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I padroni del mare, Bianca Fenizia: quelle immagini di un’estate tra memoria e finizione per comprendere sè stessi ed esplorare terre di confine

“Una storia in cui si fondono ricordi e immaginazione, che ho sempre immaginato di scrivere. Ho scelto di partire dalle immagini per costruire la narrazione. Quelle immagini che sono sempre stato il pane quotidiano di chi come me ha studiato cinema”. Racconta così Bianca Fenizia il suo primo romanzo “I padroni del mare”, edito da Rubbettino, nel corso del confronto alla libreria Mondadori, in un dialogo con le giornaliste Maria Fioretti e Rosaria Carifano. E’ Rosaria Carifano a parlare di un romanzo in cui la saga familiare abbraccia il realismo magico. Un legame, quello con il realismo magico, ribadito dalla stessa autrice “penso a un realismo magico meridionale come quello incarnato da Fabrizia Ramondino in cui la narrazione si snoda attraverso una serie di inquadrature”. Un libro che è anche un ritorno all’infanzia ma senza nostalgia “E’ una memoria che ho sempre custodito dentro di me, dalla quale non mi sono mai sentita slegata. Una memoria che parte dal mare. Chi vive in una città come Avellino non ha un rapporto quotidiano col mare ma se negli anni si è stabilito un legame forte con un luogo, quel legame resta. Eppure non  c’è nostalgia nel mio sguardo, perchè ci trasformiamo come i luoghi. Se è vero che non possiamo riappropriarci di ciò che è perduto, è anche vero che quello che di buono ci è appartenuto può ritornare in una veste diversa”. “Quelli che rivivono nel romanzo – sottolinea Carifano – sono i ricordi di una generazione che trascorreva un mese in villeggiatura, che conosceva l’idea del ritorno a una casa che c’era. Una dimensione che appare inconcepibile alle generazioni di oggi che visitano ogni volta luoghi diversi”

L’autrice spiega come “assistiamo da tempo ad una narrazione del Sud sempre uguale come se non ci fossero differenze tra i territori che lo compongono. Mentre ci sono diverse tipologie di Sud, c’è un Mezzogiorno in cui la matrice realistica incontra quella mitica, uno spazio di confine tra l’età dell’infanzia e della maturità. Ecco perchè mi piace parlare di Calabrie e non di una sola Calabria”. Una narrazione carica di echi e richiami in cui centrale è il valore della disobbedienza che “non è certo la realtà che viviamo oggi – sottolinea Carifano – in cui i giovani sono liberi di fare ciò che vogliono ma sono del tutto conformi al sistema”. “La disobbedienza – spiega Bianca -era allora avallata dalle famiglie che ti permettevano di disobbedire perchè potessi trovare la tua strada. Viviamo in un sistema che ha smarrito il senso di libertà mentre disobbedire significa scegliere una strada perchè sei convinto che sia quella giusta, non perchè vuoi fare un torto ai tuoi. Abbiamo smarrito il senso della politica, dovremmo rieducarci in modo collettivo ma conservando ciascuno il proprio sguardo”. Ricorda come “la villeggiatura era anche il tempo della noia, in cui si era esentati dalla quotidianità, dalla scuola e si prendeva coscienza dei propri gusti e desideri. Si scoprivano le proprie passioni perché la noia insegna a scegliere”. Maria Fioretti richiama le piccole cose di Guido Gozzano, a proposito dei rituali che scandivano le estati al mare, raccontati da Fenizia, ponendo l’accento sull’autenticità della Calabria narrata “Quella, ad esempio, dei lidi balneari gestiti da una famiglia”. L’autrice si sofferma sul valore salvifico dell’ironia in un universo corale ma caotico come quella che scandiva quelle estati, “per scoprire che il non prendersi sul serio è l’unico modo per sopravvivere”. Una narrazione intrisa anche di riferimenti al cibo, come il pranzo di Ferragosto, che contribuisce a restituire l’atmosfera di quei giorni a Jonia “La memoria è sempre un bilanciamento tra ciò che è accaduto e ciò che non è accaduto. Ho scelto un nome fittizio per la città dove è ambientata la storia anche come omaggio a Battiato. Jonia era l’antico nome di Giarre, paese natale di Battiato, poi ribattezzato. Mi piaceva l’idea di usare il nome di un paese che non esiste più” Quindi parla con amarezza di un contesto geografico, come quello delle terre del Sud, che si riduce sempre di più a scenografia, a cornice delle vacanze dei ricchi, a una tappa turistica “che presto nessuno abiterà”.  Carifano ci ricorda come “Le parole risuonano nel romanzo, scelte con attenzione alla qualità musicale, intrecciandosi con i versi di canzoni”.

“La musica – sottolinea Fenizia – fa è uno dei tanti canali che si intrecciano nella partitura, insieme ai colori dell’estate, al registro di ogni personaggio”. Ricorda come alcuni personaggi come zia Rosaria continuino ad essere modello di indipendenza e coraggio, mentre altri si facciano emblema del tentativo costante di “ingannare sè stessi e raccontarsi una realtà che non esiste”. Sullo sfondo della storia compare anche la guerra “al di là del mare si comprende che un conflitto è in corso. E’ un altro segno della Calabria come terra di confine ed è un invito a prendere coscienza di ciò che c’è al di là del mare”. Un libro che è anche una riflessione sul tempo, da quello sospeso a quello che si può abitare, scegliendo di operare. Il romanzo sarà presentato il 16 maggio al Salone del libro di Torino.

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Floriana Guerriero

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