“Ragazzi, svegliatevi. Prendete in mano le vostre vite e uscite dalle serie tv, dove i criminali diventano eroi e il carcere un’agenzia matrimoniale”. Don Luigi Merola, presbitero e scrittore napoletano, noto per il suo impegno civico e per la sua opposizione alla camorra, è il protagonista dell’incontro, “Quando la fede anima la vocazione alla legalità”, promosso dall’Istituto Tecnico Economico “Luigi Amabile” di Avellino, guidato dalla Dirigente Scolastica Antonella Pappalardo, e moderato dall’avvocato Almerigo Pantalone. Nell’aula magna della Scuola, microfono in mano, don Luigi gira tra i ragazzi, sollecitandoli al confronto e alla riflessione, scuotendoli con frasi e parole precise e dirette, enfatizzate dall’uso del dialetto napoletano. Ce l’ha con le fiction e le serie Tv, molto seguite dalle nuove generazioni. “Pensate alla serie Gomorra”, attacca. “Io nel mio ultimo libro sulla devianza e sulle storie di riscatto, continuo a dire che i ragazzi sono attratti da queste serie per i soldi facili, la bella vita, il lusso. Si parla – continua – solo di certi modelli, mai dei veri protagonisti del riscatto, mai di un magistrato, un insegnante o un prete”.

Il presidente della Fondazione Onlus “A’ voce de’ creature”, punta il dito anche contro un’altra serie di grande successo, “Mare Fuori”, “dove si parla di ragazzi che vanno in carcere e si sposano. A Nisida, tanto per dirne una, ci sono solo uomini, altro che social e innamoramenti. Il carcere è privazione della libertà, in queste fiction sembra quasi un luogo piacevole. Ma come è possibile che la televisione pubblica promuova questi modelli? Nelle scuole andrebbero invece portati e fatti conoscere i magistrati, i politici puliti che credono nel bene comune. Fortunatamente – continua – è uscita la serie “La Preside”, con la quale si è cercato di bilanciare un po’, di far capire, ai giovani in primis, che le risposte giuste, i riferimenti vanno cercati e trovati nella legalità, in chi ogni giorno si impegna per il bene comune”. I ragazzi sono da sempre la sua priorità. “Io ho paura, tocco con mano che spesso loro si alzano soltanto, e come dormivano a letto, vanno a dormire a scuola. La scuola è l’agenzia educativa più importante, e vedere quest’istituto aperto ai territori e al confronto è un segnale molto importante, che lascia ben sperare per il futuro”. Per don Luigi è fondamentale anche avvicinare le nuove generazioni alla politica. “Non è possibile – osserva – che ad ogni elezione vada a votare solo il 40% dei cittadini, tra cui neanche il 10% dei giovani. É assurdo che non ci sia attenzione e la giusta considerazione dei padri costituenti, che ci hanno donato una Carta Costituzionale scritta con il sudore e con il sacrificio, anche della vita”.
Un messaggio è rivolto anche alla politica, invitata a immaginare e a realizzare “opere culturali, per evitare che la camorra faccia proseliti. Bisogna chiedere alla politica di creare palestre, non è possibile che i bambini poveri non possano praticare sport, frequentare una scuola di calcetto. Vanno creati sul territorio cinema, teatri, luoghi dedicati alla musica. Il ragazzo deve andare a scuola ed essere sempre impegnato nel corso della giornata, solo così si evitano strade e scelte sbagliate. In questo modo eviteremmo l’uso delle droghe e la noia che porta alcuni minori a creare le cosiddette baby gang. A Napoli abbiamo toccato con mano cosa sia la paranza dei bambini. Diamo voce alle storie belle, luminose, come quelle di Francesca, oggi ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, o di Luca, medico alla “Federico II”. Nel mio libro racconto anche di Raffaele, insegnante in una scuola statale, e di Ciro, uno chef stellato, anche lui uscito dalla nostra Fondazione”. Al suo fianco la Dirigente Scolastica Pappalardo, attenta osservatrice della società e sempre pronta a organizzare momenti di confronto e crescita per i ragazzi, paralleli ai vari percorsi didattici. “Ai ragazzi sono quotidianamente proposti modelli negativi, è fondamentale – osserva Pappalardo – che abbiano contezza anche di chi opera per il bene comune, di chi si sacrifica nel nome di valori e ideali alla base del vivere civile. I nostri ragazzi hanno bisogno anche di questi momenti di confronto aperti e interattivi per crescere e formarsi nel migliore dei modi”.



