Il giorno dopo la risposta del popolo sovrano, che ha bocciato la proposta indecente di mettere mano alla Costituzione, il centrodestra sembra non aver capito la lezione. Così si svelano gli obiettivi dell’azione di governo.
Primo fra tutti, la legge elettorale.
L’ufficio di presidenza della Commissione Affari Costituzionali della Camera, riunitosi ieri, ha stabilito che l’iter inizierà martedì prossimo, 31 marzo. Lo ha comunicato il presidente della Commissione, Nazario Pagano (FI). La proposta di legge presentata dalla maggioranza, ha informato Pagano, sarà abbinata ad altre otto proposte di legge in materia elettorale presentate in questi anni di legislatura e, successivamente, la Commissione adotterà un testo base.
Insorge l’opposizione. «Niente, quattordici milioni di NO ed è come se non fosse successo niente. La maggioranza, ancora stordita dalla clamorosa sconfitta al referendum, forza la mano e impone l’esame della legge elettorale», afferma in una nota Chiara Braga, capogruppo PD alla Camera dei deputati. E aggiunge:
«Ignorano le priorità del Paese, che sono state causa della loro sconfitta: dal caro benzina alle folli guerre di Trump, dai salari più bassi d’Europa alle liste d’attesa nella sanità che si allungano ogni giorno. La ragione richiederebbe prudenza, l’arroganza li porta a forzature. Non consentiremo loro di stravolgere le regole del gioco senza consenso parlamentare e solo per farsi una legge “su misura”».
È un coro di proteste. Incalza Francesco Boccia: «Non si possono cambiare le regole fondamentali della Repubblica senza un’ampia condivisione. Basta prove muscolari, basta arroganza, basta con l’ossessione di mettere le mani sulla Costituzione. La Costituzione va sempre rispettata. Chiediamo anche il ritiro della riforma sul premierato, un provvedimento pessimo che farà solo altri danni. E ci auguriamo che anche la legge elettorale, depositata in Parlamento, che mette in discussione anche il quorum di garanzie costituzionali, venga ritirata al più presto».
E mentre nel centrosinistra – campo largo – il successo del NO referendario avvia la discussione sulle primarie per la scelta del candidato leader a Palazzo Chigi, si affronta anche il tema dell’alternativa alla destra, accusata di eludere i grandi temi che interessano al Paese: dalla sanità al lavoro, fino al salario minimo.
Un dato è certo: con la vittoria dei sostenitori del NO alla riforma della giustizia si è aperta una nuova stagione che ci condurrà fino alle elezioni politiche del 2027. Di qui la necessità, per la maggioranza, di procedere celermente al cambiamento della legge elettorale, verso un modello più gradito alla destra.


