di Marisa Pia Petrillo – Il film “Primavera” di Michieletto racconta il dramma delle orfane della Pietà, sospese tra la prigionia delle convenzioni e la libertà della musica. Ambientato nella Venezia del XVIII secolo, il film dipinge un ritratto vivido e malinconico della vita del tempo. Fin dalle prime inquadrature, i colori tenui e grigi che dominano la scena ne rivelano la profonda inquietudine. A confermare tale sensazione, una macabra scena iniziale vede protagonisti dei poveri gattini gettati e chiusi in un sacco in uno dei tanti canali dell’antica città. Il regista ci comunica subito così un messaggio chiaro: i più deboli, in quest’epoca, sono considerati un peso di cui sbarazzarsi. In un contesto così opprimente, la libertà non è un diritto concesso, ma una conquista che si trova nelle piccole cose: in un gesto clandestino, in un pensiero sussurrato o, come accade per le orfane, nel respiro della musica, unico spazio dove le barriere sociali sembrano svanire.
La narrazione descrive la crescita di Cecilia, interpretata da una talentuosa Tecla Insolia, all’interno del Pio Ospedale della Pietà, istituto veneziano sospeso tra la rigidità di un convento e l’eccellenza di un conservatorio. In questo luogo, dove le madri spinte dalla povertà abbandonano la propria prole nella speranza di un futuro migliore, la musica diventa per la protagonista l’unica via di riscatto. L’incontro con il celebre Antonio Vivaldi, a cui Michele Riondino presta un volto inquieto ed espressivo, segna una svolta profonda. Vivaldi non è descritto solo come un maestro severo, ma come un uomo che riconosce in Cecilia la sua stessa fame di vita; la loro reciproca passione per l’arte e un’intesa fatta di sguardi magnetici diventano le fondamenta di un legame intenso e tormentato.
Il talento di queste giovani, pur nascendo dall’abbandono, si trasforma in pura arte sotto la guida del compositore, capace di vedere oltre le grate del pregiudizio. Tuttavia, questa eccellenza funge paradossalmente da amara vetrina: le giovani donne della Pietà sono infatti costrette a esibirsi dinanzi a nobili e reali che le scelgono come spose in cambio di denaro. Il destino di Cecilia sembra segnato: dovrà essere data in sposa a un nobile e, come richiesto dalle rigide convenzioni del tempo, dovrà arrivare al matrimonio vergine. Tuttavia, in un atto di estrema ribellione e amore, la ragazza decide di concedersi a Vivaldi poco prima delle nozze in una notte impetuosa. Quando la verità emerge, la vendetta del nobile respinto è di una crudeltà inaudita: con la scusa di volerla sentire suonare da vicino, l’uomo le storce brutalmente la mano, cercando di strapparle l’unica cosa che la rende libera: il suo dono musicale. Un colpo di scena inaspettato, quando poco prima del brutale gesto, il nobiluomo sembra quasi essere comprensivo e realmente incuriosito dalla sua musica.
Questo episodio sottolinea come la donna, ma anche l’artista, fossero considerati mera merce. Colpisce, infatti, scoprire come lo stesso Vivaldi sia stato apprezzato veramente soltanto molti anni dopo la sua morte; a quei tempi, anche i grandi maestri venivano trattati come oggetti di commercio, costretti a piegare il genio alle esigenze dei nobiluomini. È triste pensare che la sua salma venne infatti trattata come quella di un semplice uomo, alla stregua delle genti più povere della città, senza un degno riconoscimento.
Particolarmente emozionante risulta il finale del film, dove il dolore si trasforma in coraggio. Grazie all’aiuto inaspettato della severa educatrice — che rivela di essere stata lei stessa un’orfana attraverso il marchio di riconoscimento sulla caviglia — Cecilia trova finalmente la forza di spezzare le proprie catene. Il film si chiude con un’immagine di potente bellezza: la giovane scappa via, lasciandosi alle spalle l’ombra e il silenzio. Correndo verso l’uscita, Cecilia scioglie i capelli al vento e con lo sguardo rivolto a un orizzonte finalmente aperto, respira l’aria della libertà. È in questo momento che la “Primavera” del titolo fiorisce davvero: non è più solo una composizione musicale, ma la rinascita di una vita che ha finalmente trovato il suo posto nel mondo.



