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Comuni in predissesto, la metà sono piccoli: Avellino tra i pochi capoluoghi di provincia

Sono sopratutto i piccoli comuni ad essere in predissesto. Secondo una analisi Fondazione nazionale dei Commercialisti, sono “il 53% degli enti in predissesto ha una popolazione inferiore a 5.000 abitanti (di cui il 28% sotto i 2.000) e si concentra per quasi il 50% nell’area geografica del Mezzogiorno, mentre il 46% è raggruppato nelle classi con popolazione compresa tra i 5.000 e i 100.000 abitanti, anche in questo caso per il 44% al Sud”.

I pochi comuni medio-grandi in difficoltà ci sono capoluoghi di provincia situati prevalentemente al Sud: Alessandria, Andria, Avellino, Brindisi, Imperia, Lecce, Messina, Napoli, Palermo, Pescara, Potenza, Rieti.

Secondo il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti Elbano de Nuccio “la normativa attuale è inadeguata: con il disegno di legge sulla revisione delle leggi sull’ordinamento degli enti locali vanno rafforzati i controlli nei comuni sotto i 15.000 abitanti e gli strumenti per l’emersione tempestiva delle situazioni di squilibrio”, chiude.

Nello Stivale vi sono “470 comuni (il 6% del totale) in stato di crisi (nel dettaglio 257 in predissesto e 213 in dissesto), concentrati prevalentemente nel Meridione, con una tendenza alla crescita dopo gli anni della crisi pandemica”.

Il dossier dei commercialisti contiene rilevazioni ottenute da varie fonti: Banca dati delle amministrazioni pubbliche – Bdap, Banca dati sulle criticità finanziarie dei comuni italiani – Istituto per la finanza e l’economia locale – Ifel, Corte dei conti, ministero dell’Interno. Viene indicata “una ripresa, negli ultimi anni, dei fenomeni di criticità finanziaria, evidenziata in primo luogo dal quadro offerto delle diverse situazioni di deficit e confermata dalla dinamica dei dissesti”. Lo studio mette in risalto come, “tra le 257 procedure di predissesto attualmente aperte, prevalgano nettamente quelle concentrate al Sud (68%), rispetto al Centro (16%) e al Nord (16%)” e, scrivono i professionisti, “su tutti spiccano i dati di Campania e Sicilia (43 comuni coinvolti in ciascuna delle due regioni, pari al 34% del totale). 36 in Calabria (14%), 35 nel Lazio (14%) e 22 in Puglia (9%)”. Il numero dei comuni ‘in affanno’, si legge ancora, “si riduce, invece, drasticamente in parte del Centro-Nord (se ne contano, infatti, 2 in Emilia Romagna e soltanto uno in Trentino Alto-Adige, Marche e Veneto)”.

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