Giovanni Savignano
Non è un fallimento, ma poco ci manca. E’ quasi un flop. Stiamo parlando della entrata in funzione delle Case di Comunità . Appena il 38% di quelle previste risultano attive. Ma quelle a pieno regime con medici e infermieri non sono nemmeno il 3%. Al Sud ritardi drammatici. Questa la fotografia scattata dal nuovo Report dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali sui risultati del monitoraggio Dm 77/2022 relativo al primo semestre 2025. Attivo solo un Ospedale di Comunità su 4 rispetto ai 592 previsti. Meglio va per le Centrali operative territoriali (che non sono però strutture assistenziali ma di coordinamento dei servizi) dove i target sono stati praticamente raggiunti.
Le Case e gli Ospedali di Comunità dovevano essere i capisaldi della nuova assistenza territoriale ma nonostante i fondi (tra Pnrr, risorse ex art. 20 e con altre risorse regionali) la loro attivazione procede a rilento, soprattutto nelle Regioni del Sud.
Ma analizziamo i dati. Sono 660 le Case di Comunità (CdC) con almeno un servizio attivo presenti sul territorio al primo semestre 2025, rispetto alle 1.723 strutture previste (ossia il 38% di quelle programmate). Quelle con tutti i servizi obbligatori attivi e con la presenza medica e infermieristica – h 24 e 7 giorni su 7 nelle CdC Hub e 12 ore al giorno per 6 giorni a settimana nelle CdC spoke – sono appena 46, meno del 3% del totale. E sono 172 le Case di Comunità dotate di tutti i servizi obbligatori però senza la presenza di medici e infermieri (circa il 10%).
>>Gli Ospedali di comunità attivi sono 153 su un totale di 592 strutture previste, circa il 25% del totale.
>>Sono invece 638 le Centrali operative territoriali (Cot) attive e pienamente funzionanti rispetto alle 651 programmate, di queste 480 hanno raggiunto il target di rilevanza comunitaria rendicontato dal Ministero della salute alla Commissione Europea. Le uniche strutture che superano il target in linea con gli standard previsti dal Dm 77/2022.



