Clelia Gambino, componente della commissione per il congresso Pd, ora che il voto dei circoli per eleggere l’assemblea e il segretario provinciale del partito è stato rinviato a dopo il 20 febbraio avete il tempo necessario per ritentare l’accordo unitario: ci riuscirete?
Penso di sì. Per la verità, Tonino Picariello, Federica Nuzzo e io, in qualità di componenti della commissione, avevamo chiesto il rinvio del congresso già domenica scorsa, prima che lo facessero i rappresentanti delle due liste in campo. Lo abbiamo fatto dopo l’incontro con il segretario regionale Piero De Luca che aveva raccomandato per l’ennesima volta a tutti i riferimenti del Pd irpino di provare a trovare la quadra. Abbiamo a disposizione qualche settimana e credo che alla fine riusciremo nell’intesa.
Perché l’accordo unitario è importante?
In un partito è fondamentale il confronto. E poi è importante che ci sia un partito unito in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, le amministrative di primavera, quando si voterà ad Avellino, Ariano e in altri comuni. Il Pd è la maggiore forza politica della coalizione e deve guidare l’alleanza.
Ma fino ad oggi l’unitarietà non c’è stata.
Perché il criterio utilizzato è stato quello di spartirsi i posti nell’assemblea e negli altri organi di partito. Si è giocato a risiko senza alcun dibattito. Invece un congresso vero si fa discutendo. E comunque ogni area deve essere rappresentata all’interno degli organi del partito: deve trovare spazio la corrente del consigliere regionale e capogruppo Pd, Maurizio Petracca, così come quella del presidente della Provincia, Rino Buonopane; l’area Schlein di Antonio Gengaro, che ha dato un contributo notevole nelle ultime elezioni amministrative e regionali, e l’area del senatore Enzo De Luca, che è stato tra i fondatori del Pd e ha sempre sostenuto la necessità di un percorso unitario; per finire l’area di Rosetta D’Amelio, una donna delle istituzioni oltre che di partito. Per stare insieme ogni area deve però rinunciare a qualcosa. Condido quanto detto da Palmieri: bisogna essere responsabili. Dobbiamo dare agli iscritti la possibilità di partecipare. I militanti non sono tessere da contare.



