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Abbiamo sempre sostenuto che il discorso sulle riforme elettorali non poteva considerarsi chiuso a seguito dell’approvazione dell’Italicum. Proprio com’è accaduto per il porcellum, è l’insostenibilità costituzionale e politica del nuovo sistema che rende necessario riaprire il dibattito per far emergere le storture che devono essere corrette per ripristinare i diritti politici dei cittadini. Sul piano istituzionale il dibattito è stato riaperto da un’ordinanza del Tribunale di Messina del 24/02/2016, che ha sollevato ben sei motivi di incostituzionalità della riforma elettorale sulla base degli stessi principi che hanno portato la Consulta a dichiarare l’illegittimità costituzionale del porcellum con la storica sentenza n. 1/2014. La Corte Costituzionale ha fissato al 4 ottobre l’udienza per discutere le questioni sollevate dai giudici messinesi. Sul piano politico l’insostenibilità dell’Italicum ha portato alla proposizione di due referendum abrogativi, l’uno volto all’abrogazione dei capilista bloccati (per restituire agli elettori il diritto di scegliersi i propri rappresentanti), l’altro volto all’abrogazione di premio di maggioranza e ballottaggio (per ristabilire l’eguaglianza dei cittadini nell’esercizio del diritto di voto e assicurare il carattere rappresentativo della assemblea parlamentare). La raccolta di firme su queste due proposte di referendum, che si sta concludendo in questi giorni, è stata portata avanti da un insieme di associazioni che hanno mobilitato migliaia di volontari facendo crescere la sensibilità popolare sui temi della qualità della democrazia e della partecipazione democratica.. Adesso finalmente l’insostenibilità politica e costituzionale dell’Italicum sta emergendo anche sul piano parlamentare. E’ di ieri la notizia che la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha “calendarizzato” per settembre il dibattito sulla mozione di Sinistra italiana, che chiede che vengano introdotte profonde modifiche all’Italicum per eliminare quegli aspetti di incostituzionalità che attualmente sono all’esame della Corte Costituzionale. Dovremmo esserne soddisfatti, però questo sviluppo è meno incoraggiante di quel che potrebbe sembrare. Secondo Massimo Villone, uno degli esponenti del fronte del No al referendum (presidente del Comitato referendario per l’abrogazione delle norme della legge elettorale), “la calendarizzazione a settembre – che il PD avrebbe potuto impedire – di una mozione di Sinistra Italiana e mirata alla modifica dell’Italicum, conferma l’indebolimento di Renzi (..) ma rimane la domanda – prosegue Villone -: a quali modifiche Renzi sarà disponibile? Consentire coalizioni e apparentamenti per l’attribuzione del premio è una modifica più apparente che reale. Rimarrebbero la forzosa riduzione in chiave bipolare di un sistema ormai tripolare, l’eccesso di disproporzionalità tra voti e seggi, la possibilità di governi espressione di minoranze anche esigue, la lesione del principio del voto eguale. Ma servirebbe a Renzi per mettere nell’angolo M5S, al tempo stesso riducendo la tensione con i partiti minori, dentro e fuori il governo”. “Lo stesso può dirsi per la cancellazione del voto bloccato sui capilista – prosegue il costituzionalista -. Le liste brevi imposte dai collegi di piccola dimensione consentono a un segretario di partito che decide su quelle liste di predeterminare in larga misura i candidati da eleggere, e di controllare così la maggioranza parlamentare. Le modifiche di cui si discute sono dunque una gruccia per il precario fronte del sì nel referendum costituzionale, mentre le censure politiche e costituzionali sulla legge rimangono tutte”. Possiamo ritenere che il capo politico del partito di maggioranza ha deciso di aprire un giro di valzer intorno all’Italicum, lasciando intendere che i partiti minori possono avere qualche chance in più, che si potrebbero ripristinare le coalizioni (vietate dall’italicum), che non necessariamente tutto il potere deve essere conferito – per legge – ad un unico partito, ma i capisaldi del sistema – come ha osservato Villone – non vengono toccati. Una famosa canzone di Fabrizio d’Andrè si snoda al ritmo di un richiamo al ballo mascherato della celebrità. Noi al ballo mascherato della celebrità intorno all’Italicum sicuramente non andremo.
edito dal Quotidiano del Sud

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