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Menarini, Curcio: qui dopo quindici anni a rivendicare il diritto al lavoro

Valle Ufita – “Siamo ancora qui, dopo quindici anni, – ha detto Silvia Curcio, delegata Fiom della Menarini, a Grottaminarda nel convegno del suo sindacato  – a rivendicare il diritto al lavoro”. Una storia, questa si, infinita,  mantenuta a galla ancora oggi dalle tute blu dell’unico stabilimento italiano in cui si producono autobus.  Dalla Fiat degli anni settanta del secolo scorso all’Irisbus alla Industria Italiana Autobus. Fino all’arrivo dei “Civitillo brothers”, che hanno rilevato l’azienda al 98 per cento. Il report della Fiom di Avellino sulla nuova gestione, la Seri Industrial da un anno al timone della fabbrica, presentato,  la settimana scorsa,  nella sala”Thomas Menino” di palazzo Portoghesi, nella cittadina ufitana, ha fatto l’analisi della nuova crisi in atto e le prospettive per il rilancio industriale. E riprende le fila di questa avventura, che in pratica ha portato la prima ventata di industrializzazione vera da queste parti, già da quindici anni fa quando il gruppo Fiat vendette a Del Rosso per fare una società mista, IIA appunto, con maggioranza Invitalia, Leonardo e la turca Karsan, che rappresentava la parte privata. Questo riguarda anche lo stabilimento gemello di Bologna. 

Debiti su debiti, commesse che non arrivavano. Si è giunti alla estate calda dell’anno scorso, con gli operai mobilitati e in cassa integrazione, quest’anno da poco sono entrati in c.i. a zero ore in cinquecento,  quando dopo infinite riunioni al Mimit di Roma, il ministro Adolfo Urso chiamò in causa i Civitillo. In questo modo, scrive la Fiom di Avellino, “hanno compresso le potenzialità di crescita dei due siti e del nuovo soggetto aziendale”. “Gli stabilimenti (Flumeri e Bologna,ndr) continuano a rimanere condizionati da alcuni vincoli di natura industriale, sviluppo e investimenti su motorizzazioni elettriche, e di mercato, l’espletamento di gare delle pubbliche amministrazioni per Tpl, assenze delle norme du tutela della produzione nazionale.

MERCATO ITALIANO
Nel 2025 c’è stata una  contrazione delle immatricolazioni di autobus (quelli di peso superiore a 3,5 tonnellate). L’anno prima erano 6551, 40 per cento del totale, mentre l’anno scorso 5504, il 36.  Al Sud 606 nel 2024 e 352 nel 2025. E il mercato, appunto, langue. “Non ci sono nuovi ordini”. Che dovrebbero arrivare dai 216 fornitori italiani, 62 dalla Lombardia, mentre l’indotto dalla Campania una trentina, sopratutto tra Napoli, Caserta ed Avellino. E dall’estero, 12 sono  tedeschi. L’anno scorso è stato, paradossalmente, il migliore della propria storia recente. “Chiuso con risultati di particolare rilievo, completando il discorso di rafforzamento industriale avviato negli ultimi anni”. La società Seri Industrial “pienamente integrata nella strategia industriale” rappresentata da consolidamento organizzativo, efficientamento produttivo e avvio di un nuovo ciclo di sviluppo dei prodotti.
Il 2026 si apre “in un contesto di mercato più complesso ma con basi industriali solide”.
Il piano industriale Seri prevede assistenza post vendita  (espansione geografica), efficienza industriale e organizzativa (riduzione tasso di dispersione come conseguenza di un netto incremento della produttività della manodopera); ottimizzazione dell’ approvigionamento (affidabilità costi dei materiali). Anche innovazione, con l’incremento dei prodotti da 6-8-9 metri BEV e gas elettrico).
Le difficoltà, e le problematiche,  sul mercato italiano non sono state ancora superate: commesse che non arrivano, dagli enti locali come da altri, quando la Menarini, irpina e bolognese, sarebbe, scrive la Fiom, un “soggetto capace di offrire soluzioni complete per la mobilità pubblica”. Bisogna superare, infatti,  la logica della produttività limitata alla sola realizzazione del mezzo. Queste le proposte del sindacato, per il rilancio della produzione nazionale di bus oltre che della Menarini s.p.a. intanto lo sviluppo “deve fondarsi su una strategia industriale chiara, sul lungo periodo, e sulla piena valorizzazione del lavoro e delle competenze presenti”. Come obiettivi strategici bisogna porsi “la modernizzazione del processo produttivo e sviluppo e completamento della gamma dei veicoli per il trasporto pubblico,  integrazione dei servizi digitali avanzati, rafforzamento della presenza sui mercati esteri”. Insomma è “un cambiamento profondo del modello industriale”.
FABBRICA INTEGRATA E INNOVAZIONE TECNOLOGICA
“Un piano di rilancio – si legge nel dossier – che preveda la realizzazione della fabbrica integrata, in cui produzione logistica e processi produttivi sono monitorati in tempo reale. Permetterebbe un ciclo produttivo continuo, flessibile ed efficiente. Questo sarebbe un cambio di paradigma organizzativo e strategico”. Di contro, parallelamente, “l’azienda deve investire su mobilità sostenibile, sviluppando e completando una gamma coerente di mezzi per il trasporto pubblico: autobus urbani elettrici e mezzi interurbani a basse emissioni”.
DALLA VENDITA DEI MEZZI ALLA MOBILITÀ PUBBLICA INTEGRATA
Vendere non solo autobus ma offrire un servizio completo di mobilità, comprendente la gestione delle flotte, la manutenzione, il monitoraggio digitale e formule basate su un uso effettivo dei mezzi. Così i clienti, sopratutto Enrico e operatori pubblici, otterranno un servizio “chiavi in mano”
INTERNALIZZAZIONE E PRESENZA SUL MERCATO GLOBALE
Una particolare attenzione a Europa, Africa e Medio Oriente. Richiede, quindi, la partnership con player mondiali, la strutturata partecipazione a gare pubbliche e rete commerciale stabili. Per competere con Mercedes e Iveco,  su scala globale,  con modelli integrati di produzione, vendita e servizi post vendita.
FILIERA PRODUTTIVA E COLLABORAZIONE LOCALE
Nell’area di Flumeri, è centrale. L’aumento di volumi produttivi deve essere accompagnato sa una politica attiva di rilocalizzazione delle forniture, imprese locali devono essere incentivate ad investire sul territorio. La vicinanza tra fornitori e stabilimento migliora l’efficienza, riduce costi logistici e aumenta la capacità di risposta produttiva. Per una migliore filiera produttiva e istituzionale, governo e regione devono agire da facilitatori attivi, velocizzando gare e rendicontazione delle spese, garantire tempi certi e risorse disponibili per investimenti strategici. È fondamentale una collaborazione stabile tra istituzioni centrali e locali, in un settore come il Tpl, dove la domanda è legata a politiche e finanziamenti pubblici. A livello locale è necessario costruire una rete integrata tra sistemi del credito, ricerca, università, formazione professionale e organizzazioni sindacali, sul modello della MOTOR VALLEY emiliana.
La Fiom ricorda l’esempio concreto del protocollo di intesa, firmato nel 2021, tra la Cgil, Cisl, Uil di Avellino, sindaci, imprenditori locali, per  progettazione e finanziamento della piattaforma logistica in valle Ufita. La collaborazione tra le parti sociali e imprese produce risultati concreti e strategici: un modello applicabile al rilancio dello sviluppo in questa parte della provincia.
FORMAZIONE, INNOVAZIONE E RUOLO DEI LAVORATORI
Su questo è necessario investire strutturalmente, per accompagnare la transizione verso la fabbrica integrata e sviluppare, quindi, competenze avanzate. Così come è importante collaborare con le università,  centri di ricerca, sistema del credito per supportare l’innovazione e facilitare l’accesso agli investimenti, creando un ecosistema favorevole alla crescita industriale e occupazionale.
Il ruolo del sindacato è centrale,  coinvolto nei processi decisionali, accesso tutela di occupazione e qualità del lavoro.
Il piano richiede investimenti significativi per quanto riguarda la modernizzazione deglin impianti, la ricerca, sviluppo e digitalizzazione, da sostenere con fondi pubblici, europei e collaborazioni industriali. Il rischio maggiore non è rappresentato dalla trasformazione industriale ma dall’assenza di strategie e innovazione. Senza interventi decisi, conclude il dossier della Fiom Cgil di Avellino sulla Menarini di valle Ufita e Bologna, il sistema produttivo perderà competitività in un mercato sempre più globalizzato.

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Giancarlo Vitale

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