“In una Costituzione che ha il suo perno essenziale nel principio di uguaglianza sostanziale, la magistratura, che esercita la funzione giurisdizionale affinché la legge sia uguale per tutti, sente di aver adempiuto il proprio dovere se il diritto, ogni diritto, ha effettiva tutela e non se è soltanto declamato. La sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale”. Così, nel suo incipit, la relazione del Primo presidente della Corte suprema di cassazione, Pasquale D’Ascola, con la quale ha avviato la cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 che come ogni anno si tiene nell’Aula magna della Corte suprema di cassazione.. Presenti il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, i presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano ed il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso .
Nel 2025, 44mila i ricorsi penali, di cui, definiti 40.815” , l’arretrato “è solo di 13.628 fascicoli, cioè quanto la Corte può definire in quattro mesi”; nel settore civile “l’arretrato è stato ridotto di un terzo in cinque anni: dai 120.473 di fine 2020, i ricorsi pendenti al 31 dicembre 2025 sono passati a meno di 80mila” ha proseguito D’Ascola, garantendo uno smaltimento delle sopravvenienze in 122 giorni di media, “dato di poco superiore a quello dello scorso anno, ma che si giustifica sia con le carenze di organico, sia per una rinnovata attenzione all’equilibrio dei carichi di udienza, per affrontare con la massima attenzione le cause più complesse”, perché, ha sottolineato, “nelle aule della Cassazione passa la vita delle persone, passano i loro traumi e la quotidianità”.
Il Primo presidente di Cassazione ha poi ribadito che “va coltivato con tenacia un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni, che permetta lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della Giustizia”. “È da evitare – ha aggiunto – che si diffonda nella società la falsa convinzione che il magistrato sia incerto e titubante circa la tutela complessiva della funzione giurisdizionale e che, quindi, sorga la tentazione di influire sul magistrato stesso, immaginandolo avvicinabile, pavido, condizionabile. I magistrati, anziani e giovani devono fare affidamento sulla loro professionalità, che non è arida tecnica, ma studio, riflessione, capacità di comprensione e ascolto, coraggio delle decisioni difficili e non comodamente ossequenti al più potente o spregiudicato dei litiganti, rispetto verso le parti e gli avvocati che le assistono. Sapranno così interpretare lo spirito della Costituzione, che non è una Costituzione che comanda, ma una Costituzione pluralistica, che unifica”.
Sul tema della riforma si è concentrato anche l’intervento del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. “Ritengo blasfemo sostenere che riforma tenda a minare principio indipendenza e autonomia delle toghe”, ha dichiarato Nordio, per poi sottolineare: “Se vincerà il No al referendum sulla giustizia resteremo fermi al nostro posto, rispettandone la decisione. Se invece vincerà il Sì inizieremo il giorno successivo un dialogo con la magistratura, con il mondo accademico e con l’avvocatura per elaborare le necessarie norme attuative”. “Troverei irriguardoso soffermarmi a smentire alcuni ripugnanti insinuazioni che in questi giorni sono state diffuse sull’ipotesi di interferenze illecite, da parte nostra, sull’attività esclusiva e sovrana della magistratura”, ha aggiunto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in riferimento alle polemiche dei giorni scorsi sulla sicurezza dei pc dei magistrati”.
Dopo l’intervento del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, é la volta del Procuratore Generale della Cassazione, Pietro Gaeta, che ha inizialmente auspicato il recupero “di una lucida razionalità istituzionale”, perché viceversa la giurisdizione, “privata del rispetto collettivo per il valore essenziale della sua funzione, non giova a nessuna”. E’ passato poi alla illustrazione delle attività della Cassazione: “Il settore penale, nella sua interezza, ha già conseguito, con largo anticipo, l’obiettivo di riduzione (- 25%) della durata del processo penale fissato per il 30 giugno 2026 dal Piano nazionale di ripresa e resilienza; nel settore civile, è praticamente conseguito l’obiettivo finale di riduzione dell’arretrato (- 90 per cento al 30 giugno 2026) e, sulla base di credibili proiezioni, anche quello della durata (- 40%) è ampiamente alla portata e lascia ottimisti. Risultati particolarmente lusinghieri, considerando che i parametri di produttività dei magistrati italiani sono al vertice di quelli europei, sia in termini di media che assoluti”.
Mi spiace che sia stato usato il termine blasfemo che io userei per manifestazioni e situazioni differenti da questa. Noi abbiamo delle opinioni che riteniamo fondate e che difendiamo, che hanno la loro dignità”. Lo ha riferito il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, dopo la cerimonia per l’apertura dell’anno giudiziario, commentando le parole del ministro Nordio. “Non mi sento di condividere il termine blasfemo, il ministro lo ha usato, ne prendo atto, ma non mi pare il termine più appropriato, e io non la penso evidentemente così. Molto bello l’intervento del presidente d’Ascola che ha sottolineato l’assoluto centralità in concreto dell’indipendenza della magistratura”, ha aggiunto.



