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Desplechin, Laceno d’oro alla carriera: da Pasolini a Scola e Bellocchio, il cinema italiano è stato il mio primo amore. I miei film? Mi piace emozionare

Da Pier Paolo Pasolini a Ettore Scola, da Federico Fellini a Marco Bellocchio. E’ un legame profondo quello tra l’Italia e il regista francese Arnaud Desplechin, che riceverà domani sera, alle 20 il premio alla carriera nell’ambito del Festival Laceno d’oro.  “Il cinema italiano è stato il mio primo amore anche se ho scoperto tardi Pasolini – spiega – ed è stato un vero shock. Davano alla televisione ‘Accattone’ e me ne sono innamorato. Ho capito quanto il suo cinema fosse necessario. Così ho cercato di recuperare, vedendo tutti gli altri suoi film, da “Il Vangelo secondo Matteo” a “Uccellacci e Uccellini”. Sono orgoglioso di ritirare un premio che onora la memoria di Pasolini e del neorealismo, orgoglioso che registi come Sokurov e Shrader lo abbiano ricevuto negli anni passati”

Si sofferma sul suo sguardo sulla società di oggi, a partire da una pellicola come “Roubaix, Une Lumiere”, in programma questa sera. Sceglie di partire da una frase di Danet “Sono scettico sulla società ma quello che mi interessa è il mondo”. “Credo che questa frase mi racconti al meglio. Lo dimostra una pellicola come ‘Roubaix’. E’ un film duro in cui provo a raccontare gli ultimi, le fasce meno privilegiate, insieme a loro, poichè ho voluto che gli interpreti fossero veri poliziotti e persone realmente emarginate dalla società. Malgrado ciò è un film metafisico sulla questione dell’anima”

Ribadisce la forza di cui si carica il cinema nel processo di crescita delle comunità, soprattutto nei piccoli centri “Il grande schermo rappresenta una porta di accesso al mondo. Vengo da una città come Roubaix non così diversa da Avellino. Devo tanto alla televisione perchè mi ha fatto scoprire il cinema ma vedere un film sul grande schermo è pura magia. Il cinema ti promette il mondo. Poi, ero un ragazzo timido e l’oscurità della sala mi faceva sentire protetto, quello che non succede a teatro. Potevo scoprire al mondo ma al riparo dai pericoli”

Riconosce il suo debito con Ettore Scola “Non amavo il cinema francese, i miei primi grandi amori sono stati Scola e Fellini. Ricordo ancora l’emozione nel vedere ‘Una giornata particolare”, mi colpiva la capacità di Scola di raccontare la metereologia dei sentimenti, vi ritrovo un’assonanza con il cinema di Sautè che amo profondamente”.

Cita Marco Bellocchio, che “considero il numero uno, Quando ho visto ‘Il traditore’ ho pensato che non poteva essere il film di un ottantenne. Per me è un faro come Nanni Moretti”. E’ certo che il cinema non debba temere la concorrenza delle piattaforme “Durante la stagione del Covid eravamo tutti preoccupati che la pandemia potesse decretare la fine del cinema e che tutti i film passassero per le piattaforme. Ma non è accaduto. La gente ha ancora voglia di vedere al cinema “il mondo più grande”. Ci sono tanti modi di fare e guardare film. Penso a “Roma” di Cuaron uscito su piattaforma che considero tra i film più belli. I gusti cambiano, i film che hanno avuto grande successo in passato non necessariamente sarebbero apprezzati al giorno d’oggi ma la gente continua ad avere bisogno di ritrovarsi in sala. Un altro esempio arriva da Luca Guadagnino che ha realizzato un film per il cinema e una serie su piattaforme. Sono due differenti canali che i registi possono utilizzare” . E sul cinema come spazio di militanza si diverte a raccontare un aneddoto “Era ospite Orson Welles, la sala era piena, chiese chi volesse fare il regista, tutti alzarono la mano, poi domandò chi volesse dedicarsi a un cinema di intrattenimento.  Solo io e un mio amico alzammo la mano, perchè l’intrattenimento è sempre stato considerato qualcosa di negativo. Ma l’idea di coinvolgere le persone è fondamentale per me, non so se il cinema può trasformare la società ma può cambiare la vita delle persone”

 

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Floriana Guerriero

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