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“Gravissimo per i consiglieri provinciali pd non sostenere il bilancio”. Pepe, segretario dem di Mugnano, scrive a Schlein e De Luca

“Il Circolo del Pd di Mugnano del Cardinale ritiene non più rinviabile un chiarimento politico profondo rispetto a quanto accaduto in Provincia. La scelta di non sostenere il Bilancio di previsione 2026-2028 e il DUP 2026-2028 non è stata una presa di posizione amministrativa ma un atto politico gravissimo che ha consapevolmente messo a rischio la funzionalità dell’Ente”. Il segretario del circolo Pd di Mugnano del Cardinale, Michele Pepe scrive alla segretaria Nazionale del Pd Elly Schlein, al segretario regionale Piero De Luca e della segreteria provinciale di Avellino.

“In sostanza – si legge nella nota – si è scelto di colpire l’istituzione per colpire una persona, e questo in un partito di governo non può essere considerato fisiologico dissenso ma un errore politico rilevante. L’appartenenza ad un partito non si misura con dichiarazioni o comunicati ma con comportamenti e risultati. In alcuni territori, come Montella e non solo la linea politica riconducibile al Presidente ha sempre sostenuto il Partito Democratico senza ambiguità, senza candidature alternative e senza trasformismi”.

Pepe sottolinea che “i dati elettorali parlano con chiarezza: alle ultime regionali la candidata Anna Nazzaro ha raccolto circa 7.500 preferenze in provincia di Avellino risultando la donna più votata e tra i primi candidati in assoluto. Si tratta di un consenso costruito dentro il Partito Democratico e non contro il Partito Democratico,
e appare quindi paradossale che si metta in discussione proprio chi ha contribuito ad ampliarne il
radicamento mentre altrove si sono registrate scelte politiche differenti. L’appartenenza non si certifica con dichiarazioni ma con i voti e con la coerenza nelle competizioni elettorali.

Si sostiene che il Presidente danneggi il Partito, eppure nelle principali vertenze territoriali su rifiuti, acqua e depurazione industriale le posizioni più nette e riconoscibili sono state proprio quelle che hanno dato identità politica al Partito Democratico.

Sorge dunque una domanda inevitabile su dove fossero i consiglieri provinciali e la federazione mentre si affrontavano quei passaggi decisivi, perché il problema non è il dissenso politico che è legittimo ma l’assenza politica che diventa irresponsabilità quando incide sul funzionamento delle istituzioni.

Nel tempo la federazione provinciale è stata percepita sempre meno come luogo di confronto e sempre più come luogo di decisione ristretta, una sede chiusa e sottratta agli iscritti dove pochi decidono per tutti, ‘dove la penna rossa è sempre pronta a correggere sotto dettatura’.

Il tentativo di non far approvare il bilancio provinciale rappresenta il punto più alto di questa deriva, poiché l’interesse dell’Ente è stato subordinato agli equilibri interni. Fortunatamente le istituzioni non si sono piegate ma resta una ferita politica evidente.

Il Partito Democratico non può diventare la segreteria politica di pochi né una struttura autoreferenziale distante dai Circoli.

Quando viene meno la fiducia politica vengono meno anche gli incarichi fiduciari e pertanto la revoca della vicepresidenza costituisce una conseguenza naturale della rottura del rapporto politico. Allo stesso modo appare grave quanto accaduto al giovane dirigente Vittorio Ciarcia, al quale è stata sottratta la possibilità di concorrere alle elezioni provinciali senza alcuna preventiva informazione né confronto politico.

Un fatto che non riguarda soltanto una candidatura ma il principio stesso di partecipazione, perché impedire ad un iscritto di competere significa negare la funzione democratica del partito e mortificare la base militante.
Questa vicenda non riguarda una singola persona ma il modello di partito. Quando le decisioni vengono prese senza la base, quando i circoli vengono ignorati e quando gli amministratori che portano consenso vengono delegittimati il partito smette di essere comunità e diventa struttura.

Gli antichi romani ricordavano che Salus rei publicae suprema lex esto, cioè la salvezza della cosa pubblica sia la legge suprema, principio che impone di anteporre l’interesse collettivo alle dinamiche interne.

Il Circolo del Partito Democratico di Mugnano del Cardinale condanna politicamente la scelta di mettere a rischio gli atti fondamentali della Provincia, ribadisce che il consenso costruito sui territori appartiene al Partito Democratico e non può essere delegittimato, chiede agli organismi regionali e nazionali un intervento chiarificatore sul funzionamento della federazione provinciale e sollecita il ripristino di regole democratiche interne e del rispetto dei circoli. Il Partito Democratico appartiene agli iscritti tutti e non può appartenere a pochi. Quando è troppo è troppo”..

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