“Coraggio e intelligenza come unica arma da contrapporre ad una società immobile in cui l’etica appare schiacciata dall’ansia di potere”. E’ una lezione che parla al presente quella che consegna il professore Toni Iermano, docente di letteratura italiana all’Università di Cassino, nel confrontarsi con gli studenti del liceo Mancini sulla figura di Leonardo Sciascia, intellettuale inquieto ma profondamente libero, introdotto dalla professoressa Immacolata Pascale. “Fin da giovanissimo – spiega Iermano che conclude con la lezione dedicata a Sciascia un ciclo di incontri sulla letteratura del ‘900, fortemente voluto dalla dirigente scolastica Paola Gianfelice – Sciascia si opporrà a ogni forma di violenza, smascherando il fascismo nella sua quotidianità, a partire da podestà e gerarchi che appaiono in tutta la loro pochezza. Denuncia i piccoli soprusi, i privilegi che contraddistinguono le realtà dell’Italia di provincia. La scrittura diventa così una modalità di contestazione, uno strumento per opporsi alle regole della vita, come trasformismo e servilismo, a ogni forma di omologazione”. Centrale nella sua analisi è “il rapporto problematico con la realtà che non è certo quella che sta davanti ai nostri occhi ma è dentro di noi. Una realtà che, se si usa la ragione, finisce per acquistare significati molteplici”. Lo dimostra un’opera come Le parrocchie di Regalpetra in cui “la rappresentazione del mondo di oppressi di Regalpetra, che altri non è che che Regalmuto, acquista una chiara valenza politica e si affianca alla rappresentazione della mafia come antistato. Un antistato che è funzionale allo Stato attraverso la costruzione del consenso elettorale. Al tempo stesso, Sciascia prende coscienza che più è bassa è la qualità della proposta culturale, più è funzionale alle logiche del ceto dominante e che se si adatta alla società non può fare nulla per cambiarla. Ecco perchè la scuola può svolgere un ruolo centrale, unico antidoto ad un sistema corrotto, al potere che appare come una presenza concreta tra gli uomini e cerca di esercitare in tutti i modi il proprio dominio. Solo chi sceglie di non delegare, accettando la strada della responsabilità può resistere. La stessa Italia moderna, come denuncia nel Consiglio d’Egitto, è fatta di impostori che vorrebbero imporsi sugli altri. In questo contesto, la ragione può aiutare a contrastare l’impostura della vita che ci circonda, tanto più difficile da combattere, perchè può assumere forme affascinanti”. Per approdare a un nichilismo, senza via di scampo, in romanzi come “todo modo” e “Una storia semplice” che “Malgrado il coraggio di alcuni uomini, la società non può essere modificata, nè possiamo nutrire fiducia nella politica, sempre più inconsistente e nella legge”.








