Se non è un’inversione a U, poco ci manca. Le voci che filtrano ormai dalla fine del 2025 dal pianeta Stellantis, sembrano trovare progressivamente conferma. Il gruppo guidato da Antonio Filosa ha infatti iniziato, da diversi mesi, a reintrodurre versioni diesel in Europa per modelli (dovrebbero essere sette in tutto) che spaziano dai furgoni alla Peugeot 308 e alla berlina compatta premium DS4. Segnali più che concreti di una riorganizzazione strategica e produttiva con la quale, in un momento in cui le vendite europee del gruppo sono scese del 3,9% nel 2025 e del 7,3% nel 2024, si punta prima di tutto a recuperare quote di mercato. Una scelta dettata anche dalla domanda di elettrico, sicuramente inferiore alle aspettative, a conferma che, complici i ritardi nell’introduzione delle nuove tecnologie e nell’organizzazione dei rifornimenti sul territorio nazionale, la svolta green è tutt’altro che imminente.
In questo scenario l’ex FMA di Pratola Serra, che con i suoi circa 1400 lavoratori ha nella produzione di motori diesel il suo core business, può sorridere. La rapida conversione all’elettrico e all’ibrido, data praticamente per inevitabile fino a pochi mesi fa, non faceva dormire sonni tranquilli a nessuno, soprattutto in assenza di un piano industriale che guardasse anche al futuro dello stabilimento irpino. Il nuovo anno, in verità, si era aperto con previsioni più che positive, ma era sempre il domani a preoccupare sindacato e lavoratori. Il 2026 sarà infatti per lo stabilimento irpino uno dei migliori degli ultimi, travagliati tempi. L’attività si concentrerà sulla produzione di motori diesel Euro 6/Euro 7, registrando buonissime performance (molto probabilmente le migliori degli ultimi 20 anni), pur dovendo gestire esodi incentivati e una riduzione dell’organico a circa 1440 unità, minimo storico, aggravato dall’età media molto elevata dei lavoratori.
Nonostante il buon momento produttivo, il sindacato, e in particolare la Fiom Cgil, aveva già espresso a più riprese la necessità di un piano industriale a lungo termine per garantire il futuro oltre la produzione attuale. Nel 2035 (la dead line di riferimento resta, per il momento, questa), i motori diesel saranno fuori mercato e il sindacato chiede da tempo certezze e impegni concreti sul futuro dello stabilimento irpino. Richieste che, sia chiaro, restano attuali. Immaginare che questa inversione di rotta sia sufficiente a tranquillizzare tutto e tutti, sarebbe un errore imperdonabile. Il cambio di scenario del resto, come ipotizzato anche dal sito borsaefinanza.it, è stato favorito da un assist importante arrivato dagli Stati Uniti, principale mercato di Stellantis. Con l’abrogazione della constatazione scientifica, secondo cui le emissioni di gas serra mettono in pericolo la salute umana, l’amministrazione di Donald Trump ha di fatto modificato il contesto normativo, che ora non spinge più verso l’elettrico come prima. La transizione resta l’obiettivo dichiarato, ma i tempi sembrano destinati ad allungarsi In altre parole, il diesel è ancora vivo e vegeto, ma guai ad abbassare la guardia e a smettere di alzare la voce per un futuro che resta ancora tutto da immaginare.



