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Forino, una piazzetta dedicata a Enrichetta Caracciolo. La scrittrice Schisa: “Simbolo di libertà”. Ai giovani: “Non siate convenzionali”

“Ha lottato contro due poteri immensi: la Corona e la Chiesa. Non si è mai data per vinta. Ma è stata dimenticata. Quando è morta non c’è stato un giornale che ha parlato di lei. Per me darle un po’ di notorietà, se ci sono riuscita, è motivo grande orgoglio”. Brunella Schisa racconta Enrichetta Caracciolo durante un convegno che l’amministrazione comune di Forino, guidata dal sindaco Antonio Olivieri, ha organizzato in occasione dell’intitolazione di una piazzetta del centro storico alla scrittrice dell’Ottocento, originaria proprio di Forino, nata nel 1821, donna simbolo delle lotta per la libertà. Schisa sulla storia di Enrichetta Caracciolo, ha scritto il romanzo, “Il Velo Strappato” (Ed. HarperCollins).

“Enrichetta – dice Schisa – è una protofemminista, una donna moderna. All’epoca il patriarcato era ancora più imperante. Basti pensare che la Chiesa non ha mai preso in minima considerazione la sofferenza, i problemi psicologici e fisici di questa giovane che costretta a vivere in cattività, monaca di clausura, si è poi ammalata.

Quella di Enrichetta – osserva la scrittrice e giornalista di Repubblica –  è una storia di sofferenza e di libertà. Non è stato facile per me avvicinarmi a questa figura di rivoluzionaria, che ha lottato contro tutti. Scrivere questo romanzo è stata veramente una esperienza molto forte, dolorosa”.

Enrichetta è la quinta figlia di Fabio Caracciolo, secondogenito di Gennaro principe di Forino, e di Teresa di Benedetto dei conti Cutelli. Il papà è maresciallo di campo, grado da cui viene rimosso per motivi politici. Dopo poco muore. La famiglia di Enrichetta si trova una situazione di quasi indigenza.

La giovane viene costretta dalla famiglia a prendere i voti: consacrata novizia nel 1841 nel convento di San Gregorio Armeno, Enrichetta è insofferente alla vita di clausura. Fugge. Su di lei pende un mandato di arresto. E’ questa la Chiesa dell’epoca. Solo nel 1860, in seguito al crollo della monarchia borbonica, Enrichetta abbandona definitivamente il velo monacale. Vuole incontrare Giuseppe Garibaldi, che la prende sotto la sua protezione, nominandola ispettrice degli educandati di Napoli. Enrichetta sposa Giovanni Greuther dei principi di Sanseverino, si dedica al giornalismo e al movimento femminista. Pubblica Le memorie di una monaca napoletana, un libro di grande successo che viene tradotto in tutta Europa.

“Enrichetta racconta la sua storia, di come ha portato la sua rivoluzione a compimento”, continua Schisa: “La sua sofferenza viene ripagata”, osserva l’autrice. “Era una donna che guardava al futuro, che leggeva i giornali in convento, che si informava. Sapeva che in futuro ci sarebbe stata un’altra politica, che le cose sarebbero cambiate. E’ questo il mio appello ai giovani: non mollare, siate convenzionali, cercate la vostra strada, anche se non è facile. Noi adulti non lasciamo un bel mondo a questi giovani”.

All’incontro, moderato da Autilia Napolitano, giornalista e direttrice dello Store Mondadori, partecipano gli studenti della scuola secondaria di primo grado.

“Con questa iniziativa – conclude il sindaco Olivieri – vogliamo dare il giusto tributo ad una donna che si è battuta per i valori in cui credeva, un esempio da seguire per tutti. Per tale ragione abbiamo voluto intitolarle una piazza a Forino”.

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