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Il Comune di Montella e l’Anpi rendono omaggio a Pietro Gambone

di Antonio Camuso (archivio Storico Benedetto Petrone-APS)
Saranno inaugurati sabato 28 giugno, alle 9.30, nella piazzetta in via Pendino, a Montella, la targa e il QR code commemorativi del partigiano “Valentino” Pietro Gambone. Una iniziativa, nell’80esimo anniversario della Liberazione, frutto della collaborazione tra ANPI di Avellino e Archivio Storico Benedetto Petrone-APS e il patrocinio dell’amministrazione Comunale di Montella.
Seguirà alle ore 11 incontro/dibattito moderato da Gerardo Varallo (presidente Forum giovani di Montella), con intervento di Rizieri Buonopane (sindaco e presidente Provincia Avellino), del vice-sindaco Anna del Buono, di Giovanni Capobianco (presidente ANPI Avellino), di Antonio Camuso (presidente Archivio Storico Benedetto Petrone-APS), del prof Annibale Cogliano, autore del libro “Partigiani e rivoltosi irpini” di prossima pubblicazione.
La manifestazione commemorativa che si terrà a Montella segue di pochi giorni quella di sabato 7 giugno ’25 sul “percorso della memoria”, un progetto didattico curato dal personale docente dell’Istituto Rinaldo d’Aquino di Bagnoli Irpino e patrocinato dal Comune di Montella con cui sono stati apposti dei QR code dinanzi alle abitazioni natìe di alcuni montellesi, vittime della violenza nazifascista.
Si è attesa l’occasione della inaugurazione della Targa dedicata a Pietro Gambone, per apporre il corrispondente QR code dedicato al partigiano “Valentino” a conferma della volontà dell’ANPI di Avellino, dei suoi soci, dei cittadini e dell’amministrazione montellese di ricordare degnamente in questo 80esimo della Liberazione, la partecipazione e il tributo di sangue irpino dato per la lotta per la libertà e la democrazia.
La ricerca storica condotta dalo sottoscritto, ricercatore e presidente dell’Archivio Storico Benedetto Petrone-APS ha potuto ridare luce alla vicenda gloriosa, se pur tragica, del partigiano Pietro Gambone, grazie alla disponibilità della presidente dell’ANPI di Imperia e al suo collaboratore Pino Fragalà nel concedere l’accesso alla documentazione della divisione Garibaldina “Felice Cascione”.
Pietro Gambone nato il 27 giugno 1916 e in servizio di leva nel 1937, congedato nel 1938, ma presto richiamato a causa delle politiche guerrafondaie di Mussolini e del fascismo fu costretto a vivere in armi il resto della sua giovinezza sino alla sua tragica morte il 18 marzo 1945. Una storia che sembrerebbe essere un ricordo di tempi a
noi remoti, ma che sembra riproporsi ai nostri giovani, in un prossimo domani dinanzi alle sirene belliciste e riarmiste che predicono uno scontro diretto tra Nato/Europa e la Russia ed i suoi alleati entro un pugno di anni e che, salvo la nemesi atomica, si trasformerebbe in una guerra infinita come quella in Ucraina o nella stessa GAZA.
Pietro Gambone partigiano
L’8 settembre del 1943, Pietro Gambone è un soldato della Guardia alla Frontiera addetto al Vallo Alpino in provincia di Imperia che, impossibilitato a rientrare a casa, trova rifugio presso famiglie del luogo. Nella tarda primavera del 1944, lo si ritrova partigiano con il nome di battaglia “Valentino” nella divisione garibaldina “Felice Cascione”.  Dal 1 al 5 luglio 1944, partecipa agli scontri in territorio di Molini di Triora che vedono contrapporre i partigiani a forze soverchianti di nazifascisti, che alla fine prevalgono e si abbandonano a stragi di civili. Una esperienza che influenza la scelta di Pietro Gambone di far parte del distaccamento addetto all’ospedale da campo della divisione “Felice Cascione”.
Le sue braccia e le sue gambe sono da allora al servizio dei feriti da salvare, trasportare in luoghi sicuri e da proteggere anche con il fucile in mano. Egli vive nella tarda estate del 1944 la stagione effimera delle libere repubbliche partigiane di Pigna e Triora, ma poi deve affrontare la dura prova della ritirata verso il Piemonte, trasportando a piedi, in mezzo alla neve, i feriti, a causa della ennesima offensiva nazifascista a larga scala in territorio di Imperia
Una tragica sorte fu quella dei feriti intrasportabili e dei medici che non vollero abbandonarli nell’ospedale partigiano di Upega: essi furono tutti fucilati dai nazifascisti.
Durante l’inverno del 1945, i partigiani, Gambone compreso, ritornarono in Liguria, rifugiandosi alla meglio, in attesa dei rifornimenti alleati propedeutici all’insurrezione. Purtroppo Pietro Gambone fu catturato inerme insieme ad altri suoi compagni, torturato e poi fucilato insieme ad altri cinque suoi compagni di lotta in quella che è definita la strage di Carpenosa (Molini di Triora).
Pietro Gambone  appartiene alla schiera  di coloro   ai quali dobbiamo  un debito incolmabile, quello di non essersi tirati indietro , di non aver voltato lo sguardo  e che una volta catturato non volle tradire i suoi compagni di lotta , in nome di quei principi di lealtà, di amore per la libertà e di orgoglio che sono insiti nel carattere di comunità come quella montellese,  abituata da millenni a combattere contro le avversità e a non chinare il capo docilmente dinanzi all’arroganza dei potenti, parafrasando Amleto.
Egli, con il suo sacrificio ha dato lustro non solo alla brigata garibaldina della divisione Felice Cascione a cui apparteneva, ma   prima di tutto all’Irpinia, al suo paese, Montella, ai suoi compaesani, alla sua famiglia, monito ed esempio per le generazioni future quando esse dovranno prendere le decisioni difficili, che il fato loro affiderà.

 

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