Tre commissariamenti in pochi anni. Casa comunale prigioniera di interessi di parte. Fallimento della rappresentanza politica dei partiti. E i l rischio che il centrosinistra perda un’altra occasione per ricucire il rapporto con gli avellinesi: arriva da Francesco Iandolo del movimento civico App (Avellino Prende Parte) un’articolata e amara riflessione sulle imminenti elezioni amministrative di Avellino (si voterà il 24 e 25 maggio prossimi): “Il Comune di Avellino è al terzo commissariamento in pochi anni: non si tratta solo di un’evidenza, ma è il segno visibile di un fallimento politico reiterato, di un’incapacità strutturale di costruire un’amministrazione stabile e radicata sul territorio”.
DAGLI ERRORI DEL CENTROSINISTRA AL POPULISMO INDISTINTO
“Abbiamo assistito a un’amministrazione di centrosinistra che ha logorato il proprio rapporto con la città fino a consegnare il Comune nelle mani di un indistinto populismo finito a flirtare con il centrodestra. E a un’amministrazione di centrodestra che, dopo essersi nascosta dietro il comodo aggettivo di “civica”, è implosa prima ancora di completare il primo anno di mandato”.
“Tra un ‘esperimento’ e l’altro, è bastato che le gestioni commissariali realizzassero attività di ordinaria amministrazione (anche rilevanti) per ricevere il plauso della città, semplicemente stanca tanto dell’immobilismo quanto della megalomania e delle clientele). Le diverse esperienze politiche che si sono succedute, infatti, hanno prodotto tutte uguale esito: una città che non si sente amministrata, che percepisce le istituzioni lontane e indifferenti ai propri bisogni, la casa comunale come un luogo che risponde agli interessi più disparati, fatta eccezione di quelli di chi vive la città”.
“In questo contesto, con le elezioni comunali fissate per la primavera del 2026, il centrosinistra si trova di fronte alla possibilità di fare i conti con gli errori del passato e costruire un rapporto nuovo con la città, fondato su un’idea complessiva di sviluppo coerente e concreta, in netta discontinuità con quanto avvenuto finora, e su un metodo di partecipazione non soltanto predicato ma praticato. Eppure, si rischia di sprecare anche questa occasione ragionando di nomi prima che di contenuti, di perimetri prima che di bisogni, di equilibri partitici prima che di persone”.
L’ESCLUSIONE DI APP DAL TAVOLO DELLA COALIZIONE DI CENTROSINISTRA
“L’esclusione di Avellino Prende Parte dal tavolo di coalizione – insieme ad altre realtà che, negli anni, hanno rappresentato una parte del campo progressista in città – è emblematico di come si tiene fuori chi ha sollecitato la partecipazione civica proprio mentre i partiti erano impegnati in conflitti intestini. Questo paradosso evidenzia quanto il civismo e l’associazionismo vengano evocati come valore solo nel momento in cui occorre raccogliere voti. Non è una svista, non ci si può nascondere dietro un ‘per il momento’: è una scelta politica”.
“Si continua a trattare la città come una città immaginaria, ma Avellino non è una città astratta. L’abitare, il lavoro povero, il patrimonio pubblico, le politiche sociali, la scuola e il trasporto pubblico locale sono alcuni dei temi in cui negli anni si sono sviluppate pratiche sociali completamente ignorate da quegli stessi partiti che oggi ritengono di essere ‘autosufficienti’ nel determinare un percorso. Come se quattrocento nuclei familiari che attendono una casa popolare non rappresentino un esigenza reale al pari di chi vive in prefabbricati pesanti indecorosi, mentre ci sono alloggi nuovi tenuti vuoti, in attesa della prossima promessa elettorale”.
“O come se il diritto alla casa, in particolare dei giovani, non passi da un lato per il mercato immobiliare, bloccato dalla speculazione, e dall’altro dal lavoro povero che in questi anni è stato completamente ignorato da chi è incapace di guardare oltre la propria condizione personale. Eppure migliaia di avellinesi, spesso giovani, spesso donne, sono intrappolati in contratti part-time involontari, in appalti al ribasso, in lavori neri o grigi, in forme di subordinazione mascherata da autonomia. Quando il Comune di Avellino ha avuto l’opportunità di approvare, su mia proposta, il salario minimo – a proposito di ‘schema regionale’ – l’ha bocciato senza batter ciglio negando che ancora oggi pezzi di politiche pubbliche si fondano su un esercito di ‘multiservizi’ pagati da fame, che suppliscono alla mancanza di dipendenti pubblici pagati equamente”.
UN PROGRAMMA AUTENTICAMENTE PROGRESSISTA
“In un programma autenticamente progressista il tema del patrimonio pubblico sarebbe centrale: si valorizzerebbero le strutture immaginandone le funzioni come esperienze sociali avanzate di cura, si proporrebbero pratiche di co-programmazione e co-gestione degli spazi per tenerle vive. Non concessioni all’associazionismo, né una forma decorativa di partecipazione: un modello maturo di amministrazione condivisa che produce qualità urbana, legame tra cittadini e territorio, senso di appartenenza alle proprie comunità di prossimità”.
LA GESTIONE DELL’ACQUA PUBBLICA
“La gestione dell’acqua pubblica, poi, dovrebbe uscire dal piano dei principi e tradursi in scelte concrete: governance trasparente del servizio idrico, investimenti per il rinnovamento della rete e controllo delle perdite, con forme di partecipazione e vigilanza della cittadinanza. Anche qui, è lo schema regionale che ci interessa, non l’importazione di nomi e sigle”.
LE SCUOLE
“Le scuole devono tornare a essere il cuore della vita dei quartieri: non solo luoghi di istruzione, ma spazi culturali e di aggregazione aperti alla comunità e alle associazioni. Una politica municipale sugli edifici scolastici e sulla loro apertura oltre l’orario didattico è una vera politica di welfare urbano e di coesione sociale e non può rimanere fuori dall’orizzonte del Campo Largo”.
TRASPORTO PUBBLICO LOCALE
“Infine, il trasporto pubblico locale è una condizione essenziale per garantire accesso al lavoro, ai servizi e alla vita sociale. Rafforzarlo – aumentando frequenze, copertura territoriale, integrazione con i comuni dell’area urbana e tariffe accessibili – significa attuare una concreta politica di equità sociale”.
NON BASTA ‘COPRIRSI A SINISTRA’
“Tutto questo rappresenta per noi le coordinate di base per un programma e un perimetro amministrativo possibile, coerente e radicato nella realtà della città. E, soprattutto, fa parte di alcuni dei temi che Avellino Prende Parte ha elaborato, portato nelle sedi istituzionali e praticato sul territorio con continuità. Non come collettore di posizioni particolaristiche, non come lista elettorale per ‘coprirsi a sinistra’, ma come forza capace di mettere al primo posto gli interessi dei cittadini e delle cittadine avellinesi, senza dissolversi in qualsivoglia coalizione, ma contribuendo a dare sostanza e direzione a una proposta politica amministrativa. Perché il centrosinistra vince – e, soprattutto, amministra bene – se apre il campo senza svuotarlo di contenuto. Mentre ha già perso, e ha già amministrato male, quando si è ridotto a un accordo tra notabili che si spartivano candidature e assessorati, lasciando fuori le energie più vive e radicali”.
“Chi scrive parla da dentro questa storia, non da fuori. Ci chiediamo se questa coalizione intende davvero amministrare la città nell’interesse delle sue fasce più deboli o se intende semplicemente vincere le elezioni. Sono due obiettivi che possono coincidere, ma non coincidono automaticamente, e la differenza si vede a partire dal momento in cui si costruisce la coalizione: in chi siede al tavolo, di cosa si parla, e chi viene tenuto fuori. Allo scenario attuale, la partecipazione di App alla contesa elettorale – e non solo alla coalizione – non è automatica, non è scontata, non è negoziabile a prescindere dai contenuti e dai confini politici della proposta. Il nostro ‘spazio naturale’ è la dimensione sociale della città, che pratichiamo e continueremo a praticare con ancora più impegno, proprio perché non crediamo che il fare politica si esaurisca nella partecipazione alle competizioni elettorali. Ma che la politica non possa ambire ad amministrare senza il coinvolgimento dei cittadini, senza mobilitare i loro desideri e rappresentare i loro bisogni in un orizzonte di cambiamento, questo sì, lo abbiamo sempre pensato e continueremo a farlo”.







