In Irpinia si mobilita anche il fronte del “No” al Referendum sulla Riforma Nordio. L’appuntamento è stato organizzato organizzato al Circolo della Stampa di Avellino dal Comitato “Giusto Dire No” il prossimo 31 gennaio alle 10. L’iniziativa con il coordinamento del referente campano del Comitato, l’ex presidente del Tribunale di Napoli Ettore Ferrara e i componenti della Sottosezione dell’Anm di Avellino, a partire dalla presidente Monica D’Agostino e dal segretario Fabrizio Ciccone, registrerà gli interventi di magistrati in quiescenza, avvocati, esponenti della società civile, del mondo dell’associazionismo e della stampa.
Previsti infatti gli interventi dell’ex Procuratore della Repubblica di Avellino Rosario Cantelmo, dell’ex presidente del Tribunale di Avellino Vincenzo Beatrice, degli avvocati favorevoli al No alla Riforma, Raffaele Tecce del Foro di Avellino e Giuseppe Iannaccone del Foro di Milano, del docente di Storia e Filosofia Edmondo Lisena, del responsabile della Redazione irpina de “Il Mattino” Gianni Colucci e del referente provinciale di “Libera” Davide Perrotta. L’iniziativa sarà aperta anche al contributo di chi vorrà partecipare al dibattito. Una mobilitazione che cresce quella rispetto al No, anche nella raccolta delle firme per il quesito referendario proposto da quindici cittadini rispetto alla Riforma voluta dal ministro Carlo Nordio.
Il referendum sarà presumibilmente nella seconda metà di marzo. Scenario confermato da diverse fonti di governo, che indicano il 22-23 marzo come la data più probabile. Manca solo l’ufficialità. E la scelta – sottolineano le stesse fonti – verrà presa in Cdm entro il 17 gennaio.
LA RIFORMA
Il 2025 è stato l’anno della riforma della magistratura, segnato da un confronto durissimo tra governo e toghe. Il primo via libera arriva il 16 gennaio 2025 alla Camera dei deputati sul disegno di legge recante le “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. L’Anm reagisce con una mobilitazione culturale, culminata nello sciopero dei magistrati del 27 febbraio, proclamato «a difesa della Costituzione».
Nei mesi successivi il clima resta incandescente. L’incontro del 5 marzo a Palazzo Chigi tra Anm e governo, alla presenza della premier Giorgia Meloni non ricuce lo strappo. Il dibattito si intreccia con altri fronti di tensione politica e giudiziaria, dal tema dei migranti al processo Open Arms, fino alle polemiche sulle riforme della giustizia.
L’iter parlamentare procede senza modifiche sostanziali: approvazione al Senato il 22 luglio, terza lettura alla Camera il 18 settembre e via libera definitivo il 30 ottobre a Palazzo Madama. I pilastri della riforma sono la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, la riforma del Csm con la creazione di due distinti organi di autogoverno e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare. Centrale anche l’introduzione del meccanismo del sorteggio, che la maggioranza indica come strumento per superare il peso delle correnti.



