“L’esito del referendum non rafforza il centrosinistra. Appena il sette per cento dei votanti ha seguito le indicazioni dei partiti. Piuttosto, si è registrata una partecipazione spontanea: tanti giovani, persone che normalmente non votano, questa volta si sono mobilitate. Ma non è una vittoria politica strutturata del centrosinistra. Non c’è una vera vittoria del centrosinistra, così come non c’è una vera sconfitta della Meloni, al di là di alcune interpretazioni”. Per Clemente Mastella, leader di Noi di Centro, sindaco di Benevento, la vittoria del No al referendum sulla riforma della giustizia non è il successo del centrosinistra o “del campo largo o del campo stretto, tanto meno dei partiti. L’alleanza di campo largo per le amministrative è ancora da costruire. Oggi – spiega – il centrosinistra non esiste in maniera uniforme: non c’è a Benevento, non c’è a Salerno, a Napoli non si vota mentre ad Avellino osservo che c’è una discussione in corso. È iniziato un percorso. Certo, è auspicabile che si costruisca il campo largo e bisogna farlo subito”.
Qual è la condizione per un accordo?
Bisogna darsi regole chiare e uniformi. Non si può decidere in modo diverso da territorio a territorio. A Benevento, per esempio, non c’è una posizione condivisa dal Pd e dagli altri partiti dell’alleanza di centrosinistra. Eppure noi abbiamo ottenuto risultati importanti: alle provinciali abbiamo stravinto. Serve equilibrio, serve rispetto reciproco. Bisogna tornare allo spirito del primo centrosinistra: mettere insieme le forze e collaborare con intelligenza. Se si vuole vincere, si deve stare insieme. Se invece si fa come Letta, andando da solo senza una coalizione, si perde. È semplice.
Il problema è il Pd?
Ad Avellino il Pd dice di essere il primo partito e rivendica la leadership della coalizione, ma a Benevento siamo noi il primo partito e allora il Pd si mette contro. Non si può cambiare criterio da una città all’altra. A volte si parla di primarie, altre volte no. Non ha senso. O si stabilisce una regola valida per tutti oppure non vale nulla.
Come si sceglie il candidato sindaco della coalizione di centrosinistra?
Ritengo che debba emergere la persona con maggiore qualità e consenso popolare. Chi ha più consenso deve essere sostenuto da tutta la coalizione. L’importante è andare tutti nella stessa direzione. Non capisco perché in un capoluogo il Pd decide per tutta la coalizione e in altro il Pd è contro l’alleanza. Bisogna spiegare qual è il criterio. Non si può cambiare logica a 30 chilometri di distanza.
E ad Ariano secondo lei esiste il campo largo?
Anche lì il Pd sembra voler rivendicare la candidatura a sindaco, ma mi pare che gli altri non siano molto d’accordo.
C’è un collegamento tra ciò che succede politicamente nel centrosinistra di Avellino e quello che accade a Salerno?
È stato un errore non realizzare il campo largo a Salerno. Mi aspettavo un’apertura di De Luca agli alleati. Parliamo di un capoluogo, non di un piccolo comune. E l’anno prossimo il campo largo sarà ancora più necessario, perché si voterà per le politiche e per le amministrative. Non ci può essere un tipo di alleanza in un comune e una diversa per il Parlamento: sarebbe un suicidio politico. Oggi il campo largo si costruisce partendo dai comuni. Una classe dirigente che commette l’errore di ragionare in un modo per le amministrative e in un altro per le politiche va commissariata.


