Benevento), vive in provincia di Avellino, dove svolge la professione di docente. Ha pubblicato testi poetici nell’antologia Chiamata contro le armi, a cura di Nadia Cavalera, su riviste cartacee e in diversi siti letterari, poi raccolti nel volume Lux. Nova et vetera (Robin Editore, 2022) premiato dalla giuria del concorso internazionale «Città di Montevarchi». Della sua opera si sono occupati tra gli altri, Gualberto Alvino e Fiorenzo Toso per «Treccani», Maurizio Soldini, Giuseppe Manfridi e Francesco Tarquini. Di imminente pubblicazione il romanzo dal titolo La bambina si sposò a cinque anni.


