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Il boss latitante Di Martino si è consegnato

 

Si è conclusa ieri sera la latitanza  di Antonio Di Martino, 36enne rampollo del boss dei monti Lattari  Leonardo ‘o lione. L’uomo si è costituito consegnandosi direttamente agli uomini della Sottosezione Polizia Stradale di Grottaminarda.
Era ricercato dal 12 Ottobre 2015, quando sfuggì alle manette degli operatori della Polizia Stradale rendendosi irreperibile e facendo perdere le sue tracce.  Difatti era proprio Antonio Di Martino il terzo uomo che trasportava mezzo quintale di marijuana sull’autostrada A16. E’ lui che sfuggì alle manette degli operatori della Polizia Stradale di Grottaminarda che, nell’autunno scorso, arrestò Francesco Longobardi 42 anni, di Sant’Antonio Abate, e Tommaso Naclerio, 45 anni di Lettere, entrambi con precedenti. Da allora il rampollo del boss Leonardo “o lione”  era diventato di fatto latitante.
Gli ispettori della Squadra di Polizia Giudiziaria, agli ordini del vicequestore Renato Alfano, nell’occasione sequestrarono 49,500 chili di droga e, da allora, non hanno mai smesso  di dargli la caccia. Da segnalare che il precedente 17 settembre 2015 lo stesso reparto della Polizia stradale aveva intercettato in A16 un altro carico di marijuana, pari a kg 21,5, arrestando il corriere.
Su Antonio Di Martino pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di cui all’art. 73 del DPR 309/90, per aver trasportato e detenuto, al fine di spaccio, un ingente quantitativo di sostanza stupefacente. La Procura della Repubblica di Benevento, competente per territorio, ha individuato nel predetto il “fuggitivo” che scappò dalla Fiat Punto di colore grigio, auto che faceva da staffetta alla Fiat 500 L letteralmente imbottita di marijuana.
Le due auto viaggiavano dalla Puglia in direzione di Napoli, a testimonianza di una nuova strategia  criminale per quanto attiene al traffico di tale tipologia di droga:  non più la produzione di canapa indiana nella zona dei Monti Lattari, ma trasporto di ingenti quantitativi prodotti da altre regioni nell’hinterland napoletano, per poi procedere con la rivenduta al dettaglio.
Stesso copione, quello della latitanza, già seguito da suo fratello Michele che a lungo era stato la ‘primula rossa’ di più lunga durata nel comprensorio stabiese e dei monti Lattari: nonostante la condanna incassata per le piantagioni di marijuana nell’ambito del processo “Golden Gol 1” era sfuggito alla cattura dall’ottobre 2010, per poi costituirsi, a sua volta, un anno e mezzo dopo, a giugno del 2012.

Il DI MARTINO Antonio  il 6 marzo 2013 si era dato  alla fuga dopo l’aggressione ad un carabiniere che finì in ospedale con una prognosi di sei giorni per un trauma subìto alle costole. Il rampollo del clan dei Lattari, la cui base operativa è nella frazione Iuvani tra Pimonte e Gragnano, era stato fermato in  Sant’Antonio Abate. Dopo una concitata discussione con i carabinieri e l’aggressione a un militare, Di Martino scappò. Nella Fiat 500 vennero trovati 5mila semi di canapa indiana. Gli investigatori ritennero si trattasse di una ‘partita’ utile agli affari di famiglia. In tale occasione, dopo una lunga latitanza di dieci mesi,  si costituì presso il carcere di Secondigliano.
Alle ore 19,00 circa di ieri, l’ex primula rossa,  vistosi oramai braccato a seguito della continua ed incessante attività di investigazione posta in essere per la sua cattura dagli operatori della Polizia Stradale, a cui si sono presto uniti gli investigatori del  Commissariato di P.S. di Castellammare di Stabia  e delle altre strutture investigative centrali e periferiche della Polizia di Stato, dopo una  latitanza di circa  quattro mesi ha deciso di costituirsi bussando alla porta della Sottosezione Polizia Stradale di Grottaminarda.

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